Omicidio Yara Gambirasio, campioni di Dna di Bossetti deteriorati


Il giudice per le indagini preliminari di Venezia ha ordinato l’iscrizione del pubblico ministero Letizia Ruggeri nel registro degli indagati per frode processuale o depistaggio. Questa decisione è stata presa in seguito alla denuncia querela e all’atto di opposizione presentati dai legali di Massimo Bossetti contro l’archiviazione dell’indagine sulla conservazione dei reperti genetici nell’inchiesta che ha condannato il muratore di Mapello all’ergastolo. Secondo il giudice, il pubblico ministero potrebbe non aver adeguatamente gestito la conservazione dei campioni di DNA trovati sul corpo della 13enne di Brembate di Sopra, che sono stati determinanti per la condanna di Bossetti.

Il caso di Yara Gambirasio

Il caso dell’omicidio di Yara Gambirasio, per cui è stato condannato definitivamente dalla Cassazione Massimo Bossetti, è ancora aperto. Letizia Ruggeri, il pubblico ministero di Bergamo che ha lavorato per trovare l’assassino della 13enne di Brembate di Sopra, è stata iscritta nel registro degli indagati per frode processuale penale e depistaggio, reato punibile con la pena detentiva da 3 a 8 anni. La decisione del giudice per le indagini preliminari di Venezia, Alberto Scaramuzza, è stata presa a seguito della condotta di Ruggeri nella gestione e conservazione dei campioni di DNA trovati sul corpo della vittima, che sono stati determinanti per la condanna di Bossetti. Da tempo, la difesa di Bossetti, muratore di Mapello, si è concentrata sulla validità di queste prove genetiche, chiedendo di poter rianalizzare le 54 provette contenenti la traccia biologica mista di vittima e carnefice. Lo scorso 21 gennaio, la Cassazione ha accolto un ricorso della difesa e ha stabilito che gli avvocati avessero il diritto di accedere al materiale biologico. Yara Gambirasio, 13 anni, è stata uccisa il 26 novembre 2010 a Brembate di Sopra (Bergamo). Il suo corpo è stato trovato tre mesi dopo. La procura di Bergamo ha autorizzato migliaia di test del DNA per cercare il profilo genetico dell’assassino.

Cosa dicono gli avvocati di Bossetti

Gli avvocati di Bossetti, Claudio Salvagni e Paolo Camporini, hanno chiesto di poter accedere ai reperti al fine di promuovere una eventuale revisione del processo. In una sentenza dello scorso anno, è stato ricordato come il provvedimento di confisca emesso dai giudici di Bergamo avesse evidenziato l’esistenza di provette contenenti 54 campioni di DNA estratti dagli slip (dove è stata trovata la traccia di Ignoto 1, attribuita a Bossetti) e dai leggings della vittima, nonostante la sentenza della Corte di Cassazione che aveva confermato la condanna di Bossetti avesse affermato che il materiale genetico fosse stato completamente utilizzato. Questi reperti potevano quindi essere analizzati dal pool di esperti di Bossetti.

Secondo il tribunale di Venezia

Il tribunale di Venezia, competente per i magistrati di Bergamo, si è pronunciato sulla questione dello spostamento dei campioni di DNA dal frigorifero dell’ospedale San Raffaele di Milano all’ufficio Corpi di reato del tribunale di Bergamo. Secondo il difensore di Bossetti, Claudio Salvagni, questo cambio di destinazione, che ha interrotto la catena del freddo (i campioni erano conservati a -80 gradi), avrebbe danneggiato il DNA, rendendo inutili eventuali nuove analisi. Nell’atto di opposizione all’archiviazione di quasi 70 pagine, vengono elencate diverse date a partire dal 26 novembre 2019, quando la difesa ha richiesto l’accesso ai campioni di DNA e il giorno dopo ha ottenuto l’autorizzazione. Tuttavia, non sapeva che il pubblico ministero Ruggeri aveva già richiesto lo spostamento delle provette: il 21 novembre, i 54 campioni sono stati rimossi dal frigorifero e consegnati dal professore Giorgio Casari ai carabinieri di Bergamo, arrivando al tribunale il 2 dicembre 2019, “12 giorni dopo” aver lasciato il San Raffaele.

Il pm Letizia Ruggeri nel registro degli indagati

Il giudice per le indagini preliminari di Venezia ha deciso di iscrivere il pubblico ministero Letizia Ruggeri nel registro degli indagati per frode processuale penale e depistaggio e ha contestualmente chiesto nuove indagini. Questa decisione è stata presa in seguito alla presentazione della denuncia querela e dell’atto di opposizione da parte dei difensori di Massimo Bossetti, condannato definitivamente per l’omicidio di Yara Gambirasio. Il giudice Alberto Scaramuzza ha invece deciso di archiviare le altre due posizioni esaminate dai pm di Venezia. Il procuratore di Bergamo, Antonio Chiappani, ha dichiarato di essere “sorpreso” dalla decisione del gip, sottolineando che l’iscrizione nel registro degli indagati arriva “dopo tre gradi di giudizio, dopo sette rigetti dei giudici di Bergamo sia all’analisi che alla verifica dello stato di conservazione dei reperti e dei campioni residui di DNA” e che si imputa al pm il depistaggio riguardo alla conservazione delle provette dei residui organici “dopo che nei tre gradi di giudizio era stata respinta la richiesta difensiva di una perizia sul DNA, dopo la definitività della sentenza sopravvenuta nell’ottobre 2018 che ha accertato la colpevolezza dell’autore dell’omicidio di Yara, e dopo che era passato più di un anno da tale definitività”.

Antonio Chiappani difende la collega Letizia Ruggeri

I 54 residui organici erano stati “regolarmente crio-conservati in una cella frigorifera dell’istituto San Raffaele fino a novembre 2019, ovvero oltre un anno dopo il passaggio in giudicato della sentenza di condanna, e solo successivamente confiscati come previsto dal Codice di procedura penale”, ha ricordato il capo della Procura di Bergamo, che si dice “fiducioso che in sede di indagini emergerà la correttezza dei comportamenti tenuti dalla collega”. D’altra parte, l’avvocato Claudio Salvagni, del collegio difensivo di Bossetti, ha affermato che “i reperti sotto sequestro non possono essere distrutti senza il provvedimento di autorizzazione di un giudice e chi lo fa commette un reato. Aspettiamo le decisioni del pm di Venezia. Il gip ci ha detto con il proprio provvedimento che, purtroppo, i campioni di DNA utilizzati per identificare Ignoto 1 e quindi indispensabili per la condanna di Massimo Bossetti, sono stati distrutti. Ora occorre individuare le responsabilità”.

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