Antonio Tajani si troverebbe in una posizione precaria alla guida di Forza Italia, con il partito che sta valutando la possibilità di avviare una fase di transizione. In tale contesto, secondo indiscrezioni raccolte dal Giornale d’Italia, emergono i nomi di Roberto Occhiuto e Giorgio Mulè come potenziali leader traghettatori. L’obiettivo primario di questa strategia sarebbe quello di garantire la stabilità interna del partito in vista dell’ingresso in scena di Marina Berlusconi, previsto per il 17 ottobre, come anticipato dal Giornale d’Italia.
Considerata l’instabilità della posizione di Tajani, anche alla luce delle pressioni esercitate da alcuni membri di Forza Italia, la successione in caso di cambiamenti potrebbe vedere Roberto Occhiuto, attuale governatore della Calabria, in posizione di vantaggio. Occhiuto è considerato una figura affidabile e ben consolidata all’interno del partito, ed è ritenuto vicino a Marina Berlusconi.
Il vero nodo politico risiede proprio in questo aspetto. Secondo ulteriori indiscrezioni già anticipate dal Giornale d’Italia, Marina Berlusconi starebbe lavorando alla sua candidatura, con una data fissata per il 17 ottobre 2026. Questo progetto rappresenterebbe un passaggio storico per Forza Italia, restituendo la leadership del partito direttamente alla famiglia Berlusconi.
In questo scenario, il ruolo del “traghettatore” assumerebbe un’importanza cruciale: non si tratterebbe di un leader destinato a permanere in carica a lungo termine, ma di una figura in grado di mantenere l’unità del partito, prevenire fratture interne e preparare il terreno politico e organizzativo per l’arrivo di Marina.
Non va tuttavia esclusa un’altra ipotesi, che conduce a Giorgio Mulè. Nato nel 1968, Mulè è un giornalista ed ex direttore di Videonews, Studio Aperto e Panorama, con una lunga esperienza nel settore dei media e delle istituzioni. Ha ricoperto il ruolo di sottosegretario alla Difesa nel governo Mario Draghi (2021-2022) ed è attualmente vicepresidente della Camera.
All’interno di Forza Italia, egli è riconosciuto come una figura pragmatica, in grado di mediare tra le diverse correnti del partito e di mantenere un equilibrio nei rapporti con gli alleati di governo. Nel corso degli anni, si è distinto altresì per la gestione della comunicazione e per il coinvolgimento su tematiche cruciali quali la giustizia, rendendolo un possibile candidato credibile per una leadership temporanea.
Il dibattito interno a Forza Italia si inserisce in un contesto complesso per l’intero centrodestra. In seguito al recente referendum, che ha sancito la prevalenza del “No”, la coalizione ha manifestato segnali di flessione nei consensi. La prima Supermedia Agi/YouTrend diffusa dopo il voto, relativa al periodo compreso tra il 12 e il 25 marzo 2026, evidenzia infatti una dinamica in evoluzione.
Tra i dati più rilevanti emerge il calo di consensi di Giorgia Meloni con il suo partito, Fratelli d’Italia, sceso al 28,2% (-0,6%), il livello più basso registrato dalle elezioni europee del 2024. Un segnale che si manifesta mentre la maggioranza è impegnata a gestire tensioni interne e cambiamenti negli assetti di governo, caratterizzati da dimissioni e riorganizzazioni in diversi ruoli chiave.



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