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Si affaccia per stendere i panni e viene colpita a morte da un proiettile: l’omicidio di Luisa Manfredi



La piccola Lula, un comune del Nuorese con poche decine di migliaia di abitanti, è stata teatro di un omicidio avvenuto nella notte di novembre del 2003, un caso che continua a suscitare domande senza risposta. Luisa Manfredi, quattordici anni, si stava preparando per una serata di danze tradizionali quando, prima di uscire, ha deciso di stendere il bucato. Mentre apriva la finestra per far entrare l’aria fresca, ignara del pericolo, è stata colpita da un colpo di fucile. La ragazza è crollata sul pavimento del terrazzo, priva di sensi, e non si riprenderà mai più, morendo il giorno seguente. Quello che sembra un omicidio premeditato ha colpito non solo la giovane, ma anche la sua famiglia, con il vero bersaglio probabilmente identificabile in sua madre, Laura Manfredi.



Laura, moglie di Matteo Boe, un noto bandito sardo all’epoca in carcere per il sequestro del piccolo Farouk Kassam, è stata una vittima innocente in un contesto di violenza e vendetta. Tuttavia, la comunità di Lula non ha reagito pubblicamente, né con fiaccolate né con veglie di preghiera, a causa della paura che avvolgeva il paese, legata al sottobosco criminale che ruotava attorno alla figura di Boe. La popolazione, scossa dall’accaduto, ha scelto il silenzio, mentre la Procura ha avviato le indagini.

Le indagini iniziali hanno esplorato due principali ipotesi: un delitto passionale e uno di natura politica. La prima ha portato all’arresto di un giovane di Lula, accusato di aver avuto una relazione con Luisa, ma è stato successivamente assolto dalla Cassazione per insufficienza di prove. La seconda ipotesi ha messo in luce la figura di Matteo Boe, un personaggio di grande rilevanza nel crimine sardo, unico detenuto a evadere dal carcere di massima sicurezza dell’Isola dell’Asinara. La sua storia criminale e i suoi nemici potrebbero aver avuto un ruolo cruciale nell’omicidio della figlia.

Inoltre, Laura Manfredi non era solo la compagna di Boe, ma anche un personaggio politico controverso, attivamente coinvolta in posizioni di estrema sinistra, il che la rendeva una figura scomoda in una Lula che nel 2003 aveva appena eletto una sindaca di Forza Italia dopo anni di commissariamento. Le minacce e le tensioni politiche che circondavano Laura potrebbero aver contribuito a creare un clima di ostilità nei suoi confronti.

Con il progredire delle indagini, si è ipotizzato che l’omicidio di Luisa potesse essere il risultato di uno scambio di persona, con il killer che mirava a Laura piuttosto che a sua figlia. Tra i sospetti è finito anche Giampiero Cicconi, assessore al Turismo nella giunta comunale, indagato per omicidio volontario, ma anche questa pista si è rivelata infondata. Le indagini sono state riaperte nel 2009 per eseguire nuovi accertamenti sul bossolo del colpo, ma non hanno portato a risultati concreti.

La salma di Luisa è stata successivamente trasferita nel cimitero di Castelvetro di Modena dalla madre, in segno di protesta contro l’omertà e l’indifferenza dei cittadini di Lula. Nel 2012, Laura Manfredi ha sposato un uomo allora detenuto in carcere, mentre il 6 giugno 2017, Matteo Boe è stato scarcerato dopo 25 anni di detenzione. Nonostante gli sforzi della magistratura e le indagini condotte nel corso degli anni, l’identità del cecchino che ha sparato a Luisa rimane avvolta nel mistero, lasciando la famiglia e la comunità in una condizione di angoscia e incertezza.



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