​​


Massacro in Iran: bambine colpite in una scuola a Minab, l’Onu chiede giustizia con un’indagine imparziale



Un corteo funebre attraversa le strade di Minab, città situata nel sud dell’Iran, dove le piccole bare delle vittime del bombardamento alla scuola primaria Shajareh Tayyebeh sono state trasportate su camion scoperti. Le bare, avvolte dalle bandiere iraniane, sono state ricoperte di caramelle e petali di fiori lanciati dalle madri, un gesto simbolico e doloroso che ha accompagnato le urla, le preghiere e i canti delle famiglie. L’attacco, attribuito a Stati Uniti e Israele, ha provocato la morte di almeno 168 persone, tra cui la maggior parte bambine di età compresa tra i sette e i dodici anni, oltre a diverse insegnanti. Tuttavia, il bilancio delle vittime potrebbe essere più alto, dato che l’accesso alla zona è stato limitato e le comunicazioni sono state fortemente controllate.



Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha criticato duramente l’azione militare, condividendo su X (ex Twitter) una fotografia delle tombe scavate per le giovani vittime. Nel suo post ha scritto: “Ecco com’è l’intervento di soccorso promesso da Trump”. Mentre gli Stati Uniti hanno dichiarato di voler avviare indagini interne sull’accaduto, Israele ha negato di avere informazioni riguardo operazioni militari nella zona. Alcuni media internazionali, tra cui la CNN, hanno analizzato immagini e video provenienti dalla scena del bombardamento, suggerendo una possibile vicinanza tra la scuola colpita e un’installazione militare. Tuttavia, immagini satellitari aggiornate al 2016 dimostrano che la scuola e la base militare sono separate. In passato, l’edificio scolastico faceva parte dell’area della base, ma questa connessione non è più valida da diversi anni.

L’evento si colloca nel contesto di un’intensificazione delle tensioni tra Iran, Stati Uniti e Israele, sollevando importanti questioni legali relative al diritto internazionale. La Carta delle Nazioni Unite proibisce l’uso della forza contro uno Stato sovrano, salvo nei casi di legittima difesa o previa autorizzazione del Consiglio di Sicurezza. Per quanto riguarda il bombardamento della scuola in Minab, non esiste alcuna risoluzione del Consiglio che ne giustifichi l’azione militare. Inoltre, il concetto di “attacco preventivo”, spesso evocato nel dibattito politico, non soddisfa i criteri di legittima difesa previsti dal diritto internazionale. Quest’ultimo richiede una minaccia concreta, imminente e dimostrabile per giustificare l’uso della forza.

Dal punto di vista penale internazionale, lo Statuto della Corte penale internazionale considera il crimine di aggressione e i crimini di guerra come violazioni gravi. Tra questi rientrano gli attacchi intenzionali contro civili e infrastrutture civili come scuole e ospedali. Colpire un edificio destinato all’istruzione, se non trasformato in un obiettivo militare legittimo, può configurarsi come una responsabilità penale individuale. Il diritto internazionale umanitario, che si applica ai conflitti armati, stabilisce principi fondamentali per proteggere i civili: distinguere gli obiettivi militari da quelli civili, garantire proporzionalità tra vantaggi militari e danni collaterali e adottare precauzioni per ridurre al minimo le conseguenze sui non combattenti.

Le famiglie delle vittime continuano a piangere la perdita dei loro cari mentre la comunità internazionale si interroga sulle implicazioni legali e morali di questo attacco. Le immagini delle piccole bare ricoperte di fiori e caramelle rimangono un simbolo straziante della tragedia che ha colpito Minab.



Add comment