Roberta Ragusa, la figlia Alessia Logli diventa Miss

Pubblicato il: 20 Agosto 2020 alle 7:02

Ha un viso che sembra disegnato da Raffaaello, pelle chiarissima, lineamenti perfetti. La ragazza che vedete in queste fotografie non poteva che essere destinata alle luci della ribalta, prima o poi. E infatti è successo: la protagonista di questo servizio ha vinto il “Miss Grand Prix on The web”, concorso di bellezza che si è tenuto a Pescara, documentato anche sul suo profilo Instagram.

A leggere bene la storia di questa diciottenne in apparenza come tante, però, il capitolo patinato e scintillante viene dopo un’altra notorietà, di dolore, sofferenza e pena, conseguente alla scomparsa di un genitore – per giunta al centro di un dibattuto caso mediatico e giudiziario – e alla condanna dell’altro. Lei è Alessia Logli, figlia di Roberta Ragusa, svanita nel nulla a 44 anni la notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012, proprio quando la Costa Concordia naufragava all’Isola del Giglio. Scomparsa per la quale è stato indagato prima e condannato a vent’anni di carcere poi il marito di Roberta e padre della ragazza, Antonio Logli.

La condanna , per omicidio volontario e distruzione di cadavere, è stata confermata in Cassazione e Logli sta scontando la pena nel carcere di Massa dove è stato rinchiuso a luglio di un anno fa. L’uomo continua a gridare al mondo la sua innocenza, tanto da aver annunciato il ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo.

Non è solo, in questa battaglia: ha il sostegno dei figli Alessia e Daniele, 23 anni, che non hanno mai creduto alla colpevolezza del padre, e dell’ex baby sitter dei ragazzi, poi amante, oggi compagna di Logli, Sara Calzolaio. La vicenda che oggi porta alla ribalta Alessia è una forma di rinascita, che la ragazza ha raccontato con candore, citando anche la mamma scomparsa, il cui nome si è tatuata sul lato sinistro del torace. «Sarabbe stata felice di questo titolo», ha dichiarato dopo la premiazione. «Mi sosteneva ogni giorno, sempre.

Aveva capito la mia passione per la moda, tanto che mi permetteva di scegliere da sola i vestiti da indossare. Entrare in quel mondo sarebbe quasi portare avanti quel gioco che facevamo ». Un gioco, certo, che potrebbe portarle parecchi sbocchi professionali e denaro. Ma Alessia ha anche detto di non essere troppo attratta dalle scorciatoie e di voler continuare a studiare: «Mi iscriverò alla facoltà di Economia all’Università di Pisa». La giostra però è partita e il circuito mediatico si sta accorgendo di lei. «Partiamo dal presuppposto che la progettualità è ciò che ti permette di coltivare il futuro.

E il percorso di Alessia, dal profilo Instagram al quale ho dato un’occhiata, è quello che accomuna milioni di ragazze tra 18 e 20 anni», spiega la dottoressa Laura Turuani, psicoterapeuta all’Istituto Minotauro di Milano. «Tutto parte dai social, piattaforme su cui popolarità, successo e bellezza sono considerati dei valori per costruire la propria identità. Non abbiamo elementi certi per collegare l’evento traumatico, come la scomparsa di sua madre, alla scelta di aprire un profilo Instagram, cosa normalissima a quell’età, da cui poi è scaturito il concorso di bellezza di cui oggi parliamo.

Ma possiamo dire, almeno osservando le foto che Alessia posta sul suo profilo, che questa ragazza ha saputo affrancarsi da quell’immagine di sofferenza alla quale era legata senza averne colpa, trasformandola in positività, freschezza, appeal che, indipendentemente dal percorso terapeutico che può o meno aver fatto, aiutano certamente a costruire un proprio futuro, a pianificare la vita». Alessia porta con sé la bellezza di mamma Roberta. Probabilmente anche altro. «Certo, la mamma è scomparsa molto presto dalla vita di Alessia e quel ricordo infantile dei vestiti è il germe di un’idea di femminilità».

Forse a taluni può risultare poco consono che il modo di archiviare un dramma passi attraverso Instagram, il social delle foto, dei tramonti, degli hotel a 5 stelle, dei filtri e della perfezione fisica. «È uno strumento generazionale: non possiamo giudicare, ma dobbiamo osservare. Le didascalie che questa ragazza scrive a corredo delle immagini sono ragionate, pensate. Spesso i social sono percepiti dai ragazzi sì come trampolino ma anche come un luogo cui affidare i propri pensieri, inviandoli idealmente alle persone importanti della vita con cui non si ha più la possibilità di interfacciarsi. Lei non ha una mamma con cui confidarsi, che può chiamare in qualunque momento, sfogarsi. Se poi tutto questo è sfociato in visibilità, è il risultato del tempo in cui viviamo».

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