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Lite per trecento euro e lavori edili mal eseguiti: pensionato ucciso e nascosto in un pozzo nel Leccese

La confessione del trentatreenne Emmanuel Greco dopo il ritrovamento del corpo di Antimo Mazzotta a Torre Rinalda



La confessione del trentatreenne Emmanuel Greco dopo il ritrovamento del corpo di Antimo Mazzotta a Torre Rinalda



Una lite nata per contestare la qualità di alcuni interventi edili e la richiesta di restituzione di una piccola somma di denaro si è trasformata in un dramma consumato nelle campagne salentine. Il pensionato di settantotto anni Antimo Mazzotta è stato ucciso nel corso di un incontro chiarificatore con il prestatore d’opera, il quale ha poi ammesso le proprie responsabilità davanti agli investigatori dell’arma dei carabinieri. La scoperta del cadavere ha sconvolto profondamente la quiete della comunità locale, spingendo le forze dell’ordine a mobilitarsi immediatamente per ricostruire ogni singolo frammento della giornata e dare un nome al responsabile del gesto brutale.

Il corpo senza vita dell’anziano è stato rinvenuto domenica scorsa all’interno di un pozzo artesiano situato nel giardino della sua proprietà a Torre Rinalda, località marina della provincia di Lecce. La scoperta è avvenuta dopo che i residenti della zona e i familiari avevano perso i contatti con l’uomo, facendo scattare le verifiche necessarie da parte delle autorità competenti. Gli elementi raccolti sul luogo del ritrovamento hanno subito indirizzato gli inquirenti verso una pista violenta, escludendo fin da subito qualsiasi scenario legato a un malore o a una tragica fatalità domestica.

I dettagli dell’indagine e il ruolo dei testimoni

Sulla botola che sigillava la cavità sotterranea era stato applicato un robusto lucchetto, un dettaglio che ha immediatamente confermato l’intento doloso e ha spinto i militari a cercare tracce organiche e segni evidenti di trascinamento sul terreno circostante. Decisiva per indirizzare i sospetti sul responsabile è stata la preziosa testimonianza di un vicino di casa della vittima, il quale ha riferito agli inquirenti di aver udito una discussione molto accesa attorno all’ora di pranzo. Le parole forti si sono spinte oltre il normale confronto, culminando in toni minacciosi prima di spegnersi improvvisamente e lasciare spazio a un silenzio anomalo nella zona.

La conoscenza pregressa tra la vittima e il trentatreenne Emmanuel Greco ha permesso agli investigatori di stringere rapidamente il cerchio attorno all’indagato, poi sottoposto a fermo su disposizione della procura della repubblica. Durante gli interrogatori condotti con gli inquirenti, il giovane ha ammesso le proprie colpe e ha indicato il luogo esatto in cui aveva nascosto l’arma del delitto. Si tratta di una pistola calibro nove modificata, rinvenuta all’interno di un rudere situato nel comune di Surbo insieme a un cospicuo quantitativo di munizioni dello stesso calibro.

Secondo quanto emerso dai primi accertamenti medico-legali e dalle dichiarazioni rese dall’arrestato, l’omicidio si è consumato con un singolo colpo esploso al volto dell’anziano, al termine di un confronto verbale degenerato rapidamente in violenza cieca. Al centro del contendere vi erano trecento euro che il settantottenne pretendeva indietro a causa di lavori giudicati non conformi e insoddisfacenti. Nelle prossime ore verrà eseguita l’autopsia disposta dall’autorità giudiziaria per chiarire ogni dettaglio medico-legale sulla dinamica dei fatti, mentre proseguono gli accertamenti tecnici dei carabinieri per verificare ogni aspetto legato alla detenzione e alla modifica dell’arma impiegata.



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