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La Spagna nega agli Stati Uniti l’uso delle sue basi per attaccare l’Iran



Sanchez nega agli Usa l’uso delle basi spagnole per operazioni contro l’Iran, Trump minaccia ritorsioni commerciali



La Spagna ha comunicato agli Stati Uniti che non autorizzerà l’impiego di installazioni militari sul proprio territorio per operazioni dirette contro l’Iran. La decisione arriva dopo la presa di posizione del presidente del governo Pedro Sanchez, che ha condannato l’attacco congiunto di Israele e Stati Uniti contro Teheran, definendolo non giustificato e pericoloso, e collocandolo al di fuori del perimetro del diritto internazionale.

Secondo quanto riferito, il governo di Madrid non consentirà l’utilizzo di basi come quella navale di Rota e quella aerea di Moron per attività collegate alle operazioni statunitensi. Si tratta di strutture situate in Spagna—rispettivamente in area Cadice e Siviglia—che operano in un quadro di cooperazione con gli Stati Uniti basato su un accordo di uso congiunto risalente al 1953. Le basi, tuttavia, restano sotto sovranità spagnola: la linea dell’esecutivo è che Madrid possa negarne l’impiego per attività non coerenti con quanto previsto dalle Nazioni Unite, inclusi passaggi logistici o tecnici collegati a missioni dirette verso l’area del Golfo, come interventi di manutenzione su velivoli destinati a partire.

La ministra della Difesa Margarita Robles ha indicato che il supporto spagnolo verrebbe limitato a scenari di natura umanitaria, senza estensioni ad attività operative connesse alle azioni militari contro l’Iran. La posizione, riportata in queste ore, si inserisce in un più ampio contesto di relazioni transatlantiche segnate da tensioni e differenze di impostazione su alcune scelte di politica estera e di difesa.

Nei giorni precedenti, osservando i tracciamenti pubblici del traffico aereo, inclusi quelli consultabili su piattaforme come FlightRadar24, sarebbe emerso lo spostamento di diversi Boeing KC135 statunitensi dalle basi in Spagna verso strutture in Germania. L’informazione viene letta come un possibile riflesso operativo delle limitazioni comunicate da Madrid, con un riposizionamento dei mezzi su altri hub europei in grado di garantire supporto logistico.

La reazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump è arrivata rapidamente. Durante una conferenza stampa a Washington, al fianco del cancelliere tedesco Friedrich Merz, Trump ha minacciato conseguenze sul piano economico e commerciale nei confronti della Spagna e del governo guidato da Sanchez. Nel corso dell’intervento ha definito il Paese “terribile” e “ostile”, sostenendo che potrebbe interrompere già a breve i rapporti commerciali con Madrid e prospettando la possibilità di rivedere o stracciare intese e cooperazioni.

Dopo la conferenza stampa, Merz avrebbe provato a ricondurre il confronto entro una cornice istituzionale, ricordando che la Spagna è uno Stato membro dell’Unione europea e che la politica commerciale internazionale, nei rapporti con Paesi terzi, rientra nelle competenze comunitarie. In questo quadro, eventuali decisioni su accordi e misure commerciali non sarebbero un atto unilaterale verso un singolo Paese, ma passerebbero da processi e scelte condivise a livello europeo.

La presa di posizione del governo Sanchez non rappresenta il primo caso in cui Madrid manifesta una linea differente rispetto a quella sostenuta da altri partner europei in relazione alle richieste provenienti dalla Casa Bianca. In precedenza, nell’ottobre scorso, il tema del contributo alla spesa militare aveva già generato frizioni: in quella fase Trump aveva sollecitato i Paesi europei della NATO a innalzare la spesa per la difesa fino al 5% del Pil, una prospettiva che, secondo il governo spagnolo, avrebbe avuto effetti su capitoli di bilancio interni come sanità e welfare. Sanchez si era opposto, sostenendo che la Spagna non avrebbe intrapreso una corsa al riarmo a scapito dei servizi pubblici, e da Washington erano arrivate minacce di dazi e ritorsioni commerciali.



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