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Caso shock negli USA: ICE detiene un bimbo di 5 anni e suo padre, li spedisce in un centro di detenzione



Negli Stati Uniti, sotto l’amministrazione di Donald Trump, l’Immigration and Customs Enforcement (ICE) ha ampliato la sua operazione, colpendo non solo gli adulti senza documenti, ma anche i bambini. Questa preoccupante tendenza è stata denunciata da dirigenti scolastici, insegnanti e avvocati, e il caso più scioccante riguarda un bambino di cinque anni, Liam, il più giovane tra i minori fermati nelle ultime settimane.



Liam frequenta la Valley View Elementary di Columbia Heights. Martedì pomeriggio, 20 gennaio, mentre tornava a casa dall’asilo con il padre, entrambi sono stati fermati dagli agenti dell’ICE nel vialetto di casa. Secondo la sovrintendente scolastica Zena Stenvik, il bambino è stato fatto scendere dall’auto ancora accesa e condotto fino alla porta di casa, dove gli agenti gli hanno chiesto di bussare per verificare se ci fossero altre persone all’interno. In sostanza, Liam è stato utilizzato come esca.

Poco dopo, il bambino e suo padre sono stati portati via e trasferiti in un centro di detenzione in Texas. La famiglia ha una richiesta di asilo attiva e non è destinataria di alcun ordine di espulsione, come confermato dalle autorità scolastiche e dal legale che la rappresenta. Stenvik ha dichiarato di aver esaminato personalmente la documentazione legale relativa al caso.

Tuttavia, quello di Liam non è un caso isolato. Nel distretto scolastico di Columbia Heights, solo in quindici giorni, quattro studenti minorenni sono stati fermati da agenti federali. Tra questi, una bambina di dieci anni è stata arrestata insieme alla madre mentre si recava a scuola. Durante il fermo, la giovane ha contattato il padre per informarlo che gli agenti dell’ICE la stavano portando via. Quando l’uomo è arrivato, ha scoperto che anche sua moglie era stata arrestata. Alla fine della giornata, l’intera famiglia si trovava rinchiusa in un centro di detenzione in Texas.

Un altro studente è stato fermato mentre andava a scuola, e una studentessa diciassettenne è stata arrestata insieme alla madre. In un caso precedente, un sedicenne è stato arrestato nel Bronx, a New York City, ma è stato poi rilasciato.

“Chi può arrestare un bambino di cinque anni?”, ha esclamato Stenvik. “Non potete dirmi che questo bambino possa essere considerato un criminale violento!”. La sovrintendente ha descritto una comunità sconvolta, caratterizzata da un senso di insicurezza quasi totale. Negli ultimi tempi, circa un terzo degli studenti del distretto ha smesso di frequentare le lezioni. Alcuni distretti scolastici dell’area di Minneapolis segnalano tassi di assenteismo che variano tra il 20 e il 40 per cento.

Marc Prokosch, avvocato della famiglia di Liam, ha affermato che la detenzione del bambino è “probabilmente non legale”. Ha spiegato che il padre ha sempre rispettato le richieste delle autorità nel processo di asilo e sta considerando di presentare un ricorso di habeas corpus in Texas, uno strumento legale che consente di chiedere a un giudice di verificare la legittimità di una detenzione e di ordinare la liberazione immediata in caso di violazioni dei diritti fondamentali. “Il fatto che qualcosa possa essere legale non significa che sia morale”, ha commentato. “Non so se abbiano l’autorità per trattenere un bambino di cinque anni, ma resta una domanda: perché?”.

Nel frattempo, i vertici della Border Patrol hanno confermato alla stampa che l’ICE non lascerà la zona, sostenendo che il loro obiettivo è fermare persone senza documenti con precedenti penali. Tuttavia, i fatti a Columbia Heights raccontano una storia diversa, quella di bambini prelevati mentre vanno o tornano da scuola. E di un bambino di soli cinque anni usato come esca per bussare a una porta, prima di essere trasferito in un centro di detenzione.



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