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Arthur torna al Camp Nou. Ma stavolta ha uno spirito completamente diverso dall’ultima volta. Già, perché c’è stato un tempo neanche troppo lontano, parliamo della scorsa estate, in cui il 24enne centrocampista bianconero non voleva più mettere piede né nella cattedrale blaugrana né nel centro di allenamento dei catalani.

Erano i giorni del maxi-scambio con Miralem Pjanic, ufficializzato a fine giugno (affare da 60-72 miioni di euro più bonus), ma con la stagione ancora in corso causa slittamenti legati al Covid. Arthur, una volta terminata la Liga, era tornato in Brasile e da “casa” aveva comunicato al club che non aveva alcuna intenzione di tornare in Spagna in vista della fase finale della Champions League.

Si era sentito scaricato, nei mesi delle trattative con la Juventus, è considerava conclusa la sua storia col Barcellona. Il centrocampista verdeoro aveva rotto completamente anche con l’allora allenatore Quique Setien, il quale in più occasioni era stato tutt’altro che morbido nelle dichiarazioni pubbliche. Alla fine Arthur ha dovuto fare marcia indietro. Ma il ritorno estivo al Camp Nou si è rivelato più di facciata – e forzato – che voluto. Mentalmente l’ex Gremio si sentiva già della Juventus.

CON CR7

Stasera dei bianconeri lo sarà a tutti gli effetti, Arthur, formalmente e anche concretamente. Nello stadio di Leo Messi sfilerà con la maglia dei campioni d’Italia e con al fianco Cristiano Ronaldo. L’ex Barça, però, non ha dimenticato. Sarà sempre grato al Barcellona e ai suoi tifosi, con cui ha vissuto momenti anche esaltanti vincendo un campionato e una supercoppa di Spagna, però non ha ancora digerito la sensazione di essere stato sacrificato in nome del bilancio e – almeno inizialmente – contro la sua volontà. Perché se Pjanic aveva dato la propria disponibilità al trasferimento in Catalogna già tra marzo-aprile, per convincere Arthur furono necessari molti più colloqui. La corte dei dirigenti juventini è stata serrata e infinita. Il via libera dell’ex Gremio e poi arrivato soltanto a ridosso del traguardo di fine giugno. Arthur, seppur lusingato fin da subito dal corteggiamento del dg Fabio Paratici, ha tenuto in bilico l’operazione Barcellona-Juventus fino alla fine.

NUOVA VITA

Tanto lunga e combattuta la decisione di dire sì alla Juventus, quanto soddisfacente. In Brasile raccontano che Arthur sia molto più che contento della sua nuova avventura. L’atterraggio nel mondo bianconero, pianeta calcisticamente opposto a quello blaugrana, non è stato morbido. L’ex Gremio lo aveva messo in conto e non si è abbattuto nemmeno durante i primi mesi a Torino, quando a causa di una condizione non ottimale non era titolare nella Juventus e aveva perso la Nazionale. Non è ancora l’Arthur migliore, ma intanto nel corso del mese scorso ha mostrato lampi del suo talento e riconquistato la maglia del Brasile, con cui è andato anche a segno. Un gol che ha trasmesso morale e fuducia al centrocampista, rientrato a Torino ancora più convinto e determinato.

SVOLTA

Dopo il rodaggio iniziale e la prima ripartenza (11 presenze fin qui tra campionato e Champions), stasera Arthur si augura che il Camp Nou possa segnare la sua svolta stagionale. Pirlo è orientato a lanciarlo titolare in coppia con Adrien Rabiot. Il brasiliano in un colpo solo vorrebbe conquistare definitivamente la Juventus e chiudere i conti con quel Barcellona dal quale non si sarebbe mai aspettato di essere messo alla porta da un giorno all’altro. L’incrocio di Champions è la migliore delle occasioni possibili. Barcellona e Juventus, già aritmeticamente qualificate agli ottavi, si giocano il primato del girone. Ai bianconeri servirà una mezza impresa – almeno due gol di scarto a partire dal 3-1 – ma sono proprio queste le notti che, quando girano bene, possono far svoltare un’intera annata. È quello che cerca Arthur, voglioso di prendere in mano il volante della Juventus di Pirlo per poi non mollarlo più.

