Matteo Renzi, leader di Italia Viva ed ex Presidente del Consiglio, osserva con interesse la crisi venezuelana e accoglie con favore la fine del regime di Nicolás Maduro. Lo descrive come un dittatore sanguinario responsabile dell’uccisione degli oppositori, dell’affamamento della popolazione e della devastazione dell’economia di un Paese ricco e bello come il Venezuela. Ricorda, inoltre, che il Venezuela possiede più riserve petrolifere dell’Arabia Saudita, mentre i suoi cittadini vivono in condizioni di estrema povertà.
In merito alle future azioni del governo italiano, Renzi esprime scetticismo: «Non mi aspetto un intervento significativo. È in generale l’Europa a non svolgere un ruolo di rilievo, non solo l’Italia. Bruxelles è spesso caratterizzata da una burocrazia eccessiva e da un’ideologia rigida».
Renzi ritiene che l’Italia avrebbe potuto instaurare una relazione privilegiata con Washington sul Venezuela, sfruttando la forza della comunità italiana a Caracas. Critica, tuttavia, l’operato dell’attuale Ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, giudicandolo inadeguato al compito, e definisce la politica estera del governo Meloni come superficiale, limitata a mere apparizioni fotografiche.
Infine, Renzi sottolinea il potenziale ruolo dell’Europa in questo scenario. Egli ritiene che l’Unione Europea dovrebbe proporsi come attore attivo, impegnandosi nella mediazione in vista delle elezioni e contrastando eventuali interessi americani. Secondo Renzi, l’Europa potrebbe giocare un ruolo di protagonista in Venezuela, ma critica duramente le recenti dichiarazioni della Commissione Europea su Caracas, definendole banali e inefficaci.
Quale posizione si dovrebbe adottare in merito alla legittimità del governo attualmente in carica a Caracas e alla possibilità di indizione di nuove elezioni?
«L’obiettivo primario deve essere la garanzia di elezioni libere e trasparenti. Le elezioni presiedute da Maduro non possono essere considerate tali, in quanto caratterizzate da evidenti irregolarità e brogli».
L’azione di Trump, che ha disconosciuto il Premio Nobel assegnato a Machado e ha minacciato Cuba e Colombia, quali implicazioni comporta?
«Trump è noto per la sua tendenza a rilanciare e a modificare frequentemente le proprie posizioni. Il reale disegno strategico degli Stati Uniti nei confronti del Venezuela diventerà più chiaro nelle prossime settimane. Attualmente, la situazione è ancora in fase di definizione. Con Trump, tuttavia, è sempre difficile prevedere con certezza i tempi e le modalità di azione».
Le accuse di narcotraffico formulate da Washington nei confronti di Maduro costituiscono un pretesto per giustificare l’azione americana?
«Sebbene le accuse non siano prive di fondamento, è evidente che gli Stati Uniti utilizzino la questione del narcotraffico come uno dei pretesti per la propria azione. Sarebbe ingenuo presumere che la questione energetica, in particolare il petrolio, e la questione geopolitica, in particolare le alleanze, non abbiano influenzato le decisioni americane».
L’azione americana nei confronti del Venezuela dovrebbe essere condannata con la stessa fermezza con cui è stata condannata l’invasione russa dell’Ucraina?
«Si tratta di due situazioni distinte. È legittimo discutere le modalità d’azione adottate da Trump. Tuttavia, è importante ricordare il precedente del caso Noriega, durante la presidenza di Bush padre nel 1990. L’azione di Trump sta minando il multilateralismo. Ciononostante, secondo il diritto internazionale, è difficile affermare con certezza che la leadership di Maduro fosse giuridicamente solida, in quanto le elezioni sono state contestate e molti Paesi non hanno riconosciuto il risultato. Nel caso dell’invasione russa in Ucraina, invece, si è verificata una chiara violazione delle norme internazionali di convivenza tra Stati, con una guerra di aggressione in corso da quattro anni».
Quali sono i potenziali rischi legati all’apertura di un nuovo fronte di crisi in Sud America?
«Ritengo improbabile l’apertura di un fronte in Sud America. Auspico che il Venezuela ritrovi la sua condizione di Paese prospero e affascinante, che le è propria e che le spetta. […] Il mio desiderio odierno è che la libertà ritorni anche a Teheran, dove i giovani iraniani combattono non contro il caro vita, come alcuni sostengono, bensì contro il regime teocratico degli ayatollah. […]».
L’epoca del diritto internazionale e del multilateralismo si sta concludendo?
«Purtroppo, sì. Ammesso che tale epoca sia mai esistita. […] Al contrario, oggi sembra prevalere la legge del più forte. […] La guerra è tornata ad essere un’opzione. […]».
L’attacco al Venezuela rafforza le pretese di Pechino su Taiwan«Conosciamo la mentalità cinese. […] Essi pianificano a lungo termine. Hanno già deciso di acquisire Taiwan; il dilemma risiede nel metodo e nel tempismo. Tuttavia, si tratta di un processo che potrebbe protrarsi per un periodo considerevole. Non credo che Pechino consideri Caracas come un precedente, ma è innegabile che la dissoluzione del diritto internazionale indebolirà le argomentazioni di coloro che intendano ostacolare l’operazione cinese […]».



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