Metodo alternativo per combattere l’ansia

Parlare della propria vita e metterla in scena utilizzando oggetti “mediatori”, come i burattini, riequilibra le emozioni tanto che, sempre più spesso, il teatro di figura viene adottato come terapia di sostegno nella cura di ansia e depressione. A spiegarlo è un gruppo di neuropsichiatri dell’Accademia americana di neurologia. Far parlare un burattino permette di liberarsi dalla tristezza, dall rabbia e dalla paura, sgravandoci del loro peso per ritrovare nuove e positive interpretazioni della realtà.

La marionetta sifa carico dei nostri problemi

Il teatro di figura, quello con i burattini, fornisce un personaggio, che può essere Giacometta, Pulcinella o un altro, per rappresentare emozioni, persone, eventi, desideri e paure. Il burattino consente di affrontare le angosce stando insieme agli altri e regala la libertà di avvicinarsi o allontanarsi da idee, ricordi o emozioni scomode.

In questo modo è la marionetta ad avere problemi, a essere triste, in preda agli incubi o angosciata dal futuro. Ma, mentre la marionetta parla di sé, altri burattini si uniscono a lei in qualità di “voci della ragione” che la supportano: così nascono conversazioni a quattro o a cinque tra il burattino in difficoltà, quello che lo aiuta e un altro che sorride e dà speranza.

MUOVE PROSPETTIVE

Secondo la neuropsicologia il teatro di figura aiuta a strutturare nuove mappe neuronali, stimolando percorsi di pensiero alternativi: ciò favorisce una rappresentazione diversa della realtà, oltre a fornire la consapevolezza che cambiare le situazioni è possibile.

Una proiezione dei propri stati d’animo

Ai burattini è possibile far dire ciò che non si vuole o non si può esprimere in prima persona: sui vari Pulcinella, Arlecchino, Balanzone… si riescono a proiettare i propri stati d’animo, le gioie e le paure.

In questo modo è possibile identificarsi nel personaggio o nelle sue emozioni, senza provare sensi di colpa.

A questo proposito, sarebbe meglio costruire con le proprie mani i burattini da mettere in scena così da modellarne i volti con l’espressione corrispondente alle emozioni che si desidera esprimere, che poi sono quelle che stanno dentro di noi. * Prestando la voce a Pinocchio, Pantalone o ad altri personaggi inventati e dando alle parole le corrette inflessioni è possibile individuare le varie tonalità emotive: rabbia, dolore, paura o gioia.

Per governare le reazioni forti

In molte scuole superiori americane il teatro con i burattini, definito teatro di figura, viene utilizzato in classe sia per imparare le lezioni sia per interagire con i compagni. * Questa modalità, oltre a favorire l’empatia, cioè la condivisione delle emozioni altrui, è ideale per comprendere e affrontare insieme le avversità e, soprattutto, per attivare l’autocontrollo.

Per esempio, se si è in collera con il partner perché vuole sempre trascorrere il weekend con i suoi amici e si desidera manifestare questa rabbia, anche con parolacce, attraverso il burattino è possibile creare un copione diverso. Si mette in atto la stessa scena cercando un compromesso, così si allena la capacità di modulare paure e gioie mantenendo il corretto distacco di fronte a situazioni che provocano forti reazioni emotive.

In breve, attraverso i burattini si impara a passare dall’impulsività alla riflessione. Questo passaggio è graduale: il consiglio è quello di ricorrere anche a tecniche di rilassamento per favorire lo sviluppo dell’autocontrollo.

Nuova vita per mente, spirito e corpo

L’azione dei burattini attiva una trasformazione: rabbia, tristezza e frustrazione vengono vissute dai personaggi in scena, così le emozioni ritenute negative si allontanano dalla mente, lasciando spazio a stati emotivi più leggeri.

All’ inizio i sentimenti affiorano in forma caotica, a volte accompagnati dal pianto, poi arrivano le parole adeguate per esprimerli ed è a questo punto che si attivano i meccanismi del cambiamento.

Le emozioni sollevate dall’interazione dei vari burattini in scena ha precise caratteristiche terapeutiche. Il contatto emozionale, infatti, è una necessità biologica per i mammiferi ed è fondamentale per stimolare il diencefalo, cioè il cervello interiore che è considerato il luogo di coordinamento tra corpo e psiche.

Come accade con la meditazione, si determina un riassetto cognitivo-emotivo e si riequilibrano, così, anche i processi biochimici alterati. Ciò apre la strada al desiderio di progettare e dar nuove interpretazioni della realtà.

Un metodo anche per fissare i ricordi e allenare i sensi

Mettere in scena le storie e i sentimenti che le attraversano è importante anche per la memoria. E una relazione antica, che esiste da quando i cantastorie vagavano di paese in paese narrando di saghe e avventure.

Creare dialoghi e racconti utilizzando i burattini favorisce l’attivazione della corteccia cerebrale prefrontale, quella che organizza le emozioni e archivia i ricordi. Muovere le figure, invece, è un gioco dei sensi: vista, udito e tatto sono iper sollecitati durante il racconto scenico e ciò consente la “registrazione in profondità”.

Per esempio, per memorizzare una data si usa ripeterla tante volte ma, secondo gli psicobiologi, per ricordarla in modo più efficace e duraturo è meglio renderla significativa e “viva” associandola a fatti, racconti o evocazioni di odori e sapori.

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