Sandra Milo, che fine ha fatto il suo fidanzato Alessandro?

Ce n’è voluto di tempo, ma alla fine Sandra Milo ce l’ha fatta: a 88 anni, dopo 66 di carriera nel mondo del cinema, l’attrice ha finalmente in mano un David di Donatello. L’Accademia del cinema italiano ha infatti deciso di tributarle il premio alla carriera durante la serata dell’11 maggio, condotta su Raiuno da Carlo Conti.

A lei, che non aveva mai ricevuto una candidatura ai David nonostante sia stata scelta da grandi registi, come Roberto Rossellini e Gabriele Salvatores, Pupi Avati e Gabriele Muccino, Jean Renoir e Claude Sautet.

Senza dimenticare, ovviamente, Federico Fellini, che ne ha fatto la sua musa (e la sua amante). «Sono davvero sorpresa, ormai non ci speravo più e neanche me lo aspettavo», confida la Milo . «È una bella gratificazione per me, perché il David alla carriera mi è stato assegnato all’unanimità: questo significa essere amati, a livello artistico e umano. Grazie a tutti, in primis a Piera Detassis (presidente dell’Accademia del cinema italiano, ndr)».

Perché, secondo lei, questo premio non è mai arrivato prima d’ora? «Non lo so. Di certo mi sono sempre impegnata andando avanti per la mia strada, senza sgomitare e cercando di dare il meglio di me, indipendentemente dal risultato». C’è stato un ruolo, in passato, per il quale avrebbe voluto ricevere la statuetta?

«Ero convinta che me lo avrebbero assegnato per La visita di Antonio Pietrangeli. Ma sapete che vi dico? Va bene così. Se lo avessi ricevuto per un singolo film, non avrebbe avuto la stessa importanza di questo, che abbraccia una vita intera».

Ricorda il suo primo set? «Era il 1955 e il film era Lo scapolo di Antonio Pietrangeli. Ricordo che lui non mi sopportava. “Ecco Eleonora Duse”, mi apostrofava ironico quando arrivavo sul set. E io stavo male, mi sentivo presa in giro. Per fortuna come aiuto-regista c’era Franco Zeffirelli. “Non te la prendere, vai avanti per la tua strada che alla fine vinci tu”, mi diceva. Aveva ragione, perché alla fine Pietrangeli si prese per me una cotta artistica».

Tra tutti i registi che l’hanno diretta, non si può non menzionare Fellini, l’amore della sua vita: come vi siete incontrati? «Voleva farmi un provino per 8%, ma io ero contraria perché arrivavo dal flop di Vanirla Vanirti di Rossellini. Lui convinse il mio compagno a farlo venire a casa, a sorpresa, con la troupe. Così l’ho incentrato per la prima volta».

È stato colpo di fulmine? «Per lui no, anche se gli piacevo. Da parte mia, invece, è stato subito amore. Venni travolta da un sentimento che non mi ha più abbandonata. Era un uomo bello, virile, con quegli occhi straordinari che ti stregavano. Allegro, dolce, divertente, intelligente: nessuno è stato come lui. Un amore assoluto e incancellabile, per me. Anche adesso che non c’è più gli parlo, la sera, quando vado a dormire».

Negli ultimi anni ha avuto una storia con un ristoratore veneto, Alessandro Rorato, di 37 anni più giovane di lei: ora è finita? «In realtà è stata una bella amicizia amorosa, di quelle che ti fanno sentire amata e coccolata. Lui mi mandava i fiori, era sempre galante, ma non abbiamo condiviso l’intimità. Il nostro è stato un rapporto platonico, che si è esaurito con la pandemia. Anche se continuiamo a sentirci, non c’è più quel trasporto frizzante di prima».

A proposito di pandemia, l’abbiamo vista chiedere più aiuti per i lavoratori dello spettacolo. Ho fatto anche lo sciopero della fame! E sono riuscita a farmi ascoltare. Sono certa che in qualche modo ci risolleveremo da queste macerie».


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