Come vedere Barcellona – Juventus in diretta tv e streaming in chiaro su Canale 5

Barcellona Juventus si disputerà, Martedì 8 dicembre 2020, alle ore 21.00  La partita sarà visibile sui canali Sky e nello specifico sui canali Sky Sport, sia sul satellite che sul digitale terrestre ed ancora Sky sport Arena al numero 204 del satellite.

 Ovviamente chi vorrà potrà seguire anche il match in diretta streaming. Gli abbonati potranno affidarsi a Sky Go per poter vedere il match, scaricando l’app su dispositivi mobili quali computer e notebook o ancora tablet e smartphone. Ci sarebbe ancora un’altra possibilità, ovvero guardare il match su Now Tv, il servizio di streaming live e on demand di Sky che da la possibilità di poter assistere ai più importanti incontri di calcio, ovviamente dopo aver acquistato uno dei pacchetti offerti.

La Lazio tra le prime 16 d’Europa non ci rientra da vent’anni. Oggi all’Olimpico contro il Bruges la squadra di Simone Inzaghi avrà due risultati su tre a disposizione. Manca un punto per la qualificazione agli ottavi di Champions, mentre con una vittoria c’è sempre la chance di centrarli addirittura da primi del girone se il Borussia non dovesse vincere con lo Zenit.

Non scambiatela per spocchia, Cristiano Ronaldo non se ne farebbe nulla. Lui è davvero convinto di giocare un partitone questa sera nel vuoto spettrale del Camp Nou ed è probabile che, se i dieci compagni di squadra del portoghese avessero la sua stessa consapevolezza, la sfida al Barcellona e l’obiettivo di vincere con due gol di scarto dal 3-1 in su, che garantirebbe il primo posto nel girone, sarebbero più alla portata della Juventus.

Intanto l’attesa monta e in casa blaugrana simpaticamente la mettono un po’ sulla provocazione accostando CR7 a Lionel Messi sui social, seduti su due scatoloni e l’uno di fronte all’altro davanti allo specchio, ma solo quello della Pulce riflette l’acronimo Goat (Greatest of all times) che contraddistingue il più forte di sempre. Vada come vada, al Camp Nou è tutto pronto per il duello dentro il duello. Di fronte «i migliori negli ultimi 15 anni. Calciatori diversi, ma che hanno lottato per segnare gol, conquistare trofei.

È un piacere vederli competere, non è questione di chi sia il migliore. Con entrambi ci divertiremo». Parola di Ronald Koeman, che ha poi aggiunto: «Ronaldo è ancora nell’élite del calcio per come combatte e fa gol. Non può metterci in pericolo solamente se la palla ce l’abbiamo noi, altrimenti dovremo difendere bene». «È il caso di ringraziarli», la postilla-omaggio di Andrea Pirlo.
Benvenuti a uno show mondiale nel segno di Diego Armando Maradona. Assente, ma onnipresente, dall’alto.

Cristiano, nove anni a Madrid prima di cambiare la sua zona di comfort e andarsene alla Juve. Leo, vent’anni di Barcellona sulle spalle, dal 2000 non ha mai cambiato maglia né città, anche se da mesi si avverte il rischio che la favola possa terminare e la culla svuotarsi. Cristiano ha giocato 33 partite contro il Barcellona, beffato per 18 volte. Messi ha incrociato i bianconeri in sei occasioni, con tre reti realizzate – di cui l’ultima su rigore vecchia di soli 41 giorni – e le prime due condensate nella doppietta del 12 settembre 2017: 3-0 Barça al Camp Nou, però Ronaldo non era ancora bianconero.

Il 28 ottobre allo Stadium i blaugrana dominarono la Juventus a casa sua e la Pulce firmò il 2-0 dal dischetto al 91’. Cristiano è l’espressione di un calcio tecnico-fisico, muscolarmente efficace. Leo fa cantare il mancino fatato e tanto basta. Oggi sarà la prima volta di Cristiano juventino contro il Barça, visto che all’andata il Covid l’aveva costretto a saltellare nervosamente sul divano di casa. Sarà invece, per il fuoriclasse portoghese, un’altra occasione per cancellare quello zero alla casella dei gol segnati nelle sfide dirette con lo storico rivale in Champions: cinque precedenti, tre gol di Leo, nessuno di CR7, anche nell’ultima volta in cui si sono incrociati, nove anni fa.

Un solo successo di Cristiano, due di Leo e due pareggi a bilancio E se vogliamo dirla tutta, una rete al Camp Nou sarebbe benedetta dalla Juve intera, che contro i catalani non segna dal 3-0 dell’aprile 2017, dal terzo gol della serie griffato Giorgio Chiellini.

Il 3 maggio 2011, semifinale di Champions, a casa Barcellona finì 1-1: al Bernabeu il Real aveva perso 2-0 e la Coppa svanì. Da allora nessun altro incrocio tra i governatori degli ultimi 15 anni di calcio giocato. Si sono praticamente divisi undici Palloni d’Oro – 5 Cristiano e 6 Leo – e anche se quest’anno il trofeo non sarà assegnato, occhio alla partita di stasera.

Mister Champions (ne ha 5 in bacheca contro le 4 del rivale rimasto a secco dopo la finale di Berlino contro la Juve) vede le 133 reti segnate in Coppa dei Campioni e non si esalta: la 134ª è traguardo minimo, con le 118 di Messi a distanza. Settecentocinquanta gol in carriera contro 713: il totale fa spavento – 1463 – e non si contano le reti nelle selezioni giovanili delle rispettive Nazionali. I più forti del nuovo secolo, insomma, a confronto.

L’argentino si è regolarmente allenato nel giorno di vigilia, il portoghese – 12 volte a segno in 15 gare al Camp Nou – ha fatto da trascinatore del gruppo al lavoro alla Continassa dispensando sorrisi, strizzate d’occhio e cenni d’intesa. Forse è il segno dei tempi, di una stagione ancora agli inizi ma che vede Leo in evidente difficoltà al pari di tutto il Barcellona, mentre Cristiano gira il suo solito film individuale ma che influenza fortemente il rendimento di squadra.

Altri grandi numeri? Ottantuno milioni netti d’ingaggio sul prato del Camp Nou, esclusi gli introiti legati a contratti pubblicitari e altro. Parliamo di stipendi puri, elargiti da Juve e Barça. Oggi magari Cris e Leo si snobberanno reciprocamente ancora una volta, perché solo in occasioni ufficiali come il Pallone d’Oro hanno fatto finta di andare d’accordo a favor di telecamera. Diversissimi in tutto, uniti solo dal fatto di essere affamati di potere, gol e Coppe.

La squadra deve crescere e il Camp Nou è il posto ideale per maturare in fretta. Il solo nominare quello stadio fa brillare gli occhi di Andrea Pirlo che una partita come quella di questa sera la giocherebbe volentieri. Erano le sue notti da giocatore, possono esserlo anche da tecnico. «L’impresa di vincere con i gol sufficienti ad arrivare primi è nelle nostre corde.

Dobbiamo crederci, anche se sarà ua partita difficile, ci saranno dei momenti in cui dovremmo soffrire, ma avremo sicuramente le nostre occasioni. E, in fondo, non abbamo nulla da perdere, anche se il primo posto a livello di sorteggio è senza dubbio un vantaggio. Giocheremo a viso aperto, sapendo che tutto può succedere».

Il tecnico juventino non sembra ossessionato dal sorpasso sul Barcellona, guarda lontano (come gli capitava in campo) e il suo orizzonte è la crescita della squadra con la quale dovrà dare l’assalto al decimo scudetto e che, finora, ha vissuto di alti e bassi, a volte perfino nella stessa partita, come il derby, iniziato male e finito bene. Una svolta? «Non so se è proprio una svolta. Possono dire che nel primo tempo perdevano tutti i duelli, nella ripresa li vincevamo tutti.

Ecco, quel tipo di cattiveria agonistica, nella Juventus, non deve mai mancare, al di là dell’esperienza dei singoli giocatori. Speriamo che la lezione del derby sia servita e di ritrovare quell’atteggiamento». D’altra parte il primo difetto che vorrebbe cancellare dalla sua squadra è «la concentrazione». Spiega: «Capisco che siamo in un momento particolare, che si gioca tanto e può esserci della stanchezza, ma non mi piace quando qualche giocatore approccia la partita senza dare il cento per cento e senza essere adeguatamente concentrato.

In partite come quella contro il Barcellona la scintilla scatta da sola, quindi non dovrebbe esserci questo problema, ma in generale io non vorrei mai vedere deconcentrazione nella squadra». E qualche volta, in questo primo scorcio di stagione, Pirlo l’ha vista.

La svolta, per lui, parte proprio da lì e questa sera, ma forse ancora di più domenica a Marassi contro il Genoa, la Juventus dovrà dimostragli di aver assimilato la lazione del derby.
Di sicuro nelle ultime settimane ha studiato molto il Barcellona: «La sconfitta dell’andata l’abbiamo vista molte volte.

A volte perdere le partite è utile per capire gli sbagli e correggerli. Certamente non dobbiamo permettere loro di portare troppi uomini fra le linee, perché possono farci soffrire, dobbiamo essere molto serrati fra le linee e portarli sugli esterni dove possiamo aspettarli».

Le ultime considerazioni sono su Messi e Ronaldo: «Non fatemi dire chi è il migliore, perché non si può. Sono due dei più grandi della storia del calcio e averli visti e vissuti è un regalo. Possono solo ringraziarli per l’immenso contributo che hanno dato al calcio. Messi in crisi? Forse umana, non certo tecnica.

Non fatemi entrare nei suoi problemi con il Barcellona, perché non sono affari miei. Per quanto mi riguarda in campo non vive un momento critico: è sempre un fenomeno e dobbiamo cercare di fermarlo».  Tra quelli che avranno l’ingrato compito c’è anche Buffon: «Si è allenato bene può essere la sua serata. Queste sono sfide che si merita».

Tutto confermato: Gigi Buffon va verso una maglia da titolare al Camp Nou. Succede spesso e volentieri nella Juventus attesa dall’ultima partita del girone di Champions League: tra i pali gioca il vice e anche se contro il Barcellona c’è comunque in palio il primato, la qualificazione agli ottavi è già aritmeticamente garantita. Pirlo nella rifinitura di ieri alla Continassa ha provato una formazione con il numero uno dei numeri uno in porta: l’ultima volta risale a un anno fa, 11 dicembre 2019 a Leverkusen, Bayer-Juve 0-2 con Gigi autore di buoni interventi. Non sarà questa l’unica novità nell’undici anti Barcellona, aspettando conferme dal risveglio muscolare di stamattina in terra catalana.

Matthijs de Ligt, titolare nelle ultime cinque partite tra campionato e Champions, potrebbe riposare. Al suo posto le indicazioni scaturite dall’ultimo provino danno Danilo in ascesa come centrale da affiancare a Bonucci, tanto più che Alex Sandro è pronto per giocare dall’inizio e ha bisogno di minutaggio, con Cuadrado indispensabile a destra. L’attacco non è soggetto a discussioni né dubbi: Cristiano Ronaldo ritroverà Morata come partner di un attacco che lo spagnolo lascerà domenica a Dybala perché ancora squalificato in Serie A. Rispetto al derby, a centrocampo Arthur dovrebbe rilevare Bentancur al fianco di Rabiot, mentre Chiesa sarebbe confermato in fascia sinistra e Ramsey darebbe il cambio a un Kulusevski mai così spento come sabato contro il Torino. McKennie è tra i più carichi della compagnia, ma dovrebbe cominciare in panca.

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