Le polemiche riguardanti l’interpretazione dell’Inno di Mameli da parte di Laura Pausini alle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 continuano a far discutere. Dopo le critiche ricevute sui social media, la cantante ha deciso di rompere il silenzio durante una visita al Quirinale, dove è stata ricevuta dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella insieme ai protagonisti del Festival di Sanremo 2026. Questo incontro istituzionale ha offerto a Pausini l’opportunità di chiarire la sua posizione su questioni di politica, libertà di espressione e le polemiche mediatiche che l’hanno coinvolta.
Intervistata da Enrico Lucci, Pausini ha affrontato la questione della presunta inclinazione politica degli artisti, rispondendo a una domanda che accompagna da tempo molti cantanti: “I cantanti sono tutti di sinistra?”. La sua risposta è stata chiara e diretta: “Non mi chiedete cose di politica perché in una nazione pensano che io sia fascista, in un’altra che sia comunista, in un’altra ancora che sia non so cosa”. La cantante ha affermato di non identificarsi con nessuna etichetta politica, dichiarando: “Non sono dichiarata politicamente perché non sono in grado di gestire, né emotivamente né culturalmente, quello che significa seguire un partito”.
Con questa posizione, Pausini rivendica una neutralità consapevole e difende la libertà individuale, sottolineando: “Per fortuna siamo un Paese democratico e ognuno può pensare quello che vuole”. Tuttavia, il fulcro del dibattito rimane la sua interpretazione dell’Inno nazionale durante la cerimonia olimpica. Alcuni utenti sui social hanno criticato le sue variazioni vocali, giudicandole inappropriate, mentre altri, come Vasco Rossi, hanno difeso la sua scelta artistica. Rossi ha affermato sui social: “Laura Pausini ha cantato l’Inno in modo impeccabile. Le variazioni vocali sono consentite dal suo talento. Aveva il diritto e il dovere di farle”, un intervento che ha ulteriormente acceso il dibattito.
Pausini, tuttavia, ha minimizzato le critiche, affermando: “Mi interessano le persone alle quali credo, che sono Vasco Rossi e Celine Dion”. Questa affermazione riassume la sua filosofia: ascoltare chi stima e ignorare il rumore di fondo. Durante la sua visita al Quirinale, ha colto l’occasione per ringraziare il Presidente Mattarella per aver riconosciuto il valore della musica pop italiana come parte integrante della cultura nazionale. “Volevo ringraziarla a nome di tutti noi cantanti. Non sempre veniamo riconosciuti come tali. Noi facciamo musica, non facciamo guerra”, ha dichiarato.
Mattarella ha ribadito che anche la musica leggera rappresenta un contributo fondamentale al patrimonio culturale del Paese, sottolineando come arte e intrattenimento non siano semplici diversivi, ma strumenti di identità collettiva. L’episodio dimostra quanto sia sottile il confine tra espressione artistica e dibattito politico. Ogni gesto, ogni interpretazione e ogni parola vengono filtrati attraverso la lente dei social, creando un ambiente di polarizzazione.
Pausini ha scelto di non entrare nel terreno dello scontro ideologico, mantenendo una linea chiara: restare artista e non diventare un testimonial politico. In un contesto sempre più polarizzato, ha rivendicato la centralità della musica come linguaggio universale, lasciando che fossero le note – e non le etichette – a parlare per lei. La cantante ha dimostrato di voler mantenere la sua integrità artistica, evitando di lasciarsi trascinare in polemiche che potrebbero distogliere l’attenzione dalla sua musica e dal suo messaggio.



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