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Vivono nel bosco coi figli, niente elettricità né acqua: per il pm «i minori vanno tolti». Padre chef, madre amazzone: chi sono



Vivevano isolati tra i boschi dell’Abruzzo, senza acqua né corrente. Per loro era una scelta di libertà, per la Procura un pericolo per i figli. Ora rischiano di perderli.



Una famiglia composta da due adulti stranieri e tre bambini è finita al centro di un caso che ha scosso il Vastese, in Abruzzo. Il padre, un ex chef britannico, e la madre, una cavallerizza australiana descritta come “amazzone”, hanno scelto di vivere lontano dalla società, in un casolare immerso nel bosco, senza elettricità, senza acqua corrente e senza mandare i figli a scuola.

Secondo la coppia, si tratta di una scelta consapevole e spirituale, dettata dal desiderio di crescere i figli a contatto con la natura e fuori dai condizionamenti della società moderna. «Non viviamo nell’abbandono, ma nella libertà», avrebbe dichiarato la donna, difendendo la loro decisione.

L’intervento della Procura

Dopo una segnalazione dei servizi sociali, partita in seguito a un episodio di intossicazione da funghi avvenuto nell’autunno 2024, la Procura minorile dell’Aquila ha aperto un fascicolo. La pm Angela D’Egidio ha chiesto la limitazione della responsabilità genitoriale e l’allontanamento dei minori, ritenendo le condizioni di vita incompatibili con la sicurezza e la crescita dei bambini.

Gli agenti intervenuti sul posto hanno trovato un rudere isolato e privo di servizi, con tracce di cibo essiccato, stufe a legna e pozzi artigianali. I bambini, di 8 e 6 anni (gemelli), non risultano iscritti a nessuna scuola, ma seguivano un percorso di “unschooling” gestito dai genitori, basato su apprendimento libero e vita pratica.

La difesa della famiglia

A rappresentare la coppia è l’avvocato Giovanni Angelucci, che ha contestato la ricostruzione della Procura, parlando di “scelta di vita alternativa, non abbandono”.
«I bambini sono sani, amati e seguiti — ha spiegato il legale —. I genitori non vivono nella miseria, ma in modo intenzionalmente semplice. Non si può punire chi sceglie di non conformarsi ai modelli di consumo».

Il padre, ex cuoco in ristoranti di alto livello, e la madre, esperta di cavalli e attività equestri, si sarebbero conosciuti in Indonesia, prima di stabilirsi in Italia. Da alcuni anni vivono tra i boschi del Vastese, in un terreno acquistato regolarmente.

Una vicenda che divide l’opinione pubblica

Il caso ha suscitato un acceso dibattito. Da una parte chi parla di diritto alla diversità educativa, dall’altra chi invoca la tutela dei minori e il rispetto degli obblighi scolastici.
Sui social si è rapidamente diffuso il soprannome “gli hippie del Vastese”, ma la realtà è più complessa e solleva interrogativi su dove finisca la libertà genitoriale e dove inizi il dovere di protezione dello Stato.

Cosa accadrà ora

La decisione definitiva spetterà al Tribunale per i Minorenni dell’Aquila, che dovrà valutare se i genitori potranno continuare a crescere i figli nella loro comunità rurale o se dovranno affidarli a strutture esterne.
Nel frattempo, la famiglia resta unita e continua a difendere la propria filosofia di vita: «Abbiamo scelto l’essenziale per dare ai nostri figli ciò che conta davvero: la libertà e la natura».



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