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Vuoi vedere Juventus – Roma Streaming Gratis Diretta live Tv Sky o Dzan in chiaro

Fra pochi minuti scenderanno in campo Juventus Roma la gara è valida come partita di serie A. In questi big-match tantissimi telespettatori privi di abbonamento vanno su internet a cercare Qualsiasi sito che dia la possibilità di vedere l’evento in streaming gratis. Noi ricordiamo e questo tipo di escamotage è molto pericoloso per due motivi, Il primo è quello legale, Infatti si potrebbe andare incontro alla denuncia penale ed a multe salatissime in questi siti web si annidano migliaia di virus che possono compromettere il vostro dispositivo rubando avevi dati sensibili.

Juventus Roma si giocherà oggi Domenica 17 Ottobre 2021. Il calcio d’inizio è fissato per le ore 20.45. Il match sarà visibile su Smart TV grazie all’applicazione di dazn e sarà disponibile anche sulle console di gioco xBox ovvero One, One S, One X, Series S e Series X e PlayStation PS4 e PS5. Sarà anche visibile attraverso i dispositivi come Amazon Fire TV stick Google Chromecast e timvision box. Disponibile anche la diretta streaming di Inter Atalanta sempre su dazn o tramite pc collegandosi direttamente al sito ufficiale e inserendo le proprie credenziali per accedere al catalogo degli eventi. Si potrà assistere al match in diretta streaming, sempre attraverso Dazn collegandosi attraverso dei smartphone e tablet.

Max Allegri vs José Mourinho. Impossibile che i due tecnici non catturino i attenzione a margine di Juventus- Roma. Personaggioni che sanno far discutere anche fuori dal campo. Dati alla mano, sono i due tecnici più esperti, ambiti, vincenti e pagati del nostro campionato. Paradossalmente, però, sono entrambi reduci da uno (se non due) esoneri. Peraltro Allegri viene da due anni di inattività, Mourinho non vince un “titillo” dal 2017 (Europa League con lo United).

E, altro paradosso, classifica alla mano: (per) ora si giocano un posto in zona Champions, proprio loro che la coppa dalle grandi orecchie l’hanno vinta o sfiorata più volte. Cercano, dunque, anche il rilancio (meglio: la conferma, via…) personale. Smaniano dalla voglia di riportare se stessi – e ovviamente le loro squadre- in alto, sognanti. E sanno che le ambizioni passano dalla sfida di questa sera allo Stadium.

Ci sta, insomma, che vogliano pubblicamente tenere il profilo basso, anche a dispetto di precedenti assai più focosi. Salvo poi magari alzare un po’ i toni a tempo debito. Scaltro e saggio, Allegri. Non stuzzica il collega, fors anche perché il balletto delle conferenze è iniziato a Torino, ieri mattina. E innescando la controparte non avrebbe avuto diritto di replica… «Rispetto Mourinho, ha vinto molto e sono contento che sia tornato in Italia perché è un valore aggiunto per i giallorossi ma anche per il nostro calcio.

Il gesto della mano all’orecchio allo Stadium dopo il match di Champions con lo United? Fa parte del suo personaggio, anche se quella fu una delle nostre migliori partite. Ora comunque guida una Roma a cui ha dato carattere. I giallorossi hanno giocatori forti e sono pericolosi sui calci piazzati: la Roma è un’avversaria noiosa da affrontare. Loro sono davanti a noi di 4 punti in classifica, quini baterli non basta per raggiungerli: dobbiamo fare punti nelle prossime sette gare per non allontanarci in classifica. È una sfida importante, fino alla prossima sosta dovremo fare punti. Servirà prepararsi bene e riaccendere l’interruttore, altrimenti rischiamo diromperci le ossa. Ci aspetta una bella partita che potrebbe permetterci di fare un ulteriore saltino in classifica che sarebbe molto importante».

Presenti e assenti. Innanzitutto i presenti, finalmente… Il tecnico si pone sulla stessa linea di pensiero di Pavel Nedved («Lo Stadium può dare una spinta decisiva») e sottolinea: «Juventus-Roma sarà una partita importante che vivremo con il 75 per cento del pubblico sugli spalti, e questa è una cosa molto positiva. Contro il Chelsea si è vissuta un’atmosfera speciale e ha aiutato tanto la squadra, il supporto dello stadio è molto importante e sono molto contento di questo». Quanto agli assenti, il colpo di scena è Paulo Dybala: «Morata dovrebbe poter fare la rifinitura, poi vedremo se potremo averlo a disposizione senza rischiare di vanificare il lavoro fatto dallo staff medico e dai fisioterapisti. Dybala? Lui è più indietro e non ci sarà assolutamente, sperando di riaverlo a disposizione della squadra tra una settimana o al massimo dieci giorni».

