La relatrice delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, ha intrapreso un’azione legale contro il “Corriere della Sera” per diffamazione. La decisione è stata presa in seguito alla pubblicazione di un articolo di prima pagina in cui la signora Albanese è stata descritta come “militante sempre più filo Hamas” e “partigiana di Hamas”, e le è stata erroneamente attribuita la frase “nemico dell’umanità” riferita a Israele.
La signora Albanese ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Al Corriere della Sera: conduco indagini a Gaza da 859 giorni. Le mie inchieste possono non essere condivise, ma meritano rispetto, essendo il risultato di 859 giorni di lavoro mio e di altri professionisti sui crimini commessi contro la popolazione civile. Pertanto, ho incaricato i miei legali di intraprendere le opportune azioni legali contro le vostre diffamazioni: la misura è colma”.
Oltre cento personalità di spicco del mondo del cinema e della cultura, tra cui Mark Ruffalo e Javier Bardem, hanno firmato una lettera aperta a sostegno della signora Albanese. La relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi è oggetto di critiche da parte di Francia e Germania, che hanno richiesto le sue dimissioni, ritenendo le sue dichiarazioni su Gaza incompatibili con la neutralità richiesta dal suo ruolo. Gli artisti firmatari della lettera chiedono la tutela dell’indipendenza di chi documenta gli eventi sul campo.
Oltre cento personalità di spicco del panorama internazionale del cinema, della musica e della cultura hanno sottoscritto una lettera aperta a sostegno di Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi. Tale iniziativa si configura come una risposta alla richiesta di dimissioni formulata da Francia e Germania, le quali sostengono che alcune recenti dichiarazioni della funzionaria italiana relative alla situazione a Gaza non sarebbero in linea con la neutralità richiesta dal suo incarico presso le Nazioni Unite. L’obiettivo della mobilitazione è quello di respingere le pressioni politiche e di garantire la permanenza di Albanese nel suo ruolo.
La raccolta firme è stata promossa dal collettivo Artists for Palestine, attivo da anni nel campo dei diritti umani. Tra i firmatari figurano personalità di rilievo quali Mark Ruffalo, Javier Bardem, Annie Lennox, Ken Loach, Brian Eno, Viggo Mortensen, Jim Jarmusch, la Nobel per la Letteratura Annie Ernaux e, per l’Italia, Asia Argento. Nel documento, gli artisti esprimono la volontà di difendere l’autonomia del mandato di Albanese, il cui compito consiste nel monitorare e documentare eventuali violazioni del diritto internazionale nei territori palestinesi. La lettera esprime “pieno supporto” alla relatrice, considerata una figura fondamentale per garantire un’osservazione indipendente sul campo.
L’appello degli artisti si inserisce nel contesto delle tensioni tra la relatrice e i governi di Francia e Germania, i quali hanno formalmente richiesto le sue dimissioni a seguito di alcune dichiarazioni rilasciate nel fine settimana. Al centro della controversia vi è l’utilizzo del termine “genocidio” per descrivere l’operazione militare a Gaza e l’espressione “nemico comune dell’umanità”, che i ministeri degli Esteri di Parigi e Berlino hanno interpretato come un riferimento diretto allo Stato di Israele, giudicandolo incompatibile con l’obbligo di imparzialità richiesto dal ruolo ONU. Albanese ha respinto le accuse, parlando di una “manipolazione” delle sue parole e negando ogni forma di pregiudizio o intento antisemita.
Nel documento diffuso da Artists for Palestine, i firmatari sottolineano l’importanza di garantire piena autonomia ai funzionari delle Nazioni Unite, in particolare a coloro che operano in contesti di conflitto. Secondo gli artisti, le interferenze politiche possono compromettere la capacità dei relatori speciali di adempiere efficacemente al proprio mandato. La lettera ribadisce che gli incarichi ONU devono essere svolti senza pressioni esterne e che la documentazione delle violazioni dei diritti umani richiede un margine di autonomia completo e riconosciuto a livello internazionale.



Add comment