Dopo diverse settimane, l’imam egiziano residente a Torino è stato finalmente espulso. Durante le celebrazioni del 7 ottobre organizzate da sostenitori pro-Palestina, l’imam ha dichiarato: «Io personalmente sono d’accordo con quello che è successo il 7 ottobre. Noi non siamo qui per essere quella violenza, ma quello che è successo il 7 ottobre 2023 non è una violazione, non è una violenza». In sostanza, ha concesso ai cittadini torinesi di non essere vittime di attacchi simili a quelli subiti dagli israeliani, ma ha ribadito il suo sostegno allo sterminio etnico-religioso di 1200 persone, inclusi episodi di violenza sessuale e omicidi di bambini. Tali azioni, secondo lui, sarebbero semplicemente conformi alla legalità, presumibilmente quella della sharia.
La sua espulsione appare una misura necessaria, in quanto il suo pensiero è incompatibile con la coesione sociale e i principi fondamentali della nostra Costituzione. Di seguito, si riporta la dichiarazione di un’ex capogruppo in Comune di Alleanza Verdi e Sinistra, successivamente eletta in Regione, che difende l’imam. In sostanza, per una parte significativa della maggioranza torinese, giustificare un massacro di tale portata è considerato “libertà d’espressione, seppur controversa”, e chi sostiene il terrorismo islamico è definito “dissidente” (rispetto al principio di non ricorrere alla violenza) e merita tutela. Inoltre, si sottolinea la necessità di attendere ricorsi, controricorsi e procedure legali, con la preoccupazione che, qualora l’imam venisse rimpatriato in Egitto, possa subire torture, dato che il trattamento riservato ai sostenitori del terrorismo e della violenza religiosa, anche di stampo pro-Islam, è presumibilmente meno indulgente rispetto a quello praticato in Italia.
Pur riconoscendo che la sinistra italiana potrebbe aver perso di vista i valori della pace e della democrazia, è lecito interrogarsi sulla volontà del Partito Democratico di governare in alleanza con individui che condividono tali opinioni, o di presentarsi alle elezioni al loro fianco.
“Il delirio della Consigliera Rossa” di Alice Ravinale, pubblicato su Facebook.
Consigliera regionale Alleanza Verdi e Sinistra.
La vicenda riguardante l’imam della moschea di via Saluzzo, a Torino, solleva interrogativi di notevole gravità e inquietudine sullo stato di diritto nel nostro Paese. Si tratta di un cittadino egiziano residente in Italia da quasi due decenni, noto dissidente del regime di Al-Sisi, già oggetto di persecuzioni nel suo Paese d’origine. A tale soggetto è stato revocato il permesso di soggiorno di lunga durata su ordinanza del Ministero dell’Interno, con conseguente disposizione di rimpatrio.
Il rimpatrio in Egitto comporta il rischio concreto di arresto e tortura, nelle medesime strutture detentive in cui ha perso la vita Giulio Regeni. Nonostante la formalizzazione di una nuova domanda di asilo, corredata della presentazione del modello C3, e quindi in presenza di una procedura in corso che, per legge, sospende ogni provvedimento di espulsione, il giudice ha convalidato il rimpatrio.
In luogo di attendere l’esito della Commissione territoriale, come previsto dalle normative italiane e internazionali, il soggetto è stato trasferito – o è in procinto di essere trasferito – al Centro di Permanenza per i Rimpatri (CPR) di Caltanissetta. Tale dinamica appare più riconducibile a una ritorsione politica che a un atto di giustizia.
È opportuno ricordare che, solo un mese fa, la deputata Montaruli aveva sollecitato l’espulsione con un’interrogazione parlamentare diretta al Ministro Piantedosi. Il motivo addotto risiede nel discorso pronunciato dall’imam in occasione dell’anniversario del 7 ottobre.
Si evidenzia, pertanto, un uso politico del diritto, in cui la libertà di espressione – anche quando controversa – viene equiparata a un reato, e il dissenso percepito come una minaccia. Si tratta di un’intimidazione che nulla ha a che vedere con la sicurezza nazionale. Ci troviamo di fronte a un caso gravissimo di compressione dei diritti fondamentali e di aggiramento delle garanzie previste per coloro che richiedono protezione internazionale.
Si sollecita l’immediata sospensione del provvedimento di espulsione, il rispetto della procedura di asilo e un chiarimento urgente da parte del Ministero dell’Interno. Infatti, se oggi si espelle un dissidente, domani si potrà espellere chiunque. Quando persino la legge diventa uno strumento di vendetta politica, non ci troviamo più in uno Stato di diritto, ma in una situazione ben più pericolosa.



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