La Segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, si troverà ad affrontare ulteriori difficoltà a partire da lunedì sera, poiché non riuscirà a indebolire significativamente il governo Meloni. Inizialmente, la Schlein aspirava a una vittoria schiacciante con un rapporto di 5 a 1, successivamente ridotto a 4 a 2. Attualmente, sarebbe un risultato positivo per lei ottenere un pareggio di 3 a 3. Le elezioni regionali nelle Marche si sono rivelate decisive per consentire al centrodestra di resistere a un attacco politico-mediatico di notevole intensità. Nonostante gli sforzi per ottenere consensi a sinistra, la coalizione di governo ha mantenuto il controllo solo in Toscana, con la vittoria di Francesco Acquaroli anche oltre le Marche, come dimostrato dalla Calabria, dove la sinistra non è riuscita a destituire Roberto Occhiuto.
Domenica prossima è prevista l’affermazione del successore di Luca Zaia in Veneto, il giovane Stefano Stefani della Lega. Successivamente, si terranno le elezioni in Puglia e Campania, quest’ultima caratterizzata da una competizione piuttosto accesa nelle ultime previsioni della vigilia. Anche se l’opposizione dovesse ottenere la vittoria in entrambe le regioni del sud, il risultato finale sarebbe un pareggio. Tali sforzi sarebbero stati vani. Nonostante ciò, Elly Schlein continua a lanciare gli ultimi appelli attraverso la propaganda del Partito Democratico, affermando: «Dalle Regioni partirà il riscatto di un’Italia che vuole finalmente mandare a casa questo governo». Questa visione sembra essere condivisa solo da lei.
La situazione è ben diversa. Innanzitutto, emergono sempre più chiaramente le divisioni interne al Partito Democratico. L’ala riformista non è più disposta a subire un’erosione della propria influenza, venendo messa in ombra in diverse occasioni. Nell’unica regione conquistata finora in questo turno elettorale, la Toscana, si è manifestata una leadership piuttosto assertiva che ha marginalizzato le componenti non allineate all’interno del partito. Inoltre, la mancanza di candidati propri nelle diverse regioni rappresenta un ulteriore ostacolo per la Schlein. In sintesi, si tratta di una situazione complessa che contribuisce a generare confusione.
La strategia delle alleanze, in particolare quella con il Movimento 5 Stelle, non sta producendo i risultati sperati da Elly Schlein. I numerosi insuccessi ottenuti dai pentastellati a livello locale compromettono significativamente le possibilità di vittoria elettorale, evidenziando una scarsa propensione dell’elettorato post-grillino a sostenere un’alleanza con il Partito Democratico. Nonostante i proclami di vittoria, che appaiono più come dichiarazioni di intenti pre-elettorali, la segretaria dem ha dovuto riconoscere che le elezioni regionali non costituiranno un test nazionale, bensì che ogni regione avrà una dinamica elettorale autonoma. Questa presa di posizione limita la retorica di una “vittoria nazionale” come potenziale trampolino di lancio, poiché la conquista di alcune regioni non garantisce necessariamente un’onda elettorale a livello nazionale.
È probabile che all’interno del Nazareno si stiano valutando le osservazioni di numerosi analisti che percepiscono una leadership debole o eccessivamente ideologica. L’agenda politica di Elly Schlein appare sempre più astratta e priva di concretezza. Questo fenomeno si verifica in quanto le proposte del Partito Democratico non riescono ad attrarre l’elettorato. La reiterazione di slogan già utilizzati, la negazione dei risultati positivi ottenuti dalle politiche economiche del governo in carica e l’assenza di un’alternativa chiara per coloro che esprimono insoddisfazione verso l’attuale esecutivo, spingendo molti elettori verso l’astensione piuttosto che verso il sostegno alla Schlein, sono fattori determinanti. I messaggi programmatici risultano inefficaci a causa della loro scarsa concretezza.
Non è un caso che, anche tra gli elettori che si dichiarano favorevoli alla sinistra, si manifesti una preferenza per la leadership di Giuseppe Conte rispetto a quella della segretaria dem. Si assiste, pertanto, a un ribaltamento dei ruoli, a poco più di un anno dalle elezioni politiche. La rivincita attesa non si concretizza per quella che sembrava la naturale candidata alla carica di Presidente del Consiglio, la quale rischia di perdere terreno a favore dell’alleato-rivale. Questo fenomeno è anche una conseguenza di una politica massimalista che ha allontanato gli elettori dal Partito Democratico.



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