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Omicidio Charlie Kirk, clamorosa svolta: il giovane incriminato non avrebbe sparato il colpo fatale



Un nuovo documento depositato in tribunale suggerisce che il proiettile responsabile del decesso di Charlie Kirk potrebbe non essere compatibile con l’arma da fuoco utilizzata dal presunto autore, Tyler Robinson.  Questa informazione, riportata dal Daily Mail, si inserisce nel contesto dell’accusa di omicidio aggravato, con conseguente rischio di pena capitale, formulata nei confronti di Robinson, ventiduenne, per l’uccisione dell’attivista di destra avvenuta presso la Utah Valley University il 10 settembre.



La difesa di Robinson sostiene che l’Ufficio statunitense per l’alcol, il tabacco, le armi da fuoco e gli esplosivi (ATF) non sia stato in grado di stabilire una correlazione tra il proiettile recuperato durante l’autopsia e l’arma da fuoco presumibilmente in possesso del signor Robinson.  Tale affermazione potrebbe costituire un elemento chiave per la difesa, che ha presentato una mozione, come riportato da Fox News, per il rinvio dell’udienza preliminare di almeno sei mesi, al fine di consentire la presentazione della testimonianza dell’analista balistico dell’ATF come prova a discarico.

Gli avvocati di Tyler Robinson hanno richiesto il rinvio dell’udienza preliminare, inizialmente fissata per maggio, per l’esame di nuove prove, tra cui un’analisi balistica federale che non stabilisce una connessione inequivocabile tra un frammento di proiettile e l’arma rinvenuta sulla scena del crimine.  L’accusa, tuttavia, sostiene di disporre di elementi probatori solidi, tra cui tracce di DNA riconducibili all’imputato sia sull’arma da fuoco che sui bossoli. La difesa ha contestato la solidità di tali prove, evidenziando la presenza di più profili genetici sui reperti.  Robinson, ventiduenne, è accusato di omicidio aggravato per la sparatoria del 10 settembre presso l’Università dello Utah. I procuratori intendono richiedere la pena di morte.

Una pista investigativa di natura internazionale è stata riportata da InsideOver.

Come riportato lo scorso ottobre da InsideOver, il Direttore dell’FBI, Kash Patel, ha interrotto le indagini condotte da Joe Kent, all’epoca Direttore del National Counterterrorism Center e stretto collaboratore di Tulsi Gabbard, le quali vertevano su un possibile coinvolgimento straniero nell’omicidio dell’influencer conservatore Charlie Kirk.

Secondo quanto riportato dal New York Times, il Direttore Patel riteneva che le attività di Kent stessero interferendo con l’indagine ufficiale dell’FBI, nonostante quest’ultimo avesse esaminato i dossier alla ricerca di prove di un supporto estero al presunto autore dell’omicidio, Tyler Robinson.  Al contrario, i colleghi di Kent sostengono che quest’ultimo stesse semplicemente adempiendo ai propri doveri istituzionali, seguendo le piste investigative e garantendo che nessun gruppo straniero o nazionale fosse collegato alla morte di Kirk.

Sebbene il New York Times non menzioni esplicitamente la presunta potenza straniera coinvolta nell’omicidio di Charlie Kirk, è ragionevole ipotizzare che si tratti di Israele. Come precedentemente riportato da InsideOver, un’esclusiva di The Grayzone ha rivelato un retroscena preoccupante: il rapporto conflittuale tra Kirk e il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che avrebbe alimentato tensioni e timori nell’influencer conservatore prima della sua scomparsa. Secondo una fonte anonima vicina a Kirk, che ha rilasciato dichiarazioni a The Grayzone, il rifiuto di Kirk di accettare una proposta di Netanyahu per un consistente finanziamento a TPUSA avrebbe scatenato una reazione veemente da parte degli alleati del Primo Ministro israeliano.

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