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Earth annullano il concerto al Tpo di Bologna: “Bandiera palestinese sul palco, niente musica”



La band storica Earth, guidata dal frontman Dylan Carlson, ha annullato il concerto previsto per il 27 gennaio al Tpo di Bologna a causa di un acceso dibattito riguardo all’esposizione della bandiera della Palestina. Carlson ha dichiarato tramite il suo profilo Instagram che l’affissione della bandiera avrebbe significato “mettere la politica davanti alla musica”, una posizione che ha portato a una discussione accesa nel backstage del locale. Gli attivisti del Tpo, un centro sociale noto per il suo impegno politico, si sono rifiutati di rimuovere la bandiera, portando così all’annullamento dell’evento.



Il concerto era stato organizzato dal locale Freakout, ma la decisione di Carlson ha costretto il Tpo a prendere una posizione difficile. In un comunicato, gli attivisti hanno spiegato: “È stata una decisione molto pesante da prendere, per noi come per il Freak Out, anche perché sappiamo che tante e tanti vengono da fuori”. La bandiera della Palestina, simbolo di una causa che ha visto il popolo palestinese subire gravi conflitti e bombardamenti negli ultimi anni, è stata al centro di questa controversia.

Dylan Carlson, in risposta all’annullamento, ha espresso il suo rammarico per coloro che avevano sperato di assistere al concerto, affermando: “Il Tpo di Bologna ha messo la politica davanti alla musica e ha cancellato il concerto degli Earth. Questa decisione non ha nulla a che vedere né con Earth né con Freakout“. La sua posizione riflette una netta separazione tra arte e politica, una visione che ha suscitato reazioni contrastanti tra i fan e i membri della comunità.

Dall’altro lato, il Tpo ha difeso la propria scelta. Silvio Salvemini, portavoce del centro, ha affermato: “La bandiera della Palestina è parte della nostra storia, da sempre abbiamo legami con il popolo palestinese e abbiamo partecipato a carovane internazionali. Da due anni siamo in strada per chiedere la fine del genocidio, non potevamo accettare il diktat di rimuovere la bandiera”. Ha inoltre sottolineato che entrare al Tpo è un gesto politico, affermando: “Non possiamo essere costretti a scindere la musica dalla politica, non c’è arte e non c’è musica senza rivoluzione”.

In seguito all’annullamento, il Tpo ha annunciato che si assumerà i costi dell’evento, stimati intorno ai 5mila euro, e ha invitato la comunità di artisti e musicisti a partecipare alla manifestazione “Together”, prevista per il 28 marzo a Roma. Questo evento si svolgerà in concomitanza con la convergenza internazionale “No Kings” a Londra, un’iniziativa che riunirà diverse realtà che hanno partecipato ai cortei per la Palestina.

Il contesto della controversia è stato descritto come sconosciuto agli Earth e a Carlson, che ha giustificato la sua richiesta di rimuovere la bandiera con l’intento di non essere associato a essa. “Una presa di posizione netta”, ha concluso Salvemini, sottolineando l’importanza della coerenza tra arte e impegno sociale. Il concerto al Tpo avrebbe dovuto rappresentare la prima data italiana della band di Olympia, Washington, nota per il suo stile drone metal. Una seconda data è programmata per la sera del 28 gennaio al circolo Arci Magnolia di Segrate.



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