Rilessi quel messaggio almeno dieci volte. “Sei davvero patetico.” Nessuna minaccia. Nessun insulto pesante. Nessuna scenata. Ed era proprio questo a renderlo devastante. Sembrava scritto da qualcuno che aveva semplicemente smesso di rispettarmi. Posai il telefono sul materasso sottile e rimasi a fissare il soffitto della stanza mentre una lucertola si muoveva lentamente sopra la zanzariera. In quel momento mi sentii più lontano da casa di quanto mi fossi mai sentito in vita mia.
La verità è che il nostro matrimonio non era esploso in una notte. Si stava sgretolando da tempo e noi eravamo troppo impegnati a trasformare tutto in una gara per rendercene conto. Io e Claire eravamo bravissimi a prenderci in giro, provocare, competere. Pessimi a parlare seriamente di quello che non funzionava. Ogni litigio diventava sarcasmo. Ogni problema veniva coperto con ironia. E lentamente quella leggerezza che ci aveva uniti era diventata un muro.
Ricordo ancora quando la conobbi. Era seduta in un pub universitario con una birra scura in mano e stava distruggendo un ragazzo a Mario Kart. Quando finì la partita si girò verso di me e disse: “Tu sembri uno che perde male.” Io risposi: “Tu sembri una che gode troppo quando vince.” Lei rise così forte che sputò metà birra sul tavolo. Credo di essermi innamorato lì.
Per anni funzionammo davvero bene. Viaggi improvvisati, notti sul divano a insultarci durante i videogiochi, gare assurde su qualsiasi cosa. Una volta passammo un intero weekend chiusi in casa cercando di completare un gioco cooperativo senza leggere guide online. Mangiammo schifezze, dormimmo pochissimo e litigammo come bambini. Ma eravamo felici.
Poi arrivò la vita vera. Lavoro. Stress. Stanchezza. Io iniziai a viaggiare sempre di più. Lei lavorava fino a tardi quasi ogni sera. Ci vedevamo meno. E quando finalmente stavamo insieme sembrava quasi che sapessimo comunicare solo attraverso provocazioni e competizioni. Se uno era nervoso, l’altro doveva vincere qualcosa. Se uno si sentiva ignorato, trasformava tutto in sarcasmo.
Quando partii per lo Zambia le cose erano già fredde da mesi. Ma io continuavo a convincermi che fosse solo un periodo. In fondo eravamo sempre stati strani. Pensavo che saremmo tornati normali. Invece la distanza rese tutto peggiore. Ogni telefonata sembrava forzata. Ogni messaggio più breve del precedente. E quando arrivò quel testo di divorzio io esplosi.
Bere in quel villaggio era facilissimo. Pensare era la parte difficile. Così passavo le serate seduto fuori dalla stanza con altri uomini del posto a bere liquore locale in bicchieri di plastica mentre cercavo di convincermi che Claire fosse la cattiva della storia. In realtà ero solo devastato. Mi sentivo sostituito. Dimenticato. E la cosa ridicola è che vedere i suoi progressi su Angry Birds mi fece più male di qualsiasi altra cosa.
Perché significava che stava continuando la sua vita senza di me.
Così cancellai il suo profilo.
Ancora oggi faccio fatica a credere di averlo fatto davvero. Due adulti nel mezzo di un divorzio internazionale e la mia grande vendetta fu eliminare dei progressi in un gioco sul telefono. Ma quella notte sembrava importante. Sembrava personale. Era una delle ultime cose “nostre” e io volevo distruggere qualcosa anch’io.
Quando tornai in Europa mesi dopo, la casa sembrava già diversa. Meno oggetti. Meno rumore. Meno vita. Claire aveva lasciato alcune cose ma l’energia dell’appartamento era sparita completamente. Trovai ancora la lavagna in cucina con vecchi punteggi scritti in rosso. Restai a guardarla per quasi cinque minuti senza muovermi.
Una sera ci trovammo seduti al tavolo della cucina a firmare documenti. Nessuna lite. Nessuna scena drammatica. Solo stanchezza. A un certo punto Claire iniziò improvvisamente a ridere. Io la guardai confuso.
“Cosa c’è?”
Lei scosse la testa. “Non riesco ancora a credere che tu abbia cancellato il mio profilo Angry Birds.”
Abbassai gli occhi. “Sì. È stato stupido.”
Lei rimase in silenzio qualche secondo. “Sai la cosa peggiore?”
“Cosa?”
“Che ero veramente furiosa.”
Per la prima volta dopo mesi ridemmo insieme davvero. Non in modo romantico. Non come prima. Ma umano. Ed era quasi peggio, perché mi ricordò quanto fossimo stati bene insieme una volta.
Il divorzio andò avanti senza guerre enormi. Lei iniziò a frequentare qualcun altro circa un anno dopo. Io smisi di bere. Quella fu probabilmente l’unica vera vittoria che ottenni da tutta la situazione. Per molto tempo pensai che Claire mi odiasse completamente. Poi un giorno, durante una telefonata veloce per sistemare alcune pratiche rimaste aperte, mi disse una cosa che non mi aspettavo.
“Tu eri la mia persona preferita con cui giocare.”
Rimasi zitto qualche secondo.
Poi risposi: “Anche tu.”
La chiamata durò meno di cinque minuti, ma ci pensai per settimane. Perché a volte le relazioni non finiscono con tradimenti enormi o urla devastanti. A volte finiscono lentamente, mentre due persone continuano a farsi concorrenza invece di proteggersi davvero.
Io e Claire eravamo bravissimi a competere.
Pessimi ad amarci nel modo giusto.
E ogni tanto, ancora oggi, quando scarico un gioco nuovo sul telefono e vedo una classifica online, penso automaticamente a lei.
Poi sorrido da solo.
E stavolta lascio perdere.



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