Segregata in casa riesce a fuggire e chiedere aiuto in ospedale: in manette l’ex

Picchiata e segregata in casa, costretta a subire violenze fisiche e psicologiche protratte nel tempo. Una donna di Alghero è riuscita a salvarsi fuggendo al pronto soccorso del più vicino ospedale e raccontando l’inferno domestico in cui era tenuta prigioniera dal compagno.

Le gravi ferite che presentava hanno immediatamente allarmato i medici e fatto partire l’intervento dei carabinieri. Oggi l’uomo è stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di aver picchiato e segregato la sua ex compagna.  Ad aggravare la sua posizione il ritrovamento, nella sua abitazione, di armi e droghe. L’indagine è partita grazie a quel ricovero al pronto soccorso. Dopo le cure, infatti, la donna è stata ascoltata dalle forze dell’ordine che hanno così raccolto i dettagli agghiaccianti delle violenze fisiche e psicologiche subite.

Il precedente

Un episodio analogo è accaduto in Calabria, dove in questi giorni la Direzione Distrettuale Aantimafia di Catanzaro ha notificato a un uomo l’accusa di riduzione in schiavitù, aggravata dal metodo mafioso, nei confronti della moglie.

I fatti riguardano una potente famiglia di ndrangheta del territorio di Limbadi (Vibo Valentia). Vittima Ewelyna Pytlarz, oggi testimone di giustizia ed ex moglie di Domenico Mancuso, fratello dei più noti boss di Limbadi Giuseppe Mancuso, alias ‘Pino Bandera’, e di Pantaleone Mancuso, detto ‘Scarpuni’). All’uomo è stato contestato il reato di riduzione e mantenimento in schiavitù, aggravato dalle modalità mafiose. Stesso reato è stato contestato anche alla suocera della vittima e madre dei Mancuso, Giulia Tripodi, ottantatré anni.

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