«È solo un mucchio di tronchi vecchi!» ha strillato Nora con la bava che le colava agli angoli della bocca, rialzandosi a fatica con le mani piene di sassi e polvere. «Cosa te ne frega di questo posto maledetto? Io sono viva! Vuoi lasciar morire tua madre per quattro assi di legno marcio?»
«Questo non è un mucchio di tronchi, mamma,» le ho risposto indicando la veranda di noce con la punta delle dita. «Questo è il posto dove nonno mi ha insegnato a pescare quando tu eri rinchiusa nelle sale scommesse. Questo è il rifugio dove nonna mi abbracciava dicendomi che non era colpa mia se a casa mancava la corrente. Questa casa appartiene a chi l’ha amata davvero, non a chi voleva solo bruciarla sul panno verde di un tavolo da gioco.»
In quell’istante una berlina nera con i vetri oscurati ha imboccato lentamente il sentiero sterrato tra gli alberi, fermandosi a trenta metri dal cancello con il motore acceso. Dalla portiera del conducente è sceso un uomo tarchiato con una giacca di pelle scura, che ha guardato Nora indicando il quadrante dell’orologio da polso prima di risalire a bordo in attesa silenziosa.
Nora è sbiancata fino a diventare cinerea, comprendendo che il creditore la stava già pedinando da Duluth per accertarsi che la trattativa immobiliare andasse a buon fine. Si è voltata verso di me con gli occhi dilatati dal panico assoluto: «Owen… ti supplico, firma quella delega! Non lasciarmi in pasto a loro!»
Ho infilato la mano nella tasca dei pantaloni, estraendo il mio telefono e digitando il numero dell’ufficio dello sceriffo della contea di Sawyer: «C’è una sola via d’uscita per te, mamma. Salirai sulla mia auto adesso, andremo alla stazione di polizia e denuncerai formalmente la rete di gioco clandestino e usura di Green Bay. Poi ti registrerai al programma riabilitativo residenziale per ludopatici dello Stato del Wisconsin. Se accetti, pagherò io la retta della clinica con il mio lavoro. Se rifiuti, chiamerò la pattuglia adesso per farti allontanare da questa proprietà per sempre.»
Mia madre mi ha guardato come se fossi il suo peggior nemico, stringendo i pugni con una rabbia velenosa che ha soffocato ogni residuo di affetto materno: «Preferisco farmi ammazzare piuttosto che farmi rinchiudere in un manicomio da te! Ti maledico, Owen! Ti maledico per il resto dei tuoi giorni!»
Si è voltata di scatto, correndo verso la berlina nera degli emissari del casinò e salendo sul sedile posteriore prima che l’auto partisse sgommando sulla ghiaia bagnata verso la statale. Sono rimasto solo sulla veranda mentre il sole tramontava dietro le cime dei pini, tingendo le acque scure del lago di riflessi porpora e rame.
Nelle quarantotto ore successive ho completato tutte le misure di sicurezza per proteggere la proprietà: ho installato un sistema di videosorveglianza satellitare collegato direttamente con il commissariato di Hayward, ho sostituito ogni singola serratura con cilindri blindati ad alta resistenza e ho depositato presso la cancelleria del tribunale distrettuale un’ordinanza restrittiva formale che vieta a Nora Vance di avvicinarsi a meno di cinquecento metri dal terreno e dalla mia abitazione civile.
Tre mesi dopo la polizia di Stato ha fatto irruzione in una sala scommesse clandestina alla periferia di Eau Claire, arrestando undici persone per usura aggravata, estorsione e riciclaggio di capitali illeciti. Tra i debitori registrati nei libri mastri sequestrati c’era anche il nome di mia madre: la procura le ha offerto un programma di messa alla prova vincolato a un ricovero coatto di due anni presso una struttura medica statale di riabilitazione comportamentale a Madison, sottraendola definitivamente alle grinfie degli strozzini ma privandola di ogni accesso a conti bancari e carte di pagamento.



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