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Romina Power continua la sua battaglia per il Salento

La prima volta che mi sono affacciata alla spiaggia di Punta Prosciutto l’azzurro di quel mare e di quel cielo, che si fondevano all’orizzonte, mi si è riversato negli occhi, e poi nel cuore, tanto che non ho mai più smesso di frequentare quei litorali. Sospese tra Taranto e Gallipoli, una serie di spiagge bianche e dai fondali bassi, limpidi come pietre turchesi, si estendono ai piedi di dune alte e rigogliose di ginepri, con pini scolpiti dallo scirocco e altre essenze della macchia mediterranea.

Nel corso dei decenni, nonostante un periodo di grave rischio per l’enorme crescita edilizia, queste zone hanno conservato il loro fascino, la ricchezza della natura e dei fondali. Tanto che da Porto Cesareo a Punta Prosciutto è stata creata un’Area marina protetta lunga circa 25 chilometri di costa, dove le tartarughe marine, che da milioni di anni su queste spiagge si riproducono e utilizzano questi limpidi fondali come nursery per i giovani esemplari, vivono al sicuro.

Liberare una delle tante tartarughe recuperate in difficoltà per me è sempre un’emozione speciale: sentono il mare già a centinaia di metri, scalpitano, agitano le pinne, poi, libere, emergono dall’acqua con la testa, sbuffando e respirando a pieni polmoni, felici come non mai di poter tornare alle azzurre vastità del Mediterraneo. Anche la costa è stata tutelata, tre oasi naturali, una di seguito all’altra, salvaguardano molti dei luoghi che mi hanno fatto innamorare per sempre di questa parte del Salento.

Penso alle Paludi del Conte e alla Salina dei Monaci, al confine dell’area marina, nel territorio di Manduria, dove dipingono di rosa il cielo turchino centinaia di fenicotteri che da almeno trentanni trovano rifugio stabile nella riserva. Proprio mentre scrivo, sono di passaggio e sostano qui anche decine di cicogne!

I fenicotteri, come le tartarughe, sono solo alcuni dei meravigliosi tesori di questa parte di Puglia. A poche centinaia di metri dalla Salina, infatti, c’è la foce del fiume Chidro, una polla di acqua gelida che nasce da una sorgente e sgorga dalle profondità della terra a pochi passi dal mare Ionio, e nello Ionio si tuffa con le sue acque rigeneratrici.

Si dice che San Pietro sia passato da qui sulla via per Roma, come anche gli antichi romani si fermavano qui per rifornirsi di acqua dolce e salubre durante il ritorno in nave a Roma, e se volete restare affascinati per sempre dalla storia, basta immergersi a tre metri di profondità per osservare decine di sarcofagi sommersi, proprio di fronte al Chidro, sicuramente perduti durante il naufragio di una nave romana.

Non finirò mai di amare il Salento, le sue acque limpidissime nonostante il carico turistico estivo, ed è per questo che mi addolora l’ipotesi che proprio qui, a due passi dalla Salina, dal Chidro, dalle spiagge e dai fondali ricchi di storia, al centro della Riserva palude del Conte si possa pensare di scaricare le acque di un depuratore fognario!

Il progetto risale a venti anni fa, ma nonostante le enormi proteste popolari, nonostante le promesse fatte da tutti coloro che avrebbero potuto cambiare il progetto ed evitare lo scarico nel mare, a soli 1.900 metri da tanta bellezza è stato costruito il corpo centrale del depuratore, e in questi giorni si deciderà dell’ennesima proposta di destinazione delle acque di scarico. Credo sia il quarto progetto presentato (gli altri sono stati tutti bocciati dagli stessi uffici regionali competenti!).

Naturalmente le decine di migliaia di persone scese in piazza contro il progetto, compresa me, non sono contro i depuratori, ma contestano la scelta di costruirne uno così grande in una zona così ricca di riserve e natura, per cui è necessario un scarico in mare, o nella palude del Conte, che dista dal mare 50 metri. Da anni proponiamo, invano, soluzioni alternative, e spero vivamente che chi ha promesso che non ci sarebbe stato lo scarico a mare, si assuma la responsabilità delle promesse fatte.


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