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“Ho fondato il PD, ma voto Sì”: Enzo Bianco prende le distanze da Schlein



L’ex ministro Enzo Bianco sostiene il Sì al referendum sulla giustizia e invita al voto. Al centro separazione carriere, processi lunghi e responsabilità nel sistema.



Enzo Bianco, fondatore del Partito democratico ed ex ministro dell’Interno nei governi guidati da Massimo D’Alema e Giuliano Amato, ha annunciato il suo sostegno al Sì al referendum sulla riforma della giustizia. L’ex esponente di area progressista, indicato tra i promotori del comitato referendario “La Sinistra che vota Sì”, motiva la scelta con la necessità di intervenire sul funzionamento del sistema giudiziario e rivolge un invito diretto ai cittadini: «Andate a votare per il Sì».

La posizione di Bianco viene presentata come un contributo al dibattito interno al centrosinistra, in un quadro in cui una parte significativa del Partito democratico risulta orientata per il No. Nell’intervista, l’ex ministro collega la sua adesione al Sì alla propria storia politica. «Proprio perché vengo da una storia politica di sinistra ritengo che oggi sia necessario avere il coraggio di affrontare seriamente il tema del suo funzionamento. La separazione delle carriere dei magistrati è una riforma importante. Non dico che sia perfetta: potrà certamente essere migliorata. Ma rappresenta un primo passo per intervenire su un sistema che ha bisogno di cambiamenti profondi», afferma.

Sul tema delle divisioni nel Pd, Bianco riconosce l’orientamento prevalente verso il No, ma sottolinea che non si tratta di un fronte compatto e che la scelta dovrebbe avvenire senza vincoli di appartenenza. «È vero: la maggioranza del Partito democratico è orientata per il No, ma non tutta. Io penso che su un tema come questo si debba votare secondo coscienza. Ci sono tanti esponenti della cultura giuridica e politica di area progressista che sostengono il Sì. Penso, per esempio, al costituzionalista Augusto Barbera, che per molti di noi è stato un maestro», dice, citando Augusto Barbera come riferimento nell’area giuridica progressista.

Nel corso dell’intervista, Enzo Bianco richiama anche la figura di Marco Pannella, ricordandone l’impegno storico sulle riforme della giustizia e rivendicando un’eredità politica che, a suo giudizio, conserva attualità nel confronto referendario. «Marco Pannella ha sempre avuto il coraggio di sostenere riforme difficili, spesso impopolari, ma necessarie. Anche sul tema della giustizia aveva una visione molto lucida e coraggiosa. Io ho avuto con lui anche un rapporto personale: fu tra i protagonisti della mia prima elezione a sindaco di Catania nel 1988. La sua eredità è proprio questa capacità di guardare avanti e di non avere paura di mettere mano alle riforme quando servono davvero al Paese», spiega, citando anche Catania come passaggio della propria vicenda politica.

Alla domanda sul perché la riforma sarebbe necessaria, Bianco indica come nodo principale l’efficienza del sistema e l’impatto concreto sulle persone. «Il vero problema oggi è il funzionamento del sistema giudiziario. Pensiamo alla lunghezza dei processi, alle modalità con cui spesso si sviluppano le vicende giudiziarie. Sono questioni che incidono sulla vita delle persone e sulla credibilità dello Stato. Per questo credo che serva una riforma seria», afferma.

L’ex ministro inserisce in questo quadro anche la propria esperienza personale, riferendo di una vicenda giudiziaria durata anni e conclusa con un’assoluzione in primo grado. «Sì, purtroppo ho vissuto sulla mia pelle alcune storture del sistema. Sono stato assolto dopo sette anni in primo grado – ripeto: sette anni in primo grado – per un’accusa di turbativa d’asta che, di fatto, non aveva alcun fondamento. Il tutto per aver chiesto al rettore dell’Università di Catania se un professore di storia del diritto romano potesse insegnare anche alla facoltà di Lettere e Filosofia», dichiara. Alla domanda su cosa gli sia rimasto umanamente di quella fase, aggiunge: «Guardi, dico solo che si tratta di una vicenda paradossale che dimostra quanto il sistema abbia bisogno di maggiore equilibrio e responsabilità».

Nel ragionamento di Bianco un ruolo centrale è attribuito alla partecipazione al voto. Secondo l’ex ministro, la variabile decisiva non sarebbe solo l’orientamento dell’elettorato, ma l’affluenza. «La partecipazione. La vera domanda è quante persone andranno a votare. Più alta sarà l’affluenza, più aumenteranno le possibilità che vinca il Sì. Per questo il mio invito è a non disertare le urne», afferma, rilanciando l’appello a recarsi ai seggi.



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