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La destra dice no alla settimana corta: respinta la proposta di ridurre l’orario di lavoro



La proposta di legge che prevedeva l’introduzione graduale della settimana lavorativa corta, con un orario di quattro giorni a parità di salario, è stata definitivamente respinta dalla Camera dei Deputati. L’iniziativa, presentata da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra, ha incontrato l’opposizione del centrodestra, che ha approvato un emendamento eliminando il testo della proposta. Il voto in Aula ha registrato 132 favorevoli, 90 contrari e 9 astenuti.



Il disegno di legge, firmato dai principali leader dei partiti proponenti, era stato depositato circa un anno e mezzo fa e faceva parte di un pacchetto di misure per migliorare le condizioni lavorative in Italia, insieme ad altre proposte come il salario minimo. La proposta prevedeva una fase iniziale di tre anni, durante la quale si sarebbero incentivati contratti collettivi e aziendali per ridurre progressivamente l’orario lavorativo fino a 32 ore settimanali, senza intaccare i salari. Successivamente, attraverso un decreto del governo, sarebbe stato introdotto un limite legale di 36 ore settimanali, rispetto alle attuali 40.

La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, è intervenuta duramente in Aula dopo la bocciatura del testo. “Non è un tema di parte. Ogni volta che le opposizioni avanzano una proposta per migliorare le condizioni di chi lavora, voi la respingete senza nemmeno discuterla. È successo con il salario minimo, con il congedo paritario e ora con la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario”, ha dichiarato Schlein. Ha inoltre sottolineato come questa misura fosse pensata per incentivare la contrattazione collettiva e migliorare la produttività, evidenziando che in altri Paesi europei esperimenti simili hanno portato risultati positivi in termini di equilibrio tra vita privata e lavoro.

Il centrodestra ha giustificato la sua opposizione alla proposta sottolineando i costi elevati che ne sarebbero derivati. Secondo quanto riferito, la Ragioneria dello Stato aveva stimato che l’estensione della misura anche al settore pubblico avrebbe comportato una spesa significativa e non quantificabile per le casse statali. Walter Rizzetto, deputato di Fratelli d’Italia, ha affermato: “Bisogna scrivere meglio le proposte di legge”, evidenziando una presunta mancanza di chiarezza nel testo presentato.

La discussione sulla settimana corta si inserisce in un contesto più ampio di dibattito sulle politiche del lavoro in Italia. Nonostante le critiche dell’opposizione, il centrodestra ha ribadito che le priorità devono essere altre, come il contenimento della spesa pubblica e il sostegno alle imprese. Tuttavia, per Elly Schlein e gli altri promotori della proposta, la bocciatura rappresenta una scelta politica che rischia di ampliare ulteriormente le disuguaglianze sociali ed economiche nel Paese. “In Italia si lavora più ore rispetto a Paesi come Francia e Germania, ma con una produttività inferiore. Bocciare questa proposta significa rinunciare a un’opportunità per migliorare le condizioni dei lavoratori e delle imprese”, ha concluso Schlein.



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