Intrattenimento

William e Kate premiano il progetto degli hub di quartiere per il recupero del cibo

Quello che decideremo di fare o non fare nei prossimi dieci anni cambierà il destino del pianeta per i prossimi mille anni: lo ha detto il principe William parlando all’Alexandra Palace di Londra, dove si è celebrata la cerimonia di premiazione dell’Earthshot Prize.

Vero, sia nel caso si tratti di indossare un vestito che abbiamo già nell’armadio anziché comprane uno nuovo, come ha fatto Kate mettendo per il green carpet della serata lo stesso abito peplo di Alexander McQueen già sfoggiato ai Bafta del 2011, sia in quello di inventarsi una maniera per salvare dalla spazzatura cibo buono e sano, facendolo arrivare a chi ne ha bisogno.

È proprio questo che ha fatto il Comune di Milano per meritare d’essere insignito di uno dei cinque riconoscimenti istituiti dalla Royal Foundation dei duchi di Cambridge e destinati ai progetti internazionali per proteggere l’ambiente e il pianeta di cui troppo a lungo abbiamo approfittato.

L’iniziativa, che ha vinto il premio per la categoria “Un mondo senza sprechi”, riguarda gli hub di quartiere nati contro lo spreco alimentare poco prima dell’emergenza Covid, diventati poi particolarmente preziosi nel tendere una mano al numero crescente di cittadini in difficoltà a causa delle conseguenze economiche della pandemia. Sindaco Sala, che cosa sono gli hub? «In concreto gli hub di quartiere sono dei luoghi di raccolta e distribuzione delle eccedenze alimentari, dove si preparano pacchi di cibo che vengono poi consegnati alle persone che ne hanno bisogno. Il progetto è nato nel 2017, su impulso del Comune e con la collaborazione di Politecnico, Assolombarda, Fondazione Cariplo e del Programma QuBì.

Oggi la nostra città conta tre hub di quartiere – a Isola, Lambrate e nel Gallaratese – ed è in fase di progettazione il quarto hub a Corvetto ». Come funzionano? «Ogni hub garantisce il recupero e la ridistribuzione di circa dieci tonnellate di cibo al mese.

Siamo quindi molto onorati che questa iniziativa sia stata riconosciuta meritevole a livello internazionale: l’Earthshot Prize è il giusto premio al lavoro di squadra del mondo universitario, di tante realtà del terzo settore e della grande distribuzione che hanno partecipato in maniera proattiva e concreta, permettendo a questo progetto di prendere vita». A cosa sarà destinato il premio di un milione di sterline associato all’Earthshot Prize? «Investiremo il milione di sterline nel potenziamento degli hub di quartiere esistenti e nell’apertura di nuovi, sempre garantendo la sostenibilità del progetto.

Il nostro obiettivo sarà poi quello di diffondere e promuovere questa che è a tutti gli effetti una best practice (procedura ottimale, ndr) nelle città che lavorano con Milano sulla Food Policy (la politica alimentare della città, ndr) a cominciare da quelle attive nel Milan Urban Food Policy Pact (un accordo internazionale siglato da più di duecento città, ndr) e del network C40 (la rete di città impegnate a contrastare il cambiamento climatico, ndr)».

Quali altre iniziative anti-spreco prevede la Food Policy di Milano? «Obiettivo primario della Food Policy è garantire cibo sano per tutti. Per farlo, oltre alla realizzazione degli hub di quartiere, è necessario investire in diversi ambiti: a cominciare dall’educazione, così da formare giovani generazioni più consapevoli di come funziona il ciclo produttivo degli alimenti, per ridurre gli sprechi di cibo, ma anche per promuovere la cultura del riuso e la razionalizzazione degli imballaggi, solo per fare un esempio.

Inoltre, dal 2018 abbiamo previsto agevolazioni per il pagamento della Tarsi, la Tassa sui rifiuti – come la riduzione fino al 50 per cento della parte variabile – per le imprese che donano le eccedenze alimentari che producono o distribuiscono».

Che cosa si può fare invece per contrastare la povertà alimentare, che in città riguarda oltre centomila persone ed è in aumento? «Con la pandemia il numero di persone che vivono in situazioni di emergenza e povertà alimentare è nettamente aumentato. Per aiutarle in maniera concreta lavoreremo a definire programmi stabili e progetti di lunga durata, che possano permettere a chi sta vivendo un periodo di difficoltà di sostenersi e di riuscire a recuperare le energie economiche e psicologiche di cui ha bisogno.

Proprio con questo intento, in pieno lockdown abbiamo aperto un fondo di mutuo soccorso e abbiamo dato un importante contributo alla realizzazione del fondo San Giuseppe dell’Arcidiocesi di Milano, proprio per sostenere chi ha perso il lavoro a causa della pandemia. Ma soprattutto, in quei difficili mesi, mettendo a frutto l’esperienza degli hub di quartiere, abbiamo attivato il “Dispositivo di aiuto alimentare”, per offrire a domicilio assistenza ad anziani e a persone fragili: grazie a dieci hub temporanei e alla collaborazione dei servizi sociali del Comune con gli operatori del settore, siamo riusciti a portare cibo a oltre ventimila persone nelle dure settimane del lockdown».


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