Fedez tira le somme sulla sua malattia


Ma chi l’ha detto che dopo aver avuto una malattia io debba per forza diventare uno migliore? La narrazione che si fa è questa. E così subentra un senso di colpa che non dovrebbe esserci, perché non è detto che da una malattia se ne debba uscire sempre migliorati. Se uno è str**** rimane tale anche dopo».

A otto mesi dall’operazione di asportazione del tumore neuroendocrino al pancreas, Fedez è tornato a palare lungamente del suo cancro, e l’ha fatto decisamente a modo suo. L’occasione è stata la testimonianza all’incontro conclusivo del convegno Il tempo della salute organizzato dal Corriere della Sera. A condividere con il cantante il palco c’era anche il professor Massimo Falconi, esperto di chirurgia pancreatica, lo specialista che l’ha operato, un autentico luminare nel suo campo.

In quei quarantacinque minuti di intervento abbiamo visto il solito Federico Leonardo Lucia (il vero nome di Fedez), 33 anni, da “Rozzangeles” (così viene storpiato il nome di Rozzano, il paese della periferia sud di Milano in cui è cresciuto) con furore, cioè un uomo senza peli sulla lingua, che non ha problemi a parlare dei fatti suoi, anche dei più personali e che a volte sa regalarci, nel bene e nel male, una visione tutta sua delle cose.

A cominciare da come ha rifiutato la retorica che la malattia renda sempre migliori e che rappresenti, in ogni occasione, un cambio di vita epocale nella vita di una persona. «Anche se per me è presto per tirare le somme, ho imparato che la malattia è una finestra a forma di spirale», ha raccontato il rapper. «A volte ti ci allontani, a volte ti riavvicini. Non è detto che uno si debba sempre ricordare di un evento così traumatico. Io cerco di farlo tutti i giorni, è un esercizio quotidiano per cercare di capire quanto si è stati fortunati». Fedez ha toccato vari aspetti della malattia, parlando sempre in prima persona della sua esperienza.

Ha esordito dicendo che, purtroppo, nella sua famiglia non è mai esistito il tabù del tumore: «Da bambino e da adolescente ho avuto vari parenti che sono venuti a mancare per colpa del cancro. Più volte li ho visti in ospedale, malati, isolati dietro un vetro». Poi ha spiegato perché abbia deciso di documentare sui social, giorno dopo giorno, il suo percorso terapeutico, cosa che gli ha attirato tante critiche. «Ho deciso di parlare della malattia a modo mio, perché quando hai la diagnosi certamente la famiglia e gli amici stretti sono fondamentali per affrontare lo tsunami emotivo che ti è caduto addosso. Ma la prima cosa che ho cercato online sono state le testimonianze.

E non ne ho trovate molte». Quello che invece il cantante ha trovato online sono stati articoli e dichiarazioni scoraggianti: di tumore al pancreas si parla pochissimo e sempre in termini pessimi, perché fino a non molto tempo fa era una malattia che non dava scampo. Ultimamente, invece, grazie ai progressi della medicina, chi ha un tumore come quello di Fedez ha maggiori possibilità di guarigione. «L’unica testimonianza che ho trovato è stata quella di Gianluca Vialli (l’ex calciatore combatte con il cancro dal 2017, ndr). Ho cercato di contattarlo e il giorno dopo la mia diagnosi sono riuscito a parlare con lui.

Non so perché, ma questa cosa mi ha dato sollievo, mi ha aiutato a comprendere meglio quello che avrei dovuto affrontare. Il chirurgo mi aveva già spiegato tutto, ma farti raccontare da chi ha vissuto in prima persona quello che vivrai tu è davvero un’altra cosa. Il motivo per cui ne ho voluto parlare è questo: magari la mia testimonianza può essere utile a qualcuno». Il professor Falconi ha voluto inoltre aggiungere: «La testimonianza di Federico ha sdoganato il tumore al pancreas, che fino a poco tempo fa era inguaribile. Ora, invece, non è una sentenza né una condanna ed è importante comunicare questo messaggio».

Fedez ha anche preso l’occasione al volo per tornare sulla polemica che si era innescata alla fine di marzo, nei giorni successivi al suo intervento, quando sui social, dal letto dell’ospedale, aveva pubblicato una foto della sua cicatrice. «Hanno detto che ero guarito in tre giorni perché ero un privilegiato », ha ricordato, «ma ovviamente non è andata così. È stata un’operazione importante: mi hanno asportato il duodeno, la cistifellea, un pezzo di pancreas e una porzione di intestino. Ogni giorno prima dei pasti devo prendere gli enzimi del pancreas. Ma adesso, dopo qualche mese, posso dire che la mia vita non è cambiata di molto». Questo è il messaggio Fedez, che sta facendo un percorso verso, si spera, la guarigione. Un bel messaggio.

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