I fratelli Bianchi nel mirino di pericolosi criminali albanesi. “Ste spie de m… che spacciavano a casa nostra”

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I fratelli Bianchi passeranno tutta la vita in carcere per aver massacrato e ucciso Willy Monteiro Duarte. I giorni in prigione potrebbero non essere facili per loro. Lo sanno bene. Mesi fa, Repubblica ha riportato che i Bianchi sono stati insultati, sputati e minacciati mentre si trovavano nel carcere di Rebibbia, e questo potrebbe essere il risultato di dinamiche criminali.

Poiché i due fratelli di Artena avevano suscitato l’interesse di influenti malacarne come Elvis Demce, un albanese a capo di uno spietato gruppo di criminali, i fratelli furono presi di mira. Lo dimostrano le intercettazioni sequestrate dall’Antimafia a Roma: “Sono al G9 (reparto carcerario) per pizzicarli”, dicono i collaboratori di Demce, riferendosi a “Ciccillo”, anch’egli detenuto nello stesso carcere. Prenestino, il litorale Pontino, Castelli Romani e Velletri discutono del mercato della droga”, si legge in una conversazione tra Prenestino, il litorale Pontino, Castelli Romani e Velletri. Demce si rifiutava di riconoscere che altri potessero interferire con i suoi affari.

Francesco Bastianelli, che ha cambiato il suo nome in “Bigis”, ha iniziato una battaglia con il suo connazionale Ermal Aramaj per vendicare la morte di “Demce””, si legge nel documento. “I Castelli Romani”, si legge nel rapporto, “furono informati da ‘Bigis’, nato come Francesco Bastianelli, di un’operazione di polizia che aveva come obiettivo i nativi dei Castelli Romani e in particolare due fratelli, i Bianchi, in relazione all’omicidio del giovane Willy Duarte Monteiro. Bigis era arrabbiato per il fatto che “la droga veniva venduta nella loro casa e che diversi individui erano stati arrestati”, si legge nel Nucleo Investigativo.

“Vedi mpò chi so ste spie di merda che spacciavano a casa nostra”, ordina il capo. Gli scagnozzi commentano: “Mamma mia quei daun de Colleferro hanno fatto i danni a colori co quel ragazzino che hanno ammazzato”, dicono.

E vogliono intervenire. “Stanno al G9 primo piano”, vengono a sapere. Poi la conferma: “Gia? sti cessi infami (….)Si hai visto tutte foto da coatti(..).Sti schifosi”. Le intenzioni sono chiare: “magari a pizzicarli quei cessi veri”. Per realizzarle hanno già pensato a un nome: “Poesse che stanno co Ciccillo (un altro detenuto ndr)”, dicono prima di ricordare la fine fatta fare all’ultima persona che avevano deciso di punire.




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