Le riflessioni di formazione. «Kean sta bene come tutti gli altri. Non ho deciso nulla, ancora, ma senza Morata la scelta cadrebbe su di lui o Chiesa oppure su Kaio Jorge che non ha i 90 minuti nelle gambe, però è forte ed è molto sveglio. Deciderò all’ultimo anche perché non li ho ancora visti e devo capire come stanno gli americani». Un po’ di singoli: «Sono molto contento di Bernardeschi perché sta facendo bene, però non può fennarsi a bearsi su quanto fatto di buono. Deve trovare continuità di rendimento: non essendo più giovanissimo, tutto dipende dal suo aspetto mentale». McKennie: «Centrale davanti alla difesa sicuramente no, lui è un incursore di centrocampo con gol nelle gambe. Con il Torino ha giocato anche una gara più ordinata del solito ed è stato bravo. Ho fiducia in lui, altrimenti non giocherebbe. Ma non so se sarà della partita dall’inizio o a gara in corso». Ramsey: «Non ho avuto nessun chiarimento con Ramsey. Io conto molto su di lui». De Llgt: «Si è riposato con l’Olanda e dovrebbe giocare. Bonucci sta bene come Chiellini e anche Rugani».

Strano a dirsi, ma stavolta José Mourinho – almeno mediaticamente – preferisce giocare in difesa. Chi pensava quindi che rincontro a cena con il lottatore Mma, Cono Me Gregor (che poi sui social scriverà: «Rispetto per quest’uomo, una leggenda») gli avesse istillato ulteriore grinta, si sarà ricreduto. Dimesso, forse troppo conoscendolo.

Quasi che il buon José – alla luce di un tour de force di 7 gare in 21 giorni che vedrà la Roma affrontare anche Milan e Napoli – abbia volutamente studiato l’avvicinamento alla gara con la Juventus all’insegna del low profile: «Una cosa è una squadra che gioca per vincere la Champions League e un’altra è una che gioca per vincere la Conference League. Una cosa è ima squadra che gioca per vincere 10 campionati di fila e un’altra che ne vince 0 in 10 anni. Una cosa è una squadra che ha lavorato con Max 10 o 8 anni e un’altra cosa è una che ha un allenatore arrivato da 3 mesi. Un conto è una rosa con 25 giocatori con esperienza internazionale e un’altra con 13-14 calciatori e poi altri bravi ragazzi. Però, quando comincia la partita e siamo 11 contro 11, tutto questo si deve dimenticare. Dobbiamo avere personalità e coraggio di fare la nostra partita e provare a vincere. Se dovessimo perdere, vorrei che la ‘colpa’ fosse della Juventus e non la nostra che non ci abbiamo provato».

L’ultima volta (4 novembre 2018) che si affacciò all’Allianz Stadium di Torino ne seguì ima polemica che ancora non s’è sopita. Al fischio finale, dopo aver ribaltato con il suo Manchester United una gara dominata dai bianconeri, mostrò l’orecchio al pubblico per reagire agli insulti ricevuti per 90 minuti. Sa che l’accoglienza che avrà questa sera, non sarà delle migliori: «Mi aspetto lo stesso trattamento delle altre volte. La mia reazione 3 armi fa è stata criticata ma la gente ha dimenticato i restanti novanta minuti dove c’è stato poco rispetto penne».
Rimane mite. Si accende soltanto quando in conferenza il tema si sposta sulla definizione di allenatore ‘risultatista’: « La sfida tra me e Max non è una sfida fra noi due, è Roma-Juve, nel passato Juve-Manchester o Cagliari. Io e lui possiamo essere chiamati così, ma quelli che lo sono è perché hanno vinto, ma sembra che sia una cosa negativa e non il contrario».

Zero polemiche, invece, sulla direzione di gara affidata a Orsato che in carriera lo ha già allontanato due volte dal campo: «Prima di ogni gara sono sempre felice dell’arbitro, non mi interessa la sua storia o i risultati avuti con lui». Passerella finale sulle voci di un interessamento nei suoi confronti da parte del Newcastle, acquistato di recente dalla famiglia reale di Riyad: «Non ho nulla da dire. Anzi l’unica cosa che posso dire è che dopo tanti anni ho lavorato con una delle più grandi persone nella storia del Newcastle e ho avuto una connessione emozionale con quella città che conosco molto bene. Sono però molto felice di essere qui con il progetto Roma dei Friedkin».

Quanto sia importante la spinta dello Stadium (non ancora Allianz) lo aveva spiegato bene Antonio Conte, quando invocava la “bolgia” per aiutare la Juventus a prendere il sopravvento sugli avversari. Nove scudetti consecutivi – da Conte al Massimiliano Allegri/1 e a Maurizio Sarri, fino alla chiusura a causa del Covid – sono stati costruiti (anche) così. Lo stesso Max ha sottolineato ieri quanto sia stato importante l’appoggio del pubblico per costruire l’impresa contro il Chelsea in Champions League: «Si è vissuta una atmosfera speciale, che ha aiutato molto la squadra. D supporto dello stadio è molto importante», concetto ribadito venerdì al Salone del Libro anche da Pavel Nedved alla presentazione del libro di Tuttosport “La casa della Juve’.’
E questa sera ci sarà un motivo in più per esserci perché, dopo la prima apertura al 50% dei posti disponibili, contro la Roma si passa al 75%, con un primo ritorno alla normalità anche per i giornalisti
che – grazie all’impegno dell’Ussi (Uniona stampa sportiva italiana) – potranno nuovamente assistere alle conferenze postgara in presenza. Si sale quindi da20.000 posti a 31.130 dei 41.507 disponibili. Un numero congruo per assistere a una classica del campionato, che toma a essere anche un big-match per la buona partenza della squadra di José Mourinho. Un pubblico di livello che, si spera, possa fare da sfondo a uno spettacolo altrettanto di livello.

