“Mi ha sussurrato: ‘Andiamo, ho picchiato uno’”. Il racconto di Elena, compagna di Filippo Ferlazzo

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La fidanzata dell’italiano Giuseppe Ferlazzo, che venerdì pomeriggio ha brutalmente ucciso un ambulante africano nel centro di Civitanova Marche, è stata una delle testimonianze del delitto. Elena D., 45 anni, ha raccontato ieri agli investigatori della Squadra Mobile di Macerata quei tremendi minuti in cui il suo compagno ha prima colpito Alika Ogochukwu con una stampella, poi lo ha finito a mani nude; il tutto nel pieno centro di una città che a quell’ora brulicava di persone, nessuna delle quali ha avuto la prontezza di intervenire in difesa del nigeriano.

“L’ho visto arrivare verso di me sporco di sangue, con un cellulare in mano che non era il suo. Gli ho detto: ‘Filippo che hai fatto, che hai combinato?’ Lui mi ha risposto piano all’orecchio, quasi sussurrando: ‘Andiamo, ho picchiato uno’“. Stando a quanto emerso la donna, residente a Civitanova Marche, ha assistito all’aggressione senza intervenire per tentare di fermare il suo compagno, persona con la quale aveva deciso di convivere da alcuni mesi nonostante fosse più giovane di lei di 13 anni.

“Non era geloso, piuttosto era protettivo verso di me”, ha raccontato agli investigatori, aggiungendo che questo lato del carattere di Ferlazzo era spesso all’origine di attacchi di rabbia che, tuttavia, mai sarebbero sfociati prima di venerdì nella violenza fisica. A scatenarla, questa volta, è stata la richiesta d’elemosina avanzata da Alika Ogochukwu, ambulante ben noto in città perché frequentava quotidianamente le vie dello shopping.

“Quel signore con la stampella è venuto verso di noi e ci ha chiesto dei soldi, mi ha preso per un braccio”. La donna ha quindi spiegato di essersi divincolata e che Alika non è stato né insistente né tantomeno molesto, come emerso nelle immediatezze del delitto: “Siamo andati avanti per la nostra strada, fino a un negozio di abbigliamento. Insomma, sembrava davvero finita lì. Noi stavamo cercando dei pantaloni per Filippo, allora io sono entrata a vedere, lui è rimasto fuori, ma quando poi mi sono affacciata per chiamarlo, perché finalmente avevo trovato il modello, lui non c’era era più”.

Filippo si trova a poche aver avuto di metri di distanza dopo ucciso Alika: dopo aver inseguito senza difficoltà lui, che era disabile, lo ha colpito in faccia con la sua stampella e poi ha infierito su di lui per almeno quattro minuti fino a ucciderlo.




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