Durante un’intervista a Piazzapulita su La7, Corrado Formigli ha rivolto a Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori occupati in Palestina, una domanda diretta: “Qualche errore l’avrà commesso anche lei, quali sono gli errori che eviterebbe di fare?”. L’interrogativo, formulato senza tono inquisitorio, si inseriva in un contesto di dialogo amichevole, seppur con una sottile sfumatura di sostegno. Tuttavia, la Albanese, attualmente oggetto di critiche da parte di Roma, Berlino e Parigi, ha assunto una posizione difensiva. Ne sono seguiti alcuni minuti, per certi versi “illuminanti”, sebbene in senso negativo, che hanno permesso di comprendere l’approccio della stessa Albanese alla controversia in corso.
La Albanese ha inizialmente risposto: “Non credo che sia l’occasione di una confessione personale, la gente non è interessata alla mia vita ma al mio lavoro…”. Formigli ha quindi precisato che si trattava, in effetti, di una discussione professionale.
Cazziatone pure a Formigli, olè.🤭 pic.twitter.com/E43WVhE8li
— Cad Bane 🇪🇺🌍 (@_Brick_Block_) February 12, 2026
“Un genocidio è divisivo, divide chi lo vuole fermare da chi non lo vede e feliemente si volta dall’altra parte – riprende la parola la relatrice -. Lei vede tutti quelli che mi attaccano? Io vedo la gente disperata che non sa cosa fare e mi ringrazia perché vede che c’è ancora una speranza, che il diritto sia veramente universale. A Gaza sta esplodendo questa convinzione nel cuore di molti, lì non vale neppure il diritto alla sopravvivenza”
“Però un errore che ha commesso non me l’ha detto”, sorride Formigli. “E forse non ne ho, non ho niente da dire”, è la sconcertante risposta della relatrice. Poi forse resasi conto dell’enormità, si corregge: “Formigli deve dedicarmi una puntata intera per tutti gli errori che faccio, dalla cura dei capelli al mio accento…”.
Formigli, in evidente imbarazzo, prova quasi a imboccarla: “Magari non avrebbe dovuto dire che una vittima dell’Olocausto non può essere titolata a parlare di genocidio, ecco”. Il riferimento è alla senatrice a vita Liliana Segre, ferocemente attaccata dalla relatrice speciale all’Onu. “Ma infatti non ho detto questo. Ho detto che sono talmente stanca io per la senatrice Segre, per la quale porto un grandissimo rispetto, dà fastidio a me che la senatrice Segre sia presa a modello per negare un genocidio, credo non sia giusto strumentalizzare la vita, l’esperienza, il vissuto di una persona”.
“Però lei è stata la prima a mettersi in gioco per richiamare sui pericoli, no?”, la incalza ancora (gentilmente) Formigli. Ma Albanese non molla: “Non sono i mezzi, non è la brutalità a definire un genocidio. C’è una definizione giuridica, Formigli”. Intervista finita.



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