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Il Tribunale di Torino ha negato la sospensione della pena per Mario Roggero, condannato a 14 anni e 8 mesi per l’omicidio di due rapinatori.



Il Tribunale di Torino ha deciso di non concedere la sospensione della pena a Mario Roggero, un gioielliere di Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo, attualmente detenuto. La richiesta, presentata dai legali di Roggero, è stata respinta dall’Ufficio di Sorveglianza del tribunale. Il gioielliere era stato condannato in via definitiva a 14 anni e 8 mesi di carcere per aver ucciso due dei tre rapinatori che avevano tentato di assaltare la sua attività commerciale.



La decisione è stata motivata dalla giudice di sorveglianza Elena Massucco, la quale ha chiarito che il beneficio richiesto non si applica a situazioni come quella di Roggero, dove l’esecuzione della pena era già iniziata. Infatti, il gioielliere si era costituito presso il carcere di Bollate venerdì pomeriggio, e quindi non rientrava nelle categorie per cui è prevista la sospensione della pena, che generalmente riguarda casi in cui l’esecuzione non è ancora cominciata e pene di durata più contenuta.

In aggiunta, il provvedimento del tribunale ha sottolineato che non sono emersi elementi di urgenza tali da richiedere un intervento immediato. Le valutazioni riguardanti un possibile differimento della pena dovranno essere effettuate dal Tribunale di sorveglianza. La stessa richiesta era stata presentata anche al tribunale di sorveglianza di Milano, il quale ha dichiarato la propria incompetenza e ha rinviato gli atti al tribunale torinese, nonché alla Corte di Cassazione, chiamata a risolvere eventuali conflitti di competenze.

La situazione ha generato grande preoccupazione tra i familiari di Roggero. La figlia, Laura, ha espresso il proprio sconforto commentando: “È una questione che stanno seguendo i nostri legali. Manteniamo la speranza che ci sia comunque una soluzione, che sia la concessione dei domiciliari o la grazia, anche tenuto conto della sua età.”

La moglie di Roggero, Mariangela Sandrone, aveva presentato una domanda di grazia al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sottolineando che la condanna rappresenta per il marito una sorta di ergastolo. Nella sua istanza, ha affermato: “La sentenza di condanna rappresenta per mio marito Mario una sorta di ergastolo e che tale pronuncia, se eseguita, rappresenterebbe per me, per le nostre quattro figlie e per la famiglia tutta una ulteriore condanna a non poter più vedere Mario in libertà.” Inoltre, ha evidenziato i danni economici che la detenzione comporterebbe per la loro gioielleria.

In un contesto più ampio, il procuratore capo di Milano, Marcello Viola, ha lanciato un appello a tutti affinché si riducano i toni e si consenta alla magistratura di svolgere il proprio lavoro senza pressioni esterne. Ha dichiarato che è fondamentale “provare a valutare dopo avere letto bene le motivazioni dei provvedimenti.” Questo richiamo segue le critiche rivolte ai magistrati da parte di alcuni utenti sui social network, in risposta alla condanna di Roggero.

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