Roberto Mancini: chi sono i figli Filippo, Andrea e Camilla, età, carriera, vita privata e madre

Roberto Mancini è il noto allenatore della Nazionale di calcio italiana che proprio questa sera giocherà la finale degli Europei di Calcio 2020 contro l’Inghilterra. Di lui sappiamo che è stato sicuramente un grande calciatore e che poi è diventato allenatore dapprima dell’Inter e poi del Manchester City. Dal 2018 è invece il CT della nazionale di calcio italiana con la quale sta ottenendo un successo davvero straordinario. Se da un punto di vista professionale sappiamo tanto, cosa invece conosciamo della sua vita privata?

Roberto Mancini, la vita privata dell’ex calciatore

È stato sposato per diversi anni con Federica Morelli dalla quale ha avuto tre figli ovvero Filippo, Andrea e Camilla. Purtroppo poi il matrimonio con Federica è finito esattamente nel 2015 e successivamente un anno dopo Roberto si è unito alla donna che è attualmente la sua compagna ovvero Silvia Fortini. Ma cosa conosciamo dei figli di Roberto Mancini?

Chi è Filippo Mancini il primogenito di Roberto

È nato a Genova esattamente nel il 13 ottobre 1990 quando Roberto giocava nella Sampdoria. Sembrerebbe che il piccolino Filippo abbia avuto una certa predisposizione per il calcio, tanto da decidere di seguire le orme del padre. E’ entrato negli allievi regionali dell’Inter esattamente nel 2005 proprio quando Roberto era l’allenatore della prima squadra. Anche il secondo figlio ovvero Andrea ha deciso di seguire le orme del padre.

Andrea Mancini chi è il secondogenito di Roberto e Federica Morelli

Il secondogenito di Roberto Mancini si chiama Andrea ed è nato nel 1992 ed esattamente il 13 agosto. Sembrerebbe che anche lui come il fratello abbia deciso di seguire le orme del padre diventando un giocatore professionista. Ha giocato  quindi nel Manchester City e poi ancora nell’Oldham Atlhetic, nel Real Vallaodid e anche, negli Stati Uniti per il New York Cosmos della North America Soccer League.

Camilla Mancini, chi è la figlia femmina del CT della Nazionale

L’ultima figlia di Roberto Mancini e Federica Morelli si chiama Camilla. È molto attiva sui vari social network dove è diventata una vera e propria influencer. È nata nel 1994 e si dice che in passato abbia avuto dei disaccordi con il padre nati soprattutto in seguito alla separazione dei genitori. “Nella mia visione io sono una figlia come tutte. E lui è un padre come tutti. L’unica differenza è che fa un lavoro che lo espone a livello mediatico e lo fa essere un personaggio pubblico e di conseguenza anche noi siamo esposto. Quindi la privacy che hanno la maggior parte delle famiglie noi l’abbiamo meno.”. Queste le parole di Camilla.

Il regalo più bello di questa notte magica sotto il cielo livido di Londra sono le lacrime di gioia e di commozione di Roberto Mancini, l’uomo dei sogni che ha reso indimenticabile un altro 11 luglio come lo fu 39 anni fa. Che volpone sua maestà re Giorgio ( Arma- ni, lui sì sempre con la corona)ad aver disegnato le divise della Nazionale in omaggio a quel trionfo.

Lo prendevano in giro ma lui sapeva.. E soprattutto sapeva Mancini. Più di tutti noi che quando guardavamo l’Italia fare da sparring partner contro la Francia che avrebbe da lì a poco giocato un Mondiale di cui saremmo stati spettatori, ci figuravamo un lungo deserto da attraversare.

Invece il et ha portato bellezza e divertimento, la gioia di stare insieme e di giocare a pallone. E si è ripreso da et (pensate: nella stessa notte e con solo un anno più sulla carta d’identità rispetto al “vedo” Bearzot) quello che la Nazionale non gli aveva dato da giocatore, pur fenomenale com’era Certo: in campo ci vanno i giocatori e l’Europeo di tutti i protagonisti azzurri. Nessuno escluso – è stato fantastico, ma il marchio è suo, il trionfo porta il suo nome. Per come ha costruito il gruppo e per come l’ha guidato.

Per come ha assorbito ogni tensione fuori e dentro al campo. E ieri sera, dopo la parata decisiva di Donnarumma e gli abbracci di amici e giocatori era impossibile non inumidire il ciglio. Un’emozione talmente grande che era non gli riusciva nemmeno di commentare questa enormità: «Siamo stati bravi.

Siamo stati bravi. Abbiamo preso il gol subito, siamo andati in difficoltà ma poi abbiamo dominato la partita I ragazzi sono stati meravigliosi, un gruppo fantastico. Spero che in Italia festeggino, siamo felici di questo». Prima della partita se né è stato da solo un poco in mezzo al campo a gustarsi l’atmosfera di Wembley, lo stadio dove con la Samp aveva perso una finale di Coppa Campioni, pure quella dominata, contro il Barcellona nel 1992: «Chiudo il cerchio con Wembley», ha ammesso il Mando a trofeo vinto. Poi si è avviato anche lui verso gli spogliatoi e ha risposto al saluto della curva dei tifosi azzurri.

Poi ha cominciato la sua, di partita: urla indicazioni, incita, approfitta della pausa per l’infortunio a Jorginho per spiegare e catechizzare Chiesa Cambia l’Italia dopo un primo tempo più involuto che di sofferenza e riesce a riportare i suoi azzurri a ridosso dell’area avversaria.

La carica alla fine dei tempi regolamentari, con i giocatori in cerchio, somiglia davvero alla carica del generale die guida i suoi uomini nell’ultimabattaglia. L’ultima mezzora giocata di questo infinito Europeo prima del trionfo ai rigori, dell’ultimo centimetro.

E poi che bello vedere Ceferin consegnare le medaglie e la Coppa agli azzurri. Ve lo avevamo detto: si possono battere anche gli avversari più forti in casa loro: mentre un sacco di gente parlava di arbitri, il et ai suoi ragazzi parlava di calcio. E così gli inglesi hanno il loro “Wembleazo” l’Italia il trionfo. Grazie, mister Mancini: ti sei meritato un posto d’onore sulle pareti di Coverciano, accanto ai grandi del calcio italiano.


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