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“Devo pensarci io” – Il partito di Vannacci mette Giorgia Meloni alle strette: ira contro Salvini per il caso Vannacci



La controversa vicenda politica che ruota attorno al generale Roberto Vannacci, prossimo a depositare il marchio “Futuro Nazionale”, è diventata un nodo serio all’interno del centrodestra italiano. Secondo ambienti parlamentari e dirigenti di Fratelli d’Italia (FdI), la premier Giorgia Meloni avrebbe avvertito il suo gruppo che, se il segretario della Lega, Matteo Salvini, non prenderà in mano la situazione, saranno costretti ad intervenire direttamente. Il timore principale è che la potenziale scissione possa erodere consensi alla coalizione e creare instabilità politica nei mesi cruciali verso il voto.



Il deputato della Lega, Edoardo Ziello, molto vicino alle dinamiche interne che stanno emergendo, ha rilasciato un’intervista al Foglio nella quale sposta il focus dal comandante Vannacci a Salvini stesso. “Non è Vannacci che deve chiarire – afferma Ziello – ma è Salvini che deve spiegare qual è la linea della Lega. Stiamo con le famiglie o con Francesca Pascale? Stiamo con Luca Zaia? Io voglio sapere che cosa è la Lega oggi”. Questa dichiarazione sottolinea la confusione interna e la richiesta diffusa di una visione politica più definita da parte del leader del Carroccio.

Secondo Ziello, l’incontro tra Salvini e Vannacci sarebbe programmato per il fine settimana, almeno secondo quanto dichiarato dallo stesso segretario leghista. Tuttavia, tra i parlamentari della Lega serpeggia l’idea che Salvini stia strategicamente evitando il confronto diretto con il generale, alimentando così il rischio di una spaccatura formale. “Al momento siamo qui – ha detto ancora Ziello alla domanda se si stia andando verso un nuovo partito chiamato Futuro Nazionale – e l’idea che Vannacci si possa fermare non esiste. È uno che ha fatto la guerra, andrà avanti come un Panzer”.

La paura nel centrodestra è che una fuga di consensi verso la nuova formazione di Vannacci possa tradursi in un ridimensionamento elettorale significativo. In ambienti di FdI si discute apertamente della capacità negoziale di Salvini e della sua idoneità a gestire personalità politiche così dirompenti. “Siamo sicuri che Salvini sia il migliore a parlarci?”, si sarebbe chiesto più di un esponente del partito della premier, evidenziando perplessità sul ruolo del leader della Lega nella tenuta dell’alleanza.

Un altro fronte di discussione riguarda l’inclusione o l’esclusione di Futuro Nazionale nella coalizione di centrodestra. Se Vannacci dovesse uscire dalla Lega e portare con sé una parte dell’elettorato, si apre la questione se ciò avverrebbe all’interno dell’alleanza o come forza completamente esterna. Nel primo caso, potrebbe rappresentare un elemento di rafforzamento della coalizione; nel secondo, una spina nel fianco in grado di sottrarre voti proprio a Salvini e ai suoi.

Le preoccupazioni di Meloni non si limitano all’impatto interno: alcuni consiglieri più vicini alla premier vedono nella figura di Vannacci un possibile strumento di propaganda per avversari esterni, inclusa la Russia. Secondo questi osservatori, le azioni di Futuro Nazionale non avrebbero un “fine politico” tradizionale ma piuttosto opererebbero per generare caos e frammentazione all’interno del governo pro‑Ucraina, scenario che favorirebbe indirettamente gli interessi geopolitici russi. Per questo motivo, nel centrodestra si starebbe ragionando su clausole elettorali specifiche per gestire eventuali fuoriuscite e possibilmente inserire “il miglior perdente” in posizioni utili senza compromettere l’unità della coalizione.

Un articolo recente del Corriere della Sera aveva ipotizzato un contatto telefonico tra Zaia e Salvini per chiedere l’espulsione di Vannacci dalla Lega. Secondo alcune fonti vicine al governatore veneto, però, una telefonata formale non ci sarebbe stata, e l’opinione su Vannacci sarebbe ancora più netta di quanto raccontato. “Se fosse per Zaia – riferiscono – lo spedirebbe a fare il bagnino sul lago di Odessa”. Al di là delle battute, Zaia si sarebbe sempre mantenuto distaccato dalle provocazioni di Vannacci, rispondendo con un laconico “io non commento i vicepareri”.

Anche Francesco Filini, figura di riferimento nel gruppo di Meloni, ha offerto una visione pragmatica dell’eventuale spostamento di voti: “I voti di Vannacci sono i voti della Lega. Zaia è uno che ha i voti, ma i voti di Vannacci alle Europee sono i voti di un partito strutturato, serio”. Questa lettura evidenzia come l’uscita di una personalità come Vannacci potrebbe non solo frammentare l’elettorato, ma anche ridurre l’attrattiva della coalizione verso altri potenziali alleati, come Carlo Calenda, la cui possibile convergenza sul centrodestra era già considerata in passato.

La genesi della candidatura di Vannacci alle Europee è parte del problema. Per superare l’impasse sui simboli elettorali, Salvini aveva tentato di convincere i governatori a candidarsi, ma la risposta di Zaia fu chiara: “Se non ti candidi tu, che sei il segretario, perché dovrei candidarmi io che guido una regione?”. Da qui deriverebbe anche parte della frustrazione interna, sfociata infine nell’origine di Futuro Nazionale.

Nel frattempo, secondo indiscrezioni, il progetto di Vannacci – definito da alcuni come una sorta di “AfD in salsa italiana” – si fonda su un gruppo iniziale di sei persone, tra cui Arianna Biella, ex stagista di Antonio Maria Rinaldi. Un nucleo esiguo, ma ritenuto efficace dal generale per sfruttare visibilità mediatica e consensi sul territorio, forte di decine di incontri pubblici sold out e di un profilo spostato su temi di destra come la “remigrazione”.

Alla vigilia di quello che potrebbe essere un nuovo capitolo per il centrodestra, Vannacci non partecipa alla due giorni della Lega sulle nevi abruzzesi, un’assenza che viene letta come ulteriore segnale di disallineamento con il partito di Salvini. Se questa distanza si tradurrà in una frattura ufficiale, sarà fondamentale per la tenuta della coalizione alle prossime consultazioni elettorali.



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