Il recente decreto Energia del governo italiano rischia di avere un impatto quasi nullo a causa degli sviluppi in Medio Oriente, dove l’attacco congiunto di Usa e Israele all’Iran ha innescato una risposta militare da parte di Teheran. Questo conflitto ha portato a un aumento vertiginoso dei prezzi energetici, in particolare del gas, che ha visto un incremento di quasi il 40% nelle ultime ore. Sulla piazza Ttf di Amsterdam, i future del gas hanno aperto con un ulteriore rialzo del 13%, toccando i 50 euro al megawattora.
Anche il prezzo del petrolio ha subito forti aumenti, mentre le Borse europee hanno registrato pesanti perdite, con oltre 300 miliardi di euro di capitalizzazione bruciati. La crisi nel Golfo Persico ha colpito in modo particolare il metano, che ha chiuso ad Amsterdam con un aumento del 39%, raggiungendo 44,5 euro al megawattora e un massimo giornaliero di 49 euro, i livelli più alti dal ottobre 2022.
I rialzi sono stati accentuati dall’interruzione della produzione di gas naturale liquefatto da parte di QatarEnergy, dopo attacchi iraniani contro i suoi impianti a Ras Laffan, il più grande al mondo. La compagnia ha comunicato: “A causa degli attacchi militari perpetrati contro gli impianti di QatarEnergy situati nelle zone industriali di Ras Laffan e Mesaieed, in Qatar, QatarEnergy ha cessato la produzione di gas naturale liquefatto (Gnl) e dei suoi derivati”. Ieri, il Ttf ad Amsterdam è salito da 41 euro al megawattora fino a 46 euro, con un incremento finale del 38,13%. Oggi, le quotazioni hanno continuato a salire, raggiungendo 50,50 euro al megawattora.
La chiusura dello Stretto di Hormuz ha influenzato anche i prezzi del petrolio, che hanno registrato un’impennata tra l’8 e il 9%. Il prezzo del petrolio standard per il mercato americano ha raggiunto i 70 dollari al barile, con massimi in avvio di seduta a 75 dollari, mentre il Brent europeo ha toccato gli 80 dollari al barile. Gli esperti avvertono che, se la chiusura dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran dovesse continuare, il prezzo del petrolio potrebbe salire fino a 100 dollari al barile.
Questa situazione rappresenta un grave problema per i consumatori. I ministri Tajani e Crosetto hanno evidenziato in Parlamento come lo Stretto di Hormuz sia cruciale per il commercio energetico globale, poiché attraverso di esso passa il 20% del petrolio mondiale, pari a 17-20 milioni di barili al giorno, e oltre il 30% del gas naturale liquefatto. Crosetto ha sottolineato che anche una riduzione parziale della produzione o un aumento percepito possono generare effetti immediati sui prezzi, con un incremento significativo dei costi di trasporto fino al 30-40%.
Con l’attacco all’Iran, si prevede un’elevata volatilità dei prezzi dell’energia fino a quando le tensioni non si calmeranno. Aurelio Regina, delegato del presidente di Confindustria per l’energia, ha affermato che è fondamentale garantire competitività e sicurezza in Europa, richiedendo un’approvazione rapida del decreto energia.
I prezzi dei carburanti continuano a salire, con aumenti significativi, in particolare per il gasolio, che ha raggiunto i livelli più alti da un anno. Secondo la Staffetta Quotidiana, questi aumenti sono solo l’inizio. Già ieri, gli automobilisti hanno trovato il prezzo della benzina a 1,67 euro al litro e il diesel a 1,732 euro (prezzi per il self). Michele Carrus, presidente di Federconsumatori, ha commentato la situazione, lamentando che i listini dei carburanti si aggiornano rapidamente al rialzo, mentre non accade lo stesso quando i prezzi devono scendere.
Le stime dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori indicano che i prezzi attuali dei carburanti sono ben al di sopra di quelli che dovrebbero essere. In particolare, il diesel, a parità di accisa, dovrebbe costare 9,8 centesimi in meno, traducendosi in un aggravio di oltre 94 euro annui per gli automobilisti. Inoltre, gli aumenti dei costi di trasporto influiscono su tutti i cittadini, con un incremento stimato di 111,08 euro annui per i beni di consumo.
Le Borse europee hanno reagito negativamente alla situazione, con Milano che ha registrato un calo del 3,8%. Le perdite sono state significative anche a Madrid (-3,2%), Francoforte (-2,8%), Parigi (-2,2%) e Londra (-2%). In totale, con l’indice Stoxx 600, sono stati persi 314 miliardi di euro di capitalizzazione. Anche Wall Street ha mostrato segni di debolezza con il Nasdaq 100 in calo del 2% e lo S&P 500 dell’1,6%.



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