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Famiglia nel bosco, rabbia e insulti agli educatori: «Catherine è pericolosa per i suoi figli»



Famiglia nel bosco, il tribunale dei minori dell’Aquila sposta i tre bambini: atti citano «segregazione», scatti d’ira e tensioni con educatrici; padre Nathan collaborativo.



I giudici dell’Aquila hanno disposto il trasferimento di tre minori da una casa famiglia a Vasto in altra struttura senza la madre, dopo segnalazioni di conflitti.

Il tribunale per i minorenni dell’Aquila ha disposto l’allontanamento di tre bambini dalla casa famiglia di Vasto e il loro collocamento in una diversa struttura, senza la presenza della madre Catherine. Nel provvedimento, i giudici richiamano il quadro ricostruito attraverso relazioni dei servizi e della comunità, soffermandosi su dinamiche familiari e comportamenti ritenuti problematici nel percorso di tutela.

Nel documento si legge che «La condizione di segregazione in cui erano tenuti i minori appare una scelta di eremitaggio coltivata con determinazione». La decisione del tribunale arriva al termine di una fase di osservazione e interventi finalizzati, nelle intenzioni dichiarate dalla coppia, al ricongiungimento del nucleo familiare. Tuttavia, gli atti citati nel provvedimento descrivono atteggiamenti divergenti tra i coniugi, con ripercussioni sul clima degli incontri e sulla gestione quotidiana dei minori all’interno della struttura.

Secondo quanto riportato, il padre, Nathan, avrebbe mantenuto un comportamento definito costante e collaborativo. Negli incontri con i figli — passati da due a tre a settimana e indicati come destinati a un’ulteriore intensificazione — l’uomo avrebbe sempre creato «un’atmosfera serena e rilassata», mostrando attenzione verso le esigenze emotive dei bambini. Il provvedimento sottolinea inoltre che Nathan avrebbe contribuito a rassicurare sia i figli sia la moglie, dopo essere stato informato e dopo aver assistito personalmente alle reazioni attribuite a Catherine nei confronti delle educatrici: «rassicurandoli e rassicurando anche la moglie essendo stato informato e avendo anche visto di persona le reazioni d’ira di Catherine nei confronti delle educatrici».

Tra gli elementi valorizzati dal giudice viene citato anche l’episodio del 14 gennaio, quando — si legge — grazie alla collaborazione del padre «si è riusciti a somministrare ai minori le vaccinazioni». Sul punto, il tribunale aggiunge che Nathan avrebbe avuto un ruolo di contenimento e mediazione rispetto alla contrarietà espressa dalla madre: «È stato di supporto alla moglie, invitandola a mantenere la calma, poiché Catherine ha visibilmente espresso la sua contrarietà e non condivisione dei vaccini».

Gli atti dei servizi sociali e della casa famiglia richiamati nel provvedimento riferiscono che l’obiettivo dichiarato dei coniugi — ricongiungersi come famiglia — sarebbe stato perseguito, secondo la ricostruzione, con condotte molto diverse. In particolare, da una parte Nathan negli incontri con i figli «mostra interesse e comprensione per le loro emozioni, li incoraggia e li rassicura». Dall’altra, la madre Catherine avrebbe assunto, secondo le relazioni, un atteggiamento definito «ostile e squalificante» nei confronti delle figure adulte coinvolte nel supporto ai minori, comprese le maestre, manifestando «frequenti scatti d’ira» e risultando «oppositiva alle indicazioni del personale».

Il provvedimento colloca l’avvio di questo comportamento, nella ricostruzione riportata, verso la fine di gennaio: un atteggiamento «tenuto dalla madre dalla fine di gennaio» che, si legge, «ha iniziato a essere fonte di grave pregiudizio, non solo per l’istruzione dei figli, ma anche per il loro equilibrio psichico, per la loro educazione e persino per la loro incolumità».

Tra gli episodi riepilogati compare quanto accaduto il 27 gennaio durante una lezione. Secondo gli atti, l’insegnante avrebbe chiesto la presenza dell’educatrice che seguiva i gemelli per evitare che distraessero la sorella maggiore. La madre si sarebbe opposta, rimproverando l’educatrice «tanto che uno dei gemelli ha chiuso il libro, nonostante non avesse rifiutato tale presenza». Nel provvedimento viene riportata anche la conseguenza attribuita a quella scena: «la percezione di squalifica e di rifiuto che i bambini hanno percepito da parte della madre, nei confronti dell’educatrice, non ha reso possibile attivare l’affiancamento».

Un ulteriore episodio evidenziato dalla casa famiglia riguarda una visita inattesa di amici di Catherine. Dopo quell’incontro, secondo la relazione, i bambini «hanno iniziato a fare dei veri propri atti distruttivi, buttando vasi con terra, scarabocchiando muri e armadi, arrampicandosi su alberi e cancelli». La stessa relazione attribuisce alla madre una lettura di tali condotte: «Tutti comportamenti – scriveva la casa famiglia – spiegati dalla madre come espressione del loro profondo malessere».

In una relazione datata 12 febbraio, gli atti riferiscono che «la mamma consente ai bambini di soggiornare a qualsiasi ora nel proprio appartamento, chiudendo la porta e impedendo di fatto l’accesso e la supervisione delle educatrici». Il documento richiama la criticità di questa condotta, definendola un rischio «considerata la loro tendenza a muoversi senza controllo in tutta la struttura». Nello stesso contesto viene riportato che Catherine avrebbe manifestato «frequenti scatti d’ira, oppositiva alle indicazioni del personale e utilizza modalità comunicative svalutanti nei confronti delle educatrici, spesso alla presenza dei figli e degli altri minori».

Tra i fatti richiamati figura anche l’11 febbraio, quando la madre — secondo quanto riportato — si sarebbe rifiutata di rientrare nell’appartamento assegnato, pretendendo di dormire nella stanza dei figli. L’ultima relazione citata, datata 26 febbraio, riferisce inoltre che Catherine «ignora totalmente i ruoli e le figure professionali presenti all’interno della comunità, decidendo in maniera del tutto autonoma e contraria alle direttive, spiegate più volte». Sempre secondo gli atti, quando le veniva contestato il mancato rispetto delle regole, la reazione sarebbe stata «con ira e con insulti, rimandando ai bambini di non dare importanza alle nostre osservazioni».



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