Come finisce E poi lo chiamarono il Magnifico: trama e finale



In “E Poi lo Chiamarono il Magnifico”, Terence Hill emerge in un’avventura che si discosta dal duo iconico con Bud Spencer, proponendo una trama ricca di humor, azione e colpi di scena.



Dopo l’enorme successo di “Lo chiamavano Trinità” e “Continuavano a chiamarlo Trinità”, il regista Enzo Barboni decide di seguire un percorso diverso. Sebbene il titolo suggerisca un seguito delle avventure di Trinità, “E Poi lo Chiamarono il Magnifico” si distacca nettamente dai predecessori. Nonostante la presenza di Terence Hill come filo conduttore, il film non forma una trilogia con i capitoli precedenti.

La mancanza di Bud Spencer, sostituito da Gregory Walcott (curiosamente doppiato da Glauco Onorato, la voce di Spencer), segnala una svolta nel ruolo abituale di Hill, che abbandona la figura del furbo e agile pistolero per interpretare un personaggio dalle caratteristiche opposte, almeno fino a un’inaspettata evoluzione nel finale.

Cast e Sinossi: Un Trio Inaspettato e Avventure al Confine del Western

La trama ruota attorno a Bull (Gregory Walcott), un ex rapinatore che, insieme ai suoi vecchi compagni Holy Joe (Harry Carey Jr.) e Monkey (Dominic Barto), incrocia il cammino di Sir Thomas Moore (Terence Hill), un giovane nobile inglese erede di una proprietà rurale. Contrariamente ai ruvidi manigoldi, Thomas si presenta come un raffinato gentiluomo, appassionato di musica classica e completamente a digiuno di armi da fuoco, elementi che introducono una serie di esilaranti disavventure e un’imprevista storia d’amore con Candida Olsen (Yanti Somer). La presenza minacciosa di Morton (Riccardo Pizzuti), antagonista del film, aggiunge tensione alla narrazione, culminando in una trasformazione di Thomas da innocuo aristocratico a eroico cowboy.

Colonna Sonora e Finali Emotivi: La Magia di Guido & Maurizio De Angelis

La colonna sonora, firmata dai talentuosi Guido & Maurizio De Angelis, arricchisce il film con melodie indimenticabili che accompagnano le vicende di Hill e compagni, consolidando il legame con le atmosfere dei precedenti film di Trinità. Il brano “Don’t lose control”, interpretato da Gene Roman (Patrizio Sandrelli), funge da leitmotiv emotivo che sottolinea momenti di introspezione e l’inevitabile confronto con il progresso, simboleggiando un commiato nostalgico al genere spaghetti western. Questi elementi contribuiscono a fare di “E Poi lo Chiamarono il Magnifico” un’opera che, pur distaccandosi dai canoni tradizionali del western comico, ne conserva lo spirito attraverso innovazione, humor e momenti di autentica commozione.



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