La storia su chi è Leoluca Bagarella, boss mafioso al 41 bis


Il famigerato Leoluca Bagarella, devoto servitore della famiglia Corleone, compirà presto 78 anni. È famoso per i suoi spietati atti di violenza, come la strage di Capaci, l’assassinio del capo della Squadra Mobile di Palermo Boris Giuliano e l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo. Le sue azioni sanguinose hanno lasciato un segno indelebile nella storia della mafia.

Leoluca Bagarella, spietato assassino della mafia corleonese, è un boss spietato che di recente ha aggredito con un morso un agente del Gom mentre veniva trasferito dalla sua cella. A 78 anni, Don Luchino è ritenuto responsabile di numerosi crimini sanguinosi, tra cui la famigerata strage di Capaci, l’assassinio del capo della Squadra Mobile di Palermo Boris Giuliano e l’omicidio di Giuseppe Di Matteo. Nato in una famiglia mafiosa di Corleone, non si è mai allontanato dal suo percorso criminale, entrando a far parte di Cosa Nostra in tenera età. Le sue azioni rimangono impenitenti e imperdonabili.

Entusiasti sostenitori di Leoluca Bagarella, il famoso boss di Corleone!

Leoluca Bagarella, amico d’infanzia di Totò Riina e Bernardo Provenzano, era profondamente devoto ai boss corleonesi e la loro unione fu ulteriormente rafforzata dal matrimonio di sua sorella, Ninetta Bagarella, con lo stesso Riina. Nonostante due dei suoi fratelli siano stati tragicamente uccisi nelle guerre di mafia, Leoluca rimase fedele al suo stile di vita criminale e non vi rinunciò mai. Dopo essere stato arrestato negli anni ’70 e infine rilasciato nel 1990, è stato nuovamente arrestato nel 1995 dalla DIA e condannato a più ergastoli con il regime di carcere duro del 41 bis. Leoluca non ha mai espresso alcun rimorso per le sue azioni, né ha mai voluto collaborare con la giustizia, il che lo rende uno dei pochi boss a essere sottoposto al regime ostativo dell’ergastolo.

Leoluca Bagarella protesta ardentemente contro il 41 bis!

Il severo carcere del 41 bis potrebbe essere il motore del potente gesto di aggredire un agente mentre veniva portato in tribunale per un altro processo. “Credo che questo sia solo un modo per attirare l’attenzione sull’abolizione del 41 bis, un tema molto discusso. Non mi vengono in mente altri motivi”, ha dichiarato Aldo di Giacomo, segretario generale del Sindacato di Polizia Penitenziaria. Bagarella aveva già manifestato il suo dissenso al regime di carcere duro durante un’udienza in videoconferenza e, durante la sua permanenza nel carcere duro, aveva avuto diversi scatti di violenza nei confronti di altri detenuti.

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