Massimiliano Allegri si prenderà tutto il tempo che ha a disposizione, ma nella sua testa ha cominciato a rafforzarsi l’idea di quale Juventus schierare questa sera contro la Roma. Un ragionamento da fare in base alle condizioni di chi è stato impegnato con le Nazionali e in base agli indisponibili.

Due le certezze: fuori Paulo Dybala, non ancora recuperato, e Adrien Rabiot, stoppato dal Covid. E due i titolari di movimento sicuri: Matthijs de Ligt, come detto dallo stesso allenatore, ed Enrico Chiesa in attacco. La difesa sarà completata da Danilo, Bonucce, con tutta probabilità, da Luca Pellegrini a sinistra.

Centrocampo con Cuadrado, Bentancur, Locatelli e Bernardeschi, quest’ultimo largo a sinistra, al posto di Rabiot, dopo essere stato candidato in appoggio all’attacco. Un reparto dove Moise Kean parrebbe il nome indicato ad affiancare Chiesa. Ieri Allegri non ha speso molte parole sul centravanti
(«Sta bene come tutti gli altri»). Anzi, si è soffermato maggiormente su Kaio Jorge: «Non ha i 90 minuti nelle gambe, ma è forte e molto sveglio». Il concetto che aveva già espresso il 2 ottobre dopo la vittoria nel derby, prima apparizione ufficiale per il brasiliano, inserito al 44′ st: «È entrato bene, ha toccato due palloni, ma si vede
che è un ragazzo sveglio».

Derby in cui, invece, non aveva brillato proprio Kean. Titolare per la seconda volta in stagione dopo La Spezia (quando aveva segnato la prima rete stagionale), e proprio con Chiesa al fianco, aveva faticato a inserirsi nel match, tanto da essere sostituito da Cuadrado all’intervallo, con il numero 20 ad agire da punta centrale. Una mossa che aveva reso meno prevedibile la Juventus, togliendo i punti di riferimento al Torino. Allegri (che potrebbe portare Morata in panchina) ci pensa, anche perché Kean non ha perso il ritmo partita nei due spezzoni di Nations League disputati con l’Italia, e la sua fisicità potrebbe creare diffìcoltà alla Roma, aprendo spazi ai compagni, a cominciare da Chiesa e, a seguire, a favore dei centrocampisti. E per Kaio Jorge, magari, ci potrebbe essere una occasione comunque.

Che sia pretattica o meno, si capirà soltanto all’annuncio delle formazioni. Quello che è certo è che Abraham ieri non solo ha superato il provino, malia svolto per intero l’allenamento in gruppo. Mourinho, però, non si è voluto sbilanciare: «Vediamo se Tammy giocherà. L’allenamento è troppo poco, ma viaggerà con noi. Se andrà in campo, in panchina o in tribuna, lo vedremo domani. Sta comunque migliorando». La staffetta con Shomu- rodov è certa. Bisognerà soltanto capire quando José vorrà inserire l’ex Chelsea. Meno dubbi invece su Vina. Nonostante l’uruguaiano sia tornato soltanto ieri mattina (la sua Nazionale ha giocato alle 2.30 di venerdì mattina contro il Brasile) è partito con la squadra e, a meno di sorprese, sarà titolare dal primo minuto. Del resto era accaduto qualcosa di molto simile anche alla vigilia del match interno conil Sassuolo, quando il sudamericano si era aggregato in extremis e poi era stato regolarmente impiegato.

Per il resto la fonnazione è fatta: «Noi sappiamo con chi giochiamo e sicuramente in questo momento Max (Allegri, ndr) conosce la nostra squadra, l’unico dubbio, lo ripeto, è Tammy». Ergo, giocherà quella che va considerata la formazione-tipo: Bui Patricio in porta, Karsdorp e Vina sulle fasce, Mancini e Ibanez centrali; mediana composta da Cristante (diffidato) e Veretout con il tridente Zanioio-Pellegrini-Mkhitaryan dietro il centravanti. Abraham proverà nuovamente in mattinata, dopo il risveglio muscolare. Ieri ha eseguito movimenti volti a sollecitare sia la caviglia che il calcagno, senza avvertire particolare fastidio. Anche il passare dalla scarpa di ginnastica agli scarpini non ha creato problemi. Vederlo quindi dal primo minuto, non sorprenderebbe più di tanto.


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