Una signora anziana, avrà avuto circa 80 anni, era in fila davanti a me, con in mano una confezione di cereali e una bottiglia di latte. Faticava a stare in piedi e si appoggiava al bancone. Notando che avevo solo una lattina di soda, mi disse: «Figliolo, passa pure tu prima.» Quelle parole, semplici, mi scaldarono il cuore.
Così escogitai un piano discreto: pagai e finsi di frugare nel portafoglio, come se avessi dimenticato qualcosa. Mi feci da parte, lasciando che il cassiere passasse la mia bibita, mentre osservavo silenziosamente l’anziana signora con la coda dell’occhio. Le mani le tremavano leggermente mentre sistemava la scatola di cereali, e il suo sorriso, lieve ma persistente, rivelava che la gentilezza per lei non era un’eccezione, ma un’abitudine.
Quando la stampante emise lo scontrino, non me ne andai. Rimasi nei paraggi, fingendo di leggere un avviso appeso al muro, aspettando il momento giusto per agire senza attirare l’attenzione o metterla in imbarazzo.
Quando il cassiere concluse l’operazione e annunciò il totale, feci scivolare con naturalezza la mia carta verso di lui e dissi: «È insieme al mio.» La signora mi guardò sorpresa, cercando di opporsi con voce flebile ma decisa, insistendo che poteva pagare da sola. Mi avvicinai e le sussurrai che mi aveva già ripagato con qualcosa di ben più prezioso del denaro. Confusa, si fermò un attimo. In quel momento, il cassiere completò la transazione e lo scontrino uscì nuovamente. Il gesto era ormai compiuto, e lei non poté più insistere.
Uscimmo dal negozio insieme, e l’aria della sera sembrava più leggera. Si fermò vicino all’uscita, mi guardò negli occhi e mi chiese perché lo avessi fatto. Le dissi la verità: che il suo semplice gesto, lasciarmi passare avanti, mi aveva ricordato quanto sia facile essere gentili e quanto, a volte, sembri raro in un mondo frenetico. Lei annuì lentamente, con gli occhi lucidi, e disse che sperava che un giorno avrei fatto lo stesso per qualcun altro. Prima di separarci, mi posò una mano sul braccio, ferma e calda, come a suggellare quella lezione silenziosa.
Mentre guidavo verso casa, capii che il mio gesto non era stato affatto astuto. Era semplice, quasi ovvio, eppure aveva cambiato il tono dell’intera giornata. La soda ormai era dimenticata, ma il ricordo di quel momento era vivido.
La gentilezza, ho imparato, non ha bisogno di riconoscimenti né di ricompense; ha solo bisogno di un attimo e di un cuore disposto. Quella signora, probabilmente, non saprà mai quanto mi ha dato in quella breve fila al supermercato. E da allora, cerco di rimanere attento a quelle occasioni silenziose in cui posso trasmettere il dono ricevuto—un piccolo gesto alla volta.



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