La chiesa sembrava improvvisamente silenziosa.
Come se il mondo si fosse fermato.
Guardai l’uomo davanti a me.
“Cosa vuole dire?”
Lui fece un respiro profondo.
“Vieni con me.”
Non so perché, ma lo seguii.
Uscimmo dalla chiesa sotto la pioggia.
Camminammo fino a una macchina parcheggiata poco lontano.
L’uomo aprì il bagagliaio.
Dentro c’era una cartella.
Piena di documenti.
Foto.
Referti.
Una fotografia cadde a terra.
La raccolsi.
E sentii il sangue gelarsi.
Era mio padre.
Vivo.
Seduto in un bar.
La foto era stata scattata due settimane prima.
“Non è morto,” disse l’uomo.
“Ha cambiato identità.”
Lo guardai sconvolto.
“Perché?”
L’uomo mi fissò negli occhi.
Poi disse lentamente:
“Perché tuo padre… non era la vittima.”
Fece una pausa.
“…era l’uomo che stavano cercando.”



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