Harry e Meghan non hanno dubbi, i loro figli sono già principi


Le polemiche che hanno travolto i duchi di Sussex nei dieci giorni trascorsi in terra britannica dopo la morte di Elisabetta II sono ormai questioni archiviate. È il futuro che li aspetta l’incognita più grande. Tra i tanti interrogativi che li riguardano, uno, il più pressante, ha a che fare con i loro figli, ignari di tanto clamore intorno a un’unica vicenda: quella dei titoli. Archie e Lilibet sono o non sono principi del Regno Unito con il rango di altezza reale?

La questione sta tenendo banco da settimane anche sui giornali italiani, tra speculazioni dovute a mancanza di fonti certe. Gente questa settimana è in grado di fare definitiva chiarezza sul punto grazie all’aiuto del professor Craig Prescott, costituzionalista britannico, esperto in monarchia e docente presso la Bangor University, in Galles. «In casa Windsor i titoli della famiglia reale sono regolati dalle lettere patenti che furono emanate da Giorgio V nel 1917», esordisce lo studioso. «Si tratta di uno strumento normativo che stabilisce i gradi di nobiltà all’interno della famiglia reale.

In quel documento è scritto che i figli del sovrano e tutti i figli dei figli maschi del sovrano sono principi e altezze reali». Dunque, chiediamo al professore, se per Archie e Lilibet, in quanto figli di un figlio maschio di un sovrano, siano in vigore queste norme. «Certo, più precisamente quando ci si rivolge a loro bisognerebbe chiamarli “sua altezza reale il principe Archie” e “sua altezza reale la principessa Lilibet”.

Aggiungo anche che ai due bambini sono stati automaticamente intestati titoli e ranghi alla morte di Elisabetta, proprio nel momento stesso in cui Carlo è succeduto a sua madre». Il professor Prescott ci dice, dunque, che i piccoli Sussex hanno già oggi il diritto, non la legittima aspettativa futura, a essere chiamati principi nonostante, quando era viva Elisabetta, il conferimento dei titoli reali si fermasse al terzogenito di William e Kate, Louis.

Ma il professor Prescott aggiunge anche un altro dettaglio: «Per cambiare le regole Carlo III dovrebbe esternare la decisione rilasciando nuove lettere patenti che assegnino i gradi di nobiltà secondo differenti criteri ». Una soluzione che sembra sempre più plausibile, anche a seguito del ruolo che dal 2020 Harry e Meghan hanno deciso di ricoprire: non più working royals, ovvero membri della famiglia reale che lavorano per la corona con il compito di rappresentarla, ma privati cittadini sul suolo americano. Da quel momento hanno scelto di differenziarsi dal resto della famiglia condannando, di fatto, i loro bimbi a percorrere una strada lontana da quella dei reali inglesi, per quanto i baby Sussex ricoprano, al momento, il sesto e settimo posto nella linea di successione.

Lontani dal trono, ma non così tanto. Certo, Harry e Meghan sembrano non giocare a favore di una distensione dei rapporti, anche quando non attaccano direttamente i loro familiari. L’ultimo esempio è stato il ritratto diramato dal loro fotografo di fiducia Misan Harriman, a 48 ore di distanza dallo scatto rilasciato da Palazzo che vedeva insieme Carlo, Camilla, William e Catherine. Loro, i Windsor, in nero, con la solennità di Buckingham Palace a fare da sfondo, Harry e Meghan, in primo piano, mano nella mano, in un’immagine risalente al 5 settembre scorso dopo l’evento One Young World Summit a Manchester.

Una risposta, come al solito, non in linea con il rigore della famiglia reale. Strategia mediatica, quella dei Sussex, che mal si concilia con l’approccio prudente che invece stanno maturando sulle questioni più gravose. Torniamo sull’autobiografia del principe Harry, pagata 35 milioni di dollari dalla casa editrice Penguin Random House che, con la morte di Elisabetta II, ai Sussex non sembra più un’intuizione geniale. Stando alle ultime indiscrezioni, l’autore avrebbe iniziato una corsa contro il tempo per modificare una parte del testo considerata poco opportuna adesso che il padre è diventato re.

E ci sarebbe anche la volontà di posticipare l’uscita del libro al 2023. Questo mistero intorno al manoscritto in realtà non fa altro che aumentare le speculazioni sui possibili bersagli del principe. C’è chi parla di attacchi alla nuova sovrana consorte, Camilla, chi pensa che l’obiettivo sia il padre e chi addirittura ipotizza vengano tirati in ballo i genitori Middleton, che avrebbero fantasticato su una liaison tra Harry e Pippa ai tempi del matrimonio di William e Kate. E poi c’è il documentario prodotto da Netflix, probabilmente sempre tenuto in piedi da una serie di rivelazioni contro i reali inglesi. Anche su questo prodotto Harry sta pensando di fare retromarcia nonostante sia molto più difficile, soprattutto in relazione al contratto che lui e la moglie hanno chiuso con il colosso dello streaming: più di 100 milioni di dollari il compenso pattuito. In questa cornice, il desiderio dei Sussex di cambiare casa sembra un’inutile complicazione. Eppure La coppia vorrebbe spostarsi da Montecito, ritenuta ormai troppo isolata e insicura per i bambini, a Hope Ranch, un’enclave di Santa Barbara dove le case raggiungono i 22 milioni di dollari.

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