Ylenia Carrisi tenerezze a casa col fratello Yari Carrisi, Romina Power commuove i fan

Da 25 anni c’è una madre che non ha mai smesso di sperare. Romina Power non ha mai creduto che sua figlia Ylenia sia stata inghiottita dalle acque del Mississippi. Ylenia è nata il 29 novembre, così, all’avvicinarsi del suo compleanno (quest’anno compirebbe 49 anni) mamma Romina ha scritto un messaggio su Instagram, accanto a una foto della figlia. «Novembre è il mese in cui è nata Ylenia. È scomparsa negli Stati Uniti nel gennaio 1994. Aveva 23 anni. Non ho mai perso la speranza di abbracciarla di nuovo. So che da allora deve essere cambiata, ma se qualcuno riconosce una donna che assomiglia a questa ragazza, per favore mi contatti». Il giorno dopo, ha postato un’altra foto della ragazza, con un’implorazione che commuove: «My Ylenia, where are you? (Ylenia mia, dove sei?)». No, Romina non si arrende. «Mia figlia è ancora viva. Qualcuno l’ha rapita », questo è quello che ha sempre ripetuto la cantante. Al Bano invece da subito si è rassegnato al fatto che la figlia sia morta quella maledetta sera del 6 gennaio, a New Orleans. E nel 2012 ha depositato la richiesta di morte presunta della figlia dichiarando: «L’ho fatto come un atto dovuto nei confronti della mia famiglia». Il tribunale di Brindisi ha accolto la sua richiesta nel 2014. Ylenia è stata avvistata l’ultima volta proprio il mattino della Befana del 1994, al LeDale Hotel di New Orleans, un albergo di poche pretese dove alloggiava con un trombettista di strada, Alexander Masakela, di cui si era infatuata e che considerava un guru. A mezzogiorno, la proprietaria dell’hotel l’ha vista uscire. Non è mai più tornata. Il guardiano notturno di un acquario, Albert Cordova, ha raccontato di avere visto, poco prima della mezzanotte, una ragazza bionda, seduta su una banchina con le gambe penzoloni sul Mississippi. «Io appartengo alle acque », avrebbe detto la ragazza, prima di buttarsi nel fiume. Avrebbe nuotato un po’, per poi essere trascinata giù da un mulinello. Per Romina l’idea che la figlia abbia voluto togliersi la vita lanciandosi nel fiume è inaccettabile. «Non aveva alcun motivo per farlo», ha detto. «E non ha maipreso droghe in vita sua». Secondo la mamma, Ylenia potrebbe essere stata drogata a sua insaputa per poi venire rapita e coinvolta in una sorta di tratta delle bianche. Al Bano l’ha sempre pensata diversamente. Come ha scritto nella sua autobiografia del 2006, È la mia vita, la vita di Ylenia sarebbe stata rovinata dalla droga. La ragazza, contro la volontà del padre, aveva deciso di abbandonare gli studi al King’s College di Londra per scrivere un libro inchiesta sugli homeless americani. Già un anno prima, a New Orleans con la famiglia, aveva conosciuto e iniziato a frequentare Masakela. Poi era tornata un anno dopo: doveva andare a trovare una zia in Florida, ma cambiò programma e tornò a New Orleans da Masakela. La famiglia l’ha sentita l’ultima volta il 1° gennaio del 1994: Ylenia parlò con mamma Romina. Il giorno prima, invece, aveva discusso con il padre, contrario al fatto che lei fosse a New Orleans. Al Bano ha sempre creduto al racconto della guardia. «Quella frase “Io appartengo alle acque” è una cosa che diceva. In quelle parole c’è lei, il suo non voler stare alle imposizioni», ha detto il cantante a Oggi. «Lei credeva di poter nuotare, non aveva fatto i conti con un fiume che divora». Romina, invece, non ha mai smesso di sperare. Negli anni ci sono state due piste importanti, che però poi si sono rivelate infondate. La prima nel 2011: secondo il giornale tedesco Freizeit Revue, Ylenia sarebbe stata rintracciata in un monastero ortodosso in Arizona (era una bufala). La seconda nel 2015: si ipotizzò che Ylenia fosse rimasta vittima di un camionista serial killer, Keith Hunter Jesperson. Ma l’esame del Dna, fatto sui resti di una vittima non ancora identificata esclusero questa possibilità. Dopo 25 anni, il mistero è ancora fitto. «La fede buddista mi ha aiutato a sopportare il dolore», ha detto Romina. Per poi aggiungere: «Ho sognato più volte di rivedere Ylenia. Lei tornava a casa, noi iniziavamo a gridare: “Ylenia è tornata!”». Se non esistesse la possibilità che lei torni veramente, non credo avrei potuto fare un sogno simile. Spesso ho fatto sogni che poi si sono avverati».

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