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Friulana sposa un tunisino e denuncia un incubo: “Mi costringeva a ingrassare per gelosia”



Un giovane tunisino è stato condannato a cinque anni di reclusione dal Tribunale di Udine per maltrattamenti aggravati nei confronti della moglie, una ventenne italiana residente in Friuli. La donna, vittima di una serie di abusi fisici e psicologici, era stata costretta a ingrassare affinché nessun altro uomo la guardasse. La sua situazione è emersa in un contesto di violenze continue, che includevano insulti, minacce di morte e un controllo ossessivo sui suoi spostamenti.



Secondo quanto riportato dal Messaggero Veneto, il giovane, che ha 20 anni, ha mostrato un comportamento estremamente possessivo e geloso fin dall’inizio del matrimonio, celebrato nel 2024. La Procura di Udine ha ricostruito che già durante la prima sera di nozze, l’uomo aveva accusato la moglie di aver parlato con la testimone di nozze di altri uomini, scatenando una reazione violenta. “La colpiva con un pugno al labbro inferiore causandone il sanguinamento; lanciandole addosso, senza riuscirci, un barattolo di vetro di marmellata,” ha riportato il quotidiano.

Le violenze non si sono limitate a quel primo episodio. La donna ha subito aggressioni fisiche e psicologiche ripetute, compresi tentativi di soffocamento e percosse. “Quando la donna cominciava a urlare, la afferrava da dietro stringendole il collo con l’avambraccio, impedendole di respirare e tappandole la bocca,” si legge nel rapporto. Questi atti violenti si sono protratti nel tempo, con l’uomo che continuava a minacciare la moglie, controllava il suo cellulare e le impediva di avere contatti con le amiche.

La situazione è diventata insostenibile e la donna, in preda alla disperazione, ha tentato il suicidio. Alla fine, ha trovato il coraggio di denunciare il marito, portando alla sua cattura. L’uomo è stato inizialmente arrestato e successivamente posto agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Tuttavia, nonostante le misure di sicurezza, è riuscito a fuggire in Francia, dove ha trovato una nuova compagna minorenne, prima di tornare in Italia e venire nuovamente arrestato.

Il pubblico ministero aveva richiesto una pena di sei anni, ma il tribunale ha inflitto una condanna di cinque anni per maltrattamenti in ambito familiare. L’imputato è stato assolto dall’accusa di violenza sessuale, poiché il fatto non era stato dimostrato. La sentenza prevede anche un risarcimento danni di 20.000 euro a favore della vittima, una cifra che, secondo gli esperti, appare insufficiente rispetto all’entità delle sofferenze subite dalla donna.

La vicenda ha sollevato interrogativi sulla difficile integrazione delle persone immigrate nella società italiana e sull’importanza di affrontare le dinamiche di violenza domestica. La storia della giovane vittima è un triste esempio di come le relazioni possano degenerare in abusi e di quanto sia fondamentale il supporto alle donne in situazioni di violenza.

Il caso ha attirato l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica, evidenziando la necessità di una maggiore sensibilizzazione sui temi della violenza di genere e della protezione delle vittime. Le autorità locali e le associazioni che si occupano di diritti delle donne hanno sottolineato l’importanza di fornire supporto e risorse a chi si trova in situazioni simili.



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