Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila autorizza il riavvicinamento dei tre bambini ai genitori, prevedendo rientri graduali, fine settimana insieme e frequenza della scuola pubblica.
Il ricongiungimento della cosiddetta famiglia nel bosco potrà avvenire, ma attraverso un percorso progressivo e ancora sottoposto alla supervisione dei servizi sociali. Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha stabilito che i tre figli di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, una bambina di 8 anni e due gemelli di 7, potranno trascorrere periodi sempre più ampi con i genitori. Non è stato disposto, tuttavia, un ritorno definitivo e immediato.
Il provvedimento rappresenta una nuova tappa della vicenda iniziata dopo l’intervento dell’autorità giudiziaria sulle condizioni nelle quali vivevano i minori. I giudici hanno scelto la strada di un riavvicinamento graduale, mantenendo per il momento il monitoraggio e la permanenza dei bambini nella struttura che li ospita.
Tra le misure previste rientra la possibilità per i tre fratelli di tornare nella casa di Palmoli e trascorrere con madre e padre anche i fine settimana, compresa la notte. L’obiettivo è procedere per tappe prima di arrivare, qualora ne ricorrano le condizioni, alla completa riunificazione del nucleo familiare.
La soluzione non soddisfa pienamente la difesa. L’avvocato Simone Pillon, che assiste la coppia, aveva chiesto al Tribunale un ricongiungimento immediato. Il legale ha quindi annunciato l’intenzione di presentare reclamo alla Corte d’Appello contro il provvedimento.
“La eccessiva gradualità e l’incertezza sul ricongiungimento non sono giustificabili con la situazione familiare che non è affatto a rischio abusi e ha ampiamente risolto le criticità abitative e relazionali inizialmente contestate. È come se il Tribunale fosse rimasto ancorato a precedenti valutazioni che ormai sono ampiamente superate dai fatti”, ha dichiarato Pillon.
L’avvocato, ex senatore della Lega, è subentrato nel maggio scorso ai precedenti legali Marco Femminella e Daniela Solinas. Il 25 giugno aveva depositato un’istanza di 99 pagine con la quale chiedeva il ritorno immediato dei bambini con i genitori. La decisione arrivata il 1° settembre segue invece un’impostazione più graduale.
Uno dei punti centrali resta l’istruzione dei tre minori. Nel corso del procedimento il tema della scuola è stato strettamente collegato anche alla socializzazione dei bambini, aspetto sul quale erano state sollevate criticità nelle precedenti valutazioni. Il nuovo percorso prevede l’iscrizione alla scuola pubblica, che dovrebbe avvenire a Vasto, considerando che i bambini continueranno, almeno nella fase iniziale, a risiedere nella casa famiglia.
La scelta segna una distanza rispetto all’impostazione educativa seguita finora da Birmingham e Trevallion, che hanno sempre privilegiato l’istruzione parentale. Anche su questo punto la difesa ha espresso la propria contrarietà.
“Si reputa contrario all’art. 30 della Costituzione e a tutte le convenzioni sovranazionali in tema di libertà educativa l’emanato ordine che sembra essere orientato a mantenere i minori in casa famiglia finché i genitori non mostreranno di aver accettato l’iscrizione dei bambini alla scuola pubblica, in luogo dell’istruzione parentale preferita dalla coppia”, ha affermato Pillon.
Sulla decisione è intervenuto anche lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente della famiglia nel procedimento. Secondo il professionista, il provvedimento apre una prospettiva positiva pur lasciando ancora irrisolti diversi aspetti.
“Con la decisione del Tribunale la famiglia resta ancora nel tunnel disgraziato ma finalmente intravede una luce. A questa luce si aggrappano due genitori stremati e sull’orlo del collasso emotivo. Tuttavia il rientro a tappe dei bimbi, in questa situazione, è l’unica strada percorribile”, ha dichiarato Cantelmi.
Lo psichiatra ha inoltre valutato positivamente la possibilità per i bambini di trascorrere del tempo nell’ambiente nel quale hanno vissuto insieme ai genitori e agli animali della famiglia. “Trovo inoltre significativa la possibilità che i bimbi possano incontrare i genitori nel luogo primario, dove hanno gustato la felicità dei giochi in armonia con la natura e con gli amatissimi animali. Incoraggio Nathan e Catherine a collaborare e a percorrere con fiducia l’ultimo tratto del tunnel sopportando il dolore e lo strazio che dovranno ancora patire nell’attesa che, come scrive Catherine, ‘sorga una nuova alba’”, ha aggiunto.
La vicenda della famiglia ha avuto origine dalle particolari condizioni di vita scelte dalla coppia. Catherine Birmingham, australiana, e Nathan Trevallion, inglese, si erano trasferiti nel 2021 in Abruzzo, acquistando circa due ettari di terreno in una zona boschiva di Palmoli, in provincia di Chieti. Qui avevano organizzato la propria vita in un casolare circondato dal verde e da diversi animali, tra cui cavalli e asini.
L’abitazione originaria, tuttavia, era priva di allacciamento alla rete idrica, energia elettrica e bagno. Condizioni che il Tribunale per i minorenni dell’Aquila aveva considerato inadeguate per i tre bambini. Nel novembre 2025 era stata quindi disposta la sospensione della responsabilità genitoriale e il trasferimento dei minori in una casa famiglia di Vasto.
Inizialmente anche Catherine Birmingham aveva vissuto nella struttura insieme ai figli. La situazione era cambiata nel marzo successivo, quando un ulteriore provvedimento aveva disposto il suo allontanamento. Secondo quanto segnalato dagli operatori della comunità e dagli assistenti sociali, la donna avrebbe avuto difficoltà ad adeguarsi alle regole della struttura, con conseguenze ritenute negative sulla gestione dei bambini.
La madre era quindi tornata dal marito in un’abitazione a basso impatto ambientale situata nella zona rurale di Palmoli e messa a disposizione dall’amministrazione comunale per finalità sociali. Nel frattempo la coppia aveva iniziato, a proprie spese, la costruzione di una nuova abitazione sul terreno nel bosco, questa volta dotata di bagno ed elettricità.
Nel procedimento hanno avuto un peso anche le valutazioni tecniche. La consulente nominata dal Tribunale, Simona Ceccoli, aveva espresso conclusioni critiche sulla situazione familiare. I consulenti di parte Tonino Cantelmi e Aiello avevano successivamente contestato sia le conclusioni sia il metodo seguito nella consulenza, dando origine a un confronto tra perizie e controperizie.
Parallelamente, negli ultimi mesi si era registrato un miglioramento dei rapporti tra i coniugi e i servizi coinvolti nella vicenda. Questo aveva alimentato nella famiglia e nella difesa la speranza di ottenere già a settembre il ritorno definitivo dei bambini.
Il Tribunale ha invece scelto una soluzione intermedia: i rapporti familiari saranno ampliati e i minori potranno tornare periodicamente con Birmingham e Trevallion, ma la riunificazione completa non è ancora stata disposta. Il percorso passerà dunque dai fine settimana trascorsi insieme, dalla frequenza della scuola pubblica e dal proseguimento della supervisione dei servizi sociali. Nel frattempo la difesa si prepara a contestare davanti alla Corte d’Appello la gradualità stabilita dai giudici.



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