Michelangelo Tommaso di Un posto al sole, il suo dramma con il panico

Aver timore di fallire ed essere sempre troppo critici con se stessi… Michelangelo Tommaso, l’amato Filippo Sartori nella soap partenopea di Raitre Un posto al sole, ha vissuto sulla propria pelle queste sensazioni.

È ha cominciato a soffrire di attacchi di panico. «È un disturbo risolto da tempo, di cui oggi parlo volentieri, perché è comune a molte più persone di quanto possiamo immaginare», racconta lui. «Da quando mi sono confessato in Tv e nelle interviste, tanta gente con lo stesso problema mi ha scritto per chiedermi un consiglio. Quindi ho capito che parlarne ha avuto effetti positivi»,  dice l’attore, sposato ì con la collega Samanta Piccinetti e papà di due bimbe, Sole Caterina e Viola Belle.

Ricordi la prima volta in cui hai avuto un attacco di panico? «Perfettamente. Era il 2005 e mi trovavo in vacanza a New York nel periodo natalizio con un gruppo di amici. Sono dovuto uscire all’improvviso da un negozio, perché mi sentivo schiacciato. Avevo l’affanno, una specie di macigno sul petto: e cosi mi sono addirittura seduto in mezzo alla strada. Era il mio corpo che mi dava segnali forti in un momento nel quale non capivo bene che cosa volevo dalla mia vita».

Sei in grado di ricostruire quello che ti è successo? «Avevo un’immagine di me stesso e di quello che dovevo essere che non corrispondeva a ciò che sentivo realmente. Sono sempre stato ipercritico nei miei confronti, non accettavo la mia parte fragile.

Davo sempre questa immagine di forza e di felicità, mentre invece soffrivo di altalene umorali che poi, con il tempo, ho imparato ad accettare e a perdonare. Così il corpo mi ha “punito”, a suo modo, facendomi capire che poter controllare tutto è un’illusione e che nella vita bisogna imparare a lasciarsi andare». Ti sei affidato alla psicoterapia per una quindicina di anni e cosi hai affrontato il tuo disagio…

«Sì. ed è un percorso che io consiglio a tutti, perché ognuno di noi si porta dietro retaggi familiari e anche condizionamenti dell’ambiente in cui vive. All’inizio, ero dubbioso. Mi dicevo: “Ma io non sono pazzo”, un altro condizionamento che deriva dall’educazione.

In realtà, la psicoterapia mi ha permesso di far uscire tanti aspetti nascosti di me e di sciogliere certi blocchi. Sono molto cambiato da quei tempi, mi considero una persona in continua evoluzione e questo è un aspetto meraviglioso dell’esistenza». Quindi oggi questi attacchi di panico sono solo un brutto ricordo per te? «Assolutamente sì.

Ma sono ben scolpiti nella mia memoria, che è di gran lunga superiore a quella della media delle persone, anche se io per carattere sono distratto (ride, ndf). … Eppure ricordo tutti gli avvenimenti del passato con grande precisione, fin dai tempi dell’asilo. Insomma, ho una memoria prodigiosa. Un a-spetto che mi permette di avere consapevolezza del tempo che passa ed emozioni sempre vive. Un’abilità e un aiuto per il mio mestiere di attore». A proposito del tuo mestiere di attore, in gennaio festeggi i tuoi vent’anni sul set di Un posto al sole…

«Sì! Era il 30 gennaio del 2002. Mi sembra ieri quando sostenni il provino e poi arrivai sul set. La prima scena era con Gianguido Baldi, all’epoca nei panni di Alessandro Pailadini, e l’ho recitata malissimo. Da li è cominciato il mio i vero percorso di vita: recitare invece di proseguire negli studi di Giurisprudenza. E sul set di Un posto al sole ho incontrato in seguito anche la donna della mia vita, mia moglie Samanta, che mi ha donato due figlie meravigliose».

Hai un desiderio per l’anno nuovo in arrivo? «Spero che si cambi aria e che si torni a pensare a un futuro lontano da virus e mascherine. Sono nato e cresciuto col sogno di un mondo unito e senza confini e quindi mi auguro si torni su quella strada. E che trionfino la gentilezza, la positività e la fratellanza. Gli ultimi due anni sono stati davvero molto difficili in questo senso, anche se a me la pandemia ha permesso di fare una pausa dalla vita frenetica e mi ha regalato la nascita di una seconda figlia».

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