Saman Abbas, come si è arrivati a quei resti in un sacco nero


Saqib Ayub, che all’epoca della scomparsa di Saman Abbas era il suo fidanzato e che la famiglia della diciottenne non accettava e ostentava in tutti i modi, una volta disse queste parole: “Sapevo dentro di me da molto tempo che era morta e che mi rimaneva solo una speranza – ammettiamo che questa parola possa avere un significato – che i suoi resti venissero almeno ritrovati per poterle dire addio in modo dignitoso”.

Saman Abbas, come si è arrivati a quei resti

Proprio in seguito alla sua denuncia contro la famiglia di Saman Abbas, Saqib Ayub vive ora in una località segreta nel nord Italia, protetta dalle forze dell’ordine.

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La “colpa” sua e di Saman – nella logica perversa dei suoi genitori, nei costumi pseudo-religiosi privi di totale umanità e nel loro desiderio di costringerla a un matrimonio combinato con un cugino di dieci anni più grande di lei – era quella di sognare un futuro diverso. Ma come sono stati trovati quei resti? Secondo le informazioni trapelate dalle stanze degli investigatori, il danese Hasnain li ha portati nel luogo in cui la diciottenne di origine pakistana sarebbe stata sepolta. Lì sono stati trovati i resti umani.

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Danish Hasnain si trova in carcere al pari dei cugini di Saman Abbas, Ikram e Numanulla, e scorato da agenti della polizia penitenziaria e carabinieri ha indicato loro il punto esatto dove scavare. È in un casolare abbandonato, non lontano dalla casa in cui Saman viveva con la famiglia prima di sparire nel nulla, il 30 aprile del 2021.

Gli investigatori hanno trovato il sacco nero contenente i resti umani in un punto che era già stato perlustrato più volte negli ultimi mesi senza alcun risultato. Ora, come vuole la prassi, sono necessari esami e analisi ad hoc per l’identificazione di quei resti, in particolare l’estrazione del DNA per verificare se si tratta effettivamente di Saman Abbas. Le circostanze sembrano portare proprio a questo ingiusto e terribile epilogo.

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