Rocio Munoz Morales: “Matrimonio con Raoul Bova? Si può fare”

Pubblicato il: 4 Ottobre 2020 alle 7:45

Ha affrontato il lockdown da mamma apprensiva ma è riuscita a godersi la quotidianità della sua famiglia, il partner Raoul Bova e le figlie Luna e Alma. E questo l’ha consolata della preoccupazione che tuttora prova per genitori e sorelle che vivono in Spagna dove la situazione Covid è ancora a livello allerta.

Stiamo parlando, come avrete capito, della splendida attrice e conduttrice spagnola Rocío Muñoz Morales che, dopo il fermo imposto dalla pandemia, ha rivisto tanti colleghi alla Mostra del cinema di Venezia, tra mascherine e distanze, dove è stata protagonista come madrina del premio del Premio Filming Italy Best Movie Award, una serata speciale con un parterre di circa trenta ospiti tra attori, attrici e registi, in cui ha presentato un corto girato in Calabria da Gabriele Muccino con protagonista il marito Raoul Bova dedicato alla ripartenza dell’Italia e delle produzioni cinematografiche. Rocío inoltre sta ritornando sui set, a teatro e presto la vedremo in Tv in veste di conduttrice della Maratona Telethon natalizia il 12 dicembre su Rai 1 con Gigi D’Alessio e Serena Rossi.

Rocío, come ha vissuto le settimane del lockdown lontana dallo stress della vita quotidiana e dagli impegni sul set, sia suoi che di suo marito Raoul Bova? «In questo periodo ho riflettuto tanto, rivalutato le priorità e le cose importanti della vita. Sono stata a casa, mi sono goduta la mia famiglia che ho vissuto quotidianamente, senza la frenesia della vita classica piena di impegni.

Il lockdown ha rallentato i tempi, e fermarmi un po’ mi ha fatto bene, ne avevo bisogno, si corre sempre e non ci si riposa mai, anche se, come è ovvio, ero anche spaventata».

Per quale motivo in particolare? «La più grande difficoltà è stata l’incertezza e la paura per i miei figli, perché quando sei madre le prospettive cambiano, prima vengono loro, il loro bene, poi tu. A preoccuparmi, anche adesso, è non sapere cosa ci aspettava e ci aspetta ancora nel futuro, per poterli tutelare al meglio.

Ovviamente ero molto in pensiero per i miei familiari in Spagna dove la situazione non era delle migliori. Ho potuto vederli per pochi giorni, soprattutto volevo andare a trovare mio padre che già non stava bene, ma non è per niente semplice affrontare in questo periodo gli spostamenti, e da mamma devo necessariamente tutelarmi per i miei bambini».

C’è qualcosa che invece l’ha colpita positivamente in quel periodo? «Se da una parte l’incertezza mi ha spaventata, la positività del popolo italiano che ho visto e sentito così unito mi ha davvero scaldato il cuore.

Secondo me l’Italia è stato un grande esempio per tutti. Durante il lockdown, è emersa l’importanza di quanto siano importanti la Tv e il cinema, che hanno intrattenuto tutti con film, fiction, serie.

Inoltre, si è capito quanto sia fondamentale la tecnologia per comunicare con chi era distante: io per esempio ero sempre collegata con le videochiamate con la mia famiglia in Spagna. E inoltre è stata importante la possibilità di studiare a distanza attraverso l’e-learning, l’insegnamento telematico».

A proposito di e-learning, alla 77’ Mostra del cinema di Venezia ha inaugurato lounge Università Telematica Pegaso – leader europeo della formazione online – sponsor ufficiale di Biennale College Cinema. Ha deciso di appoggiare questo progetto anche per questo motivo? «Innanzitutto a Venezia è stato luogo di incontri e approfondimenti a sostegno del cinema e della cultura, ancora più importante in questo periodo di cauta ripartenza.

In più io ho studiato giornalismo in una Università telematica di Madrid, e questo mi ha permesso di portare avanti contemporaneamente i primi lavori sul set. In tempi dove la maggior parte dei giovani frequentavano le Università tradizionali, la mia era una scelta minoritaria, ma funzionale alle mie esigenze.

Il lockdown, ha messo in risalto l’importanza dell’e-learning come moderna opportunità formativa che annulla ogni distanza».

Che effetto le ha fatto questa edizione anomala della Mostra di Venezia e rivedere tanti colleghi dopo il lockdown? «Anche se eravamo tutti con la mascherina, distanziati e senza baci e abbracci, sono davvero felice di essere a Venezia e poter rivedere tanti dei miei colleghi, addetti ai lavori, amici.

Nonostante la mascherina vedevo gli occhi brillare. La pandemia ci ha spaventati, uniti e cambiati. È stato un anno particolarmente difficile per la cultura e l’intero settore dell’audiovisivo, il cinema sta ancora affrontando la riapertura delle sale tra incertezze e numerosi punti interrogativi. Il lockdown ci ha fatto anche riflettere e rivalutare il nostro mestiere. E penso che io, come tutto il mondo del cinema e della Tv ora abbiamo sicuramente un altro tipo di emotività per raccontare certe storie».

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