Interrogazione parlamentare e molteplici esposti formali contro il conduttore di Rai 2 dopo le domande sulla vita privata rivolte ad Alberto Ravagnani.
Il mondo politico e quello televisivo reagiscono alla controversa trasmissione andata in onda nel pomeriggio sul canale Rai 2 dentro la trasmissione BellaMa’. Durante la conduzione di Pierluigi Diaco, il dialogo con l’ospite Alberto Ravagnani ha insistito pesantemente sulla sfera intima e sessuale, esercitando una notevole forzatura per indurre una confessione aperta. I filmati della sequenza si sono diffusi velocemente in rete, sollevando una vasta ondata di sdegno e biasimo da parte degli spettatori e dei navigatori internet, che hanno definito inammissibile l’approccio inquisitorio mostrato dal conduttore in trasmissione.

Le istituzioni hanno risposto tempestivamente all’accaduto. La deputata Ouidad Bakkali ha depositato un quesito parlamentare rivolto direttamente ai ministri di competenza, etichettando l’episodio come una vera aggressione mediatica. A giudizio della parlamentare, la gogna vissuta in diretta costituisce un palese superamento dei limiti stabiliti dal contratto di servizio e dalle norme etiche dell’azienda. Sul versante associativo, intanto, la Commissione Pari Opportunità del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e l’Associazione Giulia Giornaliste hanno reso noto di aver inoltrato una segnalazione formale al Consiglio di Disciplina per censurare la condotta professionale manifestata durante la messa in onda.


Le richieste di sanzioni nei confronti del conduttore e della rete televisiva coinvolgono anche altri importanti organismi di tutela. Il Codacons e l’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi hanno depositato esposti ufficiali presso l’Agcom, il Garante per la Privacy, la Commissione parlamentare di vigilanza Rai e i vertici del Consiglio di Amministrazione dell’azienda di viale Mazzini. Le organizzazioni firmatarie invocano provvedimenti severi, tra cui la sospensione temporanea del programma televisivo, le dimissioni o la revoca dell’incarico per il giornalista e verifiche approfondite sulle responsabilità editoriali della rete.
Al momento, le iniziative intraprese sul piano politico e legale non equivalgono all’accertamento formale di una responsabilità o alla violazione conclamata di norme giuridiche e deontologiche. Le associazioni richiamano tuttavia i principi sanciti dai codici di autoregolamentazione della categoria e dalla normativa sulla Privacy, ribadendo che la disponibilità di un ospite a prendere parte a una trasmissione non giustifica in alcun modo un’intrusione invasiva nella vita privata. Resta da capire quale sarà la posizione ufficiale dei vertici della televisione pubblica di fronte alle numerose richieste di intervento e sanzione giunte nelle ultime ore.



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