“Penso sia meglio che Garofani lasci il suo incarico.” Ignazio La Russa non ci gira intorno: a meno di una settimana dall’esplosione del caso-Quirinale, chiede apertamente un passo indietro a Francesco Saverio Garofani, il consigliere del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Tutto nasce da una lettera anonima, firmata “Mario Rossi” e pubblicata dalla Verità, dove si racconta che, durante una cena di tifosi giallorossi a Roma, Garofani si sarebbe lasciato andare a commenti poco lusinghieri sul governo Meloni e avrebbe auspicato la nascita di una forza moderata capace di contrastare il centrodestra. Queste parole hanno infiammato Fratelli d’Italia. Garofani ha cercato di sminuire la questione, ma non ha mai davvero smentito il contenuto della lettera.
“La difesa nazionale è una cosa seria, e secondo me il segretario del Consiglio Supremo di Difesa dovrebbe lasciare il suo ruolo,” spiega oggi La Russa, presidente del Senato, intervenendo a Direzione Nord. “Era chiaro che Meloni non c’entrava niente, non è mai stato in dubbio,” insiste. “Qui parliamo di un consigliere che, in mezzo ai tifosi e senza troppi filtri, si è lasciato andare a una serie di giudizi su governo e su Meloni.”
Poi La Russa chiarisce: la sua non è una richiesta formale, ma più un suggerimento, e lo sottolinea poco dopo con una nota ufficiale che corregge in parte quanto già circolato online. “Mi dispiace se rispondere a una domanda su Garofani ha fatto sembrare che volessi riaprire un caso che considero chiuso, proprio come Meloni. Fin dall’inizio ho dato piena solidarietà al presidente Mattarella.”
Certo, ammette, “forse sono stato troppo diretto quando ho detto che Garofani potrebbe sentirsi a disagio nel ruolo di segretario del Consiglio Supremo di Difesa. Ma non sta a me chiedere le sue dimissioni, e non l’ho fatto.”
La Russa però difende la legittimità delle critiche rivolte al consigliere: “Se certe parole le dice un consigliere del presidente della Repubblica, non si può attribuire quel pensiero al presidente stesso. Ma criticare il consigliere è più che legittimo, soprattutto se gli si chiede di smentire e lui risponde che erano solo chiacchiere tra amici.”
Poi arriva la frase che fa discutere: “Se fosse stato uno di destra, oggi lo troveremmo appeso ai lampioni di qualche città, o crocifisso con tutto il fervore cattolico.”
La Russa chiude così: “Quelli di Garofani sono desideri personali, e non sono degni di chi fa il Consigliere del Presidente.”
Dal canto suo, Giorgia Meloni, a margine della conferenza stampa del G20 a Johannesburg, domenica, ci tiene a mettere un punto: “Ho parlato direttamente con il presidente della Repubblica, abbiamo chiarito tutto. Voglio ribadire che ho sempre avuto un ottimo rapporto con il presidente Mattarella. Non credo sia il caso di tornare su questa storia.” E aggiunge che le parole del consigliere sono state “istituzionalmente e politicamente inopportune,” anche perché pronunciate in pubblico.



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