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Il messaggio di Ghali prima delle Olimpiadi: “È tutto un gran teatro”



A poche ore dalla cerimonia di apertura delle Olimpiadi Milano-Cortina, il rapper Ghali ha pubblicato un post su Instagram che solleva interrogativi sulla sua partecipazione all’evento. La sua presenza sul palco è stata precedentemente accompagnata da una dichiarazione del Ministro dello Sport, Abodi, che aveva specificato che Ghali non avrebbe potuto esprimere liberamente il suo pensiero, in riferimento alle sue opinioni già espresse su Gaza.



Nel post, scritto in forma poetica, Ghali riflette sulla sua partecipazione e sul motivo per cui è stato invitato. Le sue parole rivelano un senso di malcontento e di restrizione: “So quando una voce viene accettata, so quando viene corretta, so quando diventa di troppo”. Prosegue affermando: “So perché vogliono uno come me. So anche perché non mi vorrebbero. So perché mi hanno invitato”. Queste frasi suggeriscono che la sua presenza sia stata voluta più per ragioni di immagine che per un reale desiderio di ascoltare la sua voce.

Il rapper prosegue, rivelando i termini della sua partecipazione alla cerimonia: “So anche perché non ho più potuto cantare l’Inno d’Italia. So perché mi hanno proposto di recitare una poesia sulla pace. So che poteva contenere più di una lingua. So che una lingua, quella araba, all’ultimo era di troppo”. Questa affermazione implica che la proposta di leggere una poesia in arabo sia stata rifiutata, evidenziando un possibile pregiudizio culturale.

Ghali conclude il suo post citando le parole del Ministro Abodi: “So che un mio pensiero non può essere espresso. So anche che un mio silenzio fa rumore. So che è tutto un gran teatro”. Queste dichiarazioni pongono l’accento sulla sua percezione di essere strumentalizzato per un evento che, secondo lui, non permette una vera espressione artistica.

Il Ministro Abodi, in risposta all’annuncio della partecipazione di Ghali, aveva chiarito la sua posizione riguardo alla presenza del rapper alla cerimonia di apertura. Ha affermato che le caratteristiche della cerimonia sono “centrate sul rispetto”, e ha messo in guardia contro “rischi di libera interpretazione”. Inoltre, ha dichiarato di non condividere le opinioni di Ghali, sottolineando che la scelta degli artisti e delle loro performance deve essere coerente con un indirizzo ideale, culturale ed etico ben definito.

Questa situazione ha sollevato polemiche non solo tra i fan di Ghali, ma anche nel dibattito pubblico riguardo alla libertà di espressione degli artisti in eventi di grande rilevanza come le Olimpiadi. La questione si complica ulteriormente considerando il contesto politico attuale, in cui le opinioni su temi delicati come Gaza possono avere ripercussioni significative sulle carriere artistiche.

L’intervento di Ghali sui social, con il suo tono critico, ha messo in luce la tensione tra la libertà di espressione e le aspettative istituzionali. La sua esperienza potrebbe riflettere una realtà più ampia, in cui gli artisti si trovano a dover navigare tra il desiderio di esprimere le proprie opinioni e le pressioni esterne che limitano tale libertà.

In attesa della cerimonia di apertura, le parole di Ghali continuano a generare discussioni e riflessioni sul ruolo degli artisti nella società contemporanea e sulla necessità di garantire spazi di espressione autentica, anche in contesti ufficiali. La risposta del pubblico e delle istituzioni a queste dichiarazioni sarà fondamentale per comprendere come si evolverà il dibattito sulla libertà di espressione nel panorama culturale italiano